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La pratica Unesco,
Fioravanti e la lettera mai inviata
Frenquellucci (Pd) attacca:
«Chieda scusa alla città»

ASCOLI - La richiesta del riconoscimento di Piazza del Popolo patrimonio dell’umanità che il primo cittadino annunciò pubblicamente, il 24 luglio, di aver recapitato alla commissione italiana rischia di trasformarsi in un vero e proprio boomerang politico

Frenquellucci e Fioravanti durante un incontro in campagna elettorale

Per il sindaco Fioravanti la pratica per il riconoscimento di Piazza del Popolo patrimonio Unesco rischia di trasformarsi in un vero e proprio boomerang politico. Dopo aver annunciato, infatti, il 24 luglio scorso, nel corso di una conferenza stampa, di aver “avanzato la richiesta del riconoscimento di Piazza del Popolo come patrimonio dell’umanità Unesco” e dopo essere stato smentito ufficialmente, il 2 ottobre scorso, su Cronache Picene, dal capogruppo Pd, Francesco Ameli, che «attraverso un accesso agli atti da noi effettuato è emerso che quella lettera per sollecitare il riconoscimento di Ascoli alla commissione italiana per l’Unesco non è mai stata inviata», ieri il primo cittadino ha scelto le pagine locali di un quotidiano anconetano per difendersi: «Le domande per entrare in lista si dovevano fare entro il 31 agosto e non abbiamo fatto in tempo per il 2019, faremo un altro tentativo per il 2020». La domanda a questo punto sorge spontanea: ma allora quell’annuncio ufficiale fatto a luglio dallo stesso Fioravanti di aver avanzato la richiesta per la pratica Unesco cos’era?

Piazza del Popolo

Attacca Pietro Frenquellucci, consigliere Pd e vice presidente del Consiglio comunale: «La vicenda della lettera annunciata ma né scritta né inviata per la candidatura di Ascoli a patrimonio dell’Unesco va ben al di là delle facili battute e ironie (il sindaco, le pentole e i coperchi che mancano). Testimonia invece – scrive Frenquellucci in una nota – un modo di concepire l’amministrazione pubblica che oscilla dalla inconsapevole faciloneria al ben più grave tentativo di illudere i cittadini su quanto si sta facendo e invece non si è fatto. O peggio ancora sulla convinzione che gli ascolani siano disposti a bersi qualunque sciocchezza venga loro propinata. Lasciamo ai cittadini la scelta. Dal nostro punto di vista registriamo un comportamento assolutamente inaccettabile da parte del primo cittadino a cui è seguito, invece che le scontate e dovute scuse per aver cercato di ingannare la città, un goffo tentativo di giustificarsi giungendo al punto di scaricare la responsabilità dell’accaduto sulla crisi di governo avvenuta ben dopo l’annunciata lettera (inesistente) sulla vicenda Unesco da parte del primo cittadino. La stampa locale, infatti – continua Frenquellucci – riportò con soddisfazione la notizia della ripresa del lungo cammino verso il riconoscimento internazionale di Ascoli tra il 24 e il 25 luglio scorso dopo che il sindaco aveva annunciato l’invio della lettera in una conferenza stampa. Nessun equivoco, dunque, né di tempi né di strategie. E mentre il sindaco scriveva la lettera fantasma, contemporaneamente si accorgeva – ma fino ad allora dov’era stato Fioravanti? Non aveva ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio comunale e di autorevole esponente della maggioranza al governo di palazzo Arengo? – che il percorso per arrivare a fare di Ascoli un patrimonio dell’Unesco era lungo, complesso e molto difficile. E allora – puntualizza Frenquellucci – invece di dire chiaramente come stavano le cose, e magari ammettere che aveva detto una cosa risultata all’atto pratico non vera, ha preferito tacere illudendo la città che il cammino concreto per il tanto atteso riconoscimento era stato riavviato proprio grazie alla lettera di cui si era pubblicamente vantato. Ora – chiosa Frenquellucci – annuncia Fioravanti, verrà attivata una commissione che studierà il da farsi e così via, come ormai accade da anni, ma anche stavolta perde l’occasione di scusarsi con la città non tanto perché sia stato compromesso il percorso per il riconoscimento di Ascoli patrimonio dell’Unesco, assolutamente no, ma per la macchia che ha procurato alla credibilità delle istituzioni cittadine».

ad.ce.


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