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Caso Unesco,
spunta un clamoroso retroscena
A svelarlo è Ballatori del M5S:
«Vi racconto tutto
quello che è successo»

ASCOLI - Intanto l’opposizione Pd continua ad attaccare duramente il sindaco Fioravanti: «Dopo che abbiamo appurato che la lettera da lui annunciata non è stata mai inviata, ci mostri questa mail che dice adesso di aver inviato»

Il sindaco Marco Fioravanti (Foto Andrea Vagnoni)

di Adriano Cespi

Sulla pratica Unesco e la lettera mai inviata continua la polemica intorno al sindaco Marco Fioravanti. A rinfocolarla è il Pd. Per voce del vice presidente del Consiglio comunale, Pietro Frenquellucci. «Visto che il sindaco sostiene di aver inviato una mail – commenta il consigliere Dem – ci spieghi quando è stata inviata, se si tratta di una mail certificata, e quindi di un atto ufficiale, oppure di una mail inviata in amicizia, ci dica ancora chi era il destinatario ed il mittente.

Pietro Frenquellucci (Foto Vagnoni)

Ma soprattutto la mostri alla città perché dopo aver annunciato, il 24 agosto in conferenza stampa, di aver “avanzato la richiesta del riconoscimento di Piazza del Popolo come patrimonio dell’umanità Unesco”, è bene che gli ascolani vedano tutti gli atti ufficiali prodotti: la famosa lettera, infatti, abbiamo appurato, con tanto di ammissione del segretario comunale, che non è stata mai inviata; vediamo ora questa mail. Perché per noi, una volta ristabilita la verità, il problema si può ritenere definitivamente chiuso». Frenquellucci, quindi, torna al Consiglio di ieri per lanciare una stoccata al primo cittadino. «Da come si è approcciato finora al ruolo – puntualizza il vice presidente del Consiglio – mi sembra di percepire che Fioravanti non abbia ancora capito di essere il sindaco di una città capoluogo, di ricoprire, insomma, un incarico istituzionale. Per lui è campagna elettorale continua, lo fa in Consiglio quando approfitta dello spazio dedicato alle comunicazioni per fare propaganda, lo ha fatto in questa vicenda Unesco che ha davvero del surreale».

Feliziano Ballatori con l’ex ministro Alberto Bonisoli e la parlamentare Rachele Silvestri

SPUNTA UN RETROSCENA CHE FA CHIAREZZA SULL’ACCADUTO, A SVELARLO E’ BALLATORI DEL M5S

Ma tra attacchi e critiche politiche targate Pd, ultimo il commento al vetriolo di Francesco Ameli: «Quell’annuncio fatto a luglio, cos’era? Mi preoccupa che il mio amico sindaco non rispetti i cittadini illudendoli su cose non fatte. A meno che non ci sia incapacità amministrativa. Non so quale delle due cose sia peggio», spunta un clamoroso retroscena che fa chiarezza su quanto accaduto. Ed a svelarlo è l’esponente del M5S, Feliziano Ballatori. «Vi dico cosa è successo – racconta il pentastellato – perché se il sindaco, forse colto da ansia da prestazione, ha peccato d’ingenuità e forse di inesperienza annunciando in quella conferenza stampa di aver richiesto il riconoscimento di Piazza del Popolo e anche della nostra oliva come patrimonio dell’umanità Unesco, è altrettanto vero che un po’ responsabile mi sento anch’io. E vi spiego perché».

Ballatori (a destra) con il premier Conte

Una dichiarazione nel contempo inattesa e sorprendente quella di Ballatori, cioè di un attivista dell’opposizione pentastellata che, in un certo senso, va ad ammorbidire la posizione di Fioravanti. Sottolinea Ballatori: «Tutto nacque in campagna elettorale – continua il pentastellato – ricordo che eravamo al governo del Paese con la Lega, quando il nostro ministro alla Cultura, Alberto Bonisoli, venne ad Ascoli, in visita privata, a supportare la candidatura a sindaco di Tamburri. Partì lì l’idea del chiedere all’Unesco il riconoscimento di Piazza del Popolo come patrimonio dell’umanità. Ebbene – racconta Ballatori – ad elezione conclusa quel progetto proseguì in collaborazione con la nuova Amministrazione Fioravanti, a dimostrazione che noi del M5S quando c’è un’idea da portare avanti per il bene della città non ci tiriamo indietro. Ci incontrammo, così, col sindaco, sentimmo il parere del ministero, nella persona del consulente di Bonisoli, che ci suggerì, in una sorta di apertura dell’iter da seguire, di far pervenire al Ministero l’interessamento del Comune: da qui il motivo della mail inviata da Palazzo Arengo, non certo della lettera ufficiale che prevede, invece, un iter diverso, decisamente più lungo, articolato e costoso».

Ballatori, ripercorre, quindi, tutte le tappe che portarono prima allo “scivolone” politico di Fioravanti e poi alla marcia indietro. «Avviato il contatto col Ministero – continua l’esponente 5 Stelle – e annunciato in conferenza dal sindaco il tutto, ma questa fu, naturalmente, una sua scelta personale, mi recai a Roma per partecipare all’atto della firma del contratto del generale Giuseppe Vadalà a commissario per la bonifica dell’area Carbon e in quel caso parlai di nuovo con Bonisoli per perorare la causa Ascoli-Unesco. Il ministro, però, mi disse che i tempi erano corti, tutta la documentazione sarebbe dovuta essere pronta, infatti, entro settembre, e che una procedura simile necessitava di un percorso complicato. Con Fioravanti allora dicemmo: proviamoci ugualmente, al limite ritentiamo nel 2020.

Piazza del Popolo

Nel frattempo, però, – puntualizza Ballatori – coi nostri parlamentari cercammo di capire come fare per stringere i tempi. E da alcuni esponenti dell’Unesco, a Roma, ci fu prima detto che con 54 siti già riconosciuti in Italia difficilmente Piazza del Popolo l’avrebbe spuntata e poi consigliato di provare con la richiesta di riconoscimento per beni immateriali, ovvero di un prodotto del posto come, magari, potevano essere le olive: il prosecco e il parmigiano reggiano, ad esempio, lo hanno già ottenuto questo riconoscimento. Poi, però, tutto cambiò perché, improvvisamente e senza un motivo, ma questa è ormai storia vecchia, Salvini fece cadere il Governo. E ritengo che il sindaco fu anche spiazzato da ciò. Se, infatti, diede per certa una pratica che, invece, era solo avviata, forse è perché non avrebbe mai immaginato che il governo potesse cadere da lì a poco: eravamo, infatti, a metà luglio, a metà agosto ci fu la mozione di sfiducia della Lega».

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