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Scuola media di Monticelli,
messa in sicurezza al palo
La dirigente Cinzia Pettinelli:
«Cosa si aspetta a far partire
i lavori di adeguamento?»

ASCOLI - La professoressa lancia un appello all’Amministrazione comunale affinché provveda al più presto a bandire la gara d’appalto per l’affidamento dell’intervento di ristrutturazione antisismica del plesso. Il Comune, infatti, rischia di perdere i 5 milioni di euro di finanziamento se i lavori non finiranno entro la fine del 2022. Il problema della convivenza forzata con Scienze Infermieristiche: «Un altro problema che dovrà essere risolto, ma il quartiere non può perdere la sua scuola»

La scuola media di Monticelli ancora chiusa dopo il sisma dell’ottobre 2016

di Adriano Cespi

«Monticelli non può e non vuole perdere la sua scuola. Il quartiere ha un profilo identitario forte e sente ancora viva questa ferita. Spero, quindi, che l’Amministrazione comunale faccia partire il prima possibile i lavori di adeguamento. Non c’è più tempo da perdere». E’ un vero e proprio appello quello che Cinzia Pettinelli, dirigente scolastico della Media “Don Giussani”, rivolge al sindaco Marco Fioravanti. Una sollecitazione a restituire alla comunità il suo istituto scolastico. «I soldi ci sono – sottolinea la Pettinelli – il progettista anche, visto che il bando di gara è stato vinto da un ingegnere napoletano, non capisco cosa si stia ancora aspettando per indire la gara d’appalto per l’affidamento dei lavori. Ribadisco, il tempo stringe e il quartiere non può fare a meno del suo istituto scolastico».

La dirigente scolastica, Cinzia Pettinelli

IL RISCHIO PER IL COMUNE DI PERDERE 5 MILIONI DI FINANZIAMENTO

L’urgenza a cui fa riferimento la preside è quella relativa al finanziamento per le zone colpite dal sisma, 5 milioni di euro, già a disposizione del Comune, che Palazzo Arengo, però, andrebbe a perdere qualora i lavori di messa in sicurezza non dovessero terminare entro la fine del 2022. Tre anni appena, dunque. «La situazione del plesso – spiega la Pettinelli – non è delle più tranquille. Aperta nel 2000, la scuola venne fatta chiudere d’urgenza, subito dopo il terremoto dell’ottobre 2016, dalla Protezione civile perché pericolosa. Ricordo bene, infatti, nonostante il mio incarico lì fosse iniziato da pochi mesi, che, seppur solida e ben messa come struttura portante, la scuola presentava grossi problemi interni: le pareti e i divisori, ad esempio, non erano stabili, si muovevano». La media di Monticelli, peraltro, è l’unica scuola di Ascoli inagibile e chiusa. Per un totale di 243 studenti (quattro prime classi, quattro seconde e quattro terze) che, quotidianamente, sono costretti a raggiungere l’istituto scolastico di via Sardegna. «Dopo i primi mesi successivi al trasferimento nella nuova sede – puntualizza la Pettinelli -, evidentemente, difficili, tra riorganizzazione didattica e traslochi di arredi, strutture e materiale educativo, adesso la situazione si è stabilizzata. Anche grazie al lavoro sinergico portato avanti dai nostri uffici con i tecnici del Comune. E i risultati di questo grande impegno è sotto gli occhi di tutti: non abbiamo registrato perdite di studenti iscritti e abbiamo mantenuta stabile la fiducia delle famiglie. Tutto questo, naturalmente, anche per merito della qualità dell’insegnamento che la classe docente esprime quotidianamente».

Alcuni infermieri in corsia

«SCIENZE INFERMIERISTICHE E SCUOLA MEDIA SONO INCOMPATIBILI NELLO STESSO PLESSO»

Ma, guardando al futuro, la dirigente scolastica punta il dito verso la condivisione dell’istituto con la facoltà di Scienze infermieristiche. «Sperando che la scuola possa essere riaperta entro la data fatidica del 2022 – chiosa la Pettinelli – dico subito che una scuola media non può convivere con una facoltà universitaria. Per cui invito, già da adesso, il Comune a trovare una soluzione a questa convivenza forzata. Dovete sapere, infatti, che, prima della chiusura, il primo piano del plesso era destinato alla scuola media e il secondo all’università con una innaturale mescolanza di ragazzini e studenti adulti. E questo non va bene. Qualora, quindi, il plesso dovesse continuare a mantenere questa doppia destinazione, che lo si faccia creando, almeno, due compartimenti ben separati tra loro».


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