Viola e Arturo affacciati dalla loro casa di Monticelli

di Luca Capponi 

 

Come canterebbe De Gregori, “Una storia d’altri tempi, di prima del motore…”.

E sembra proprio così, a raccontarla, la vicenda di Arturo Citeroni. Questo “ragazzo” che oggi compie la bellezza di 100 anni e che di prove nella vita ne ha superate tante, oggi festeggia alle prese con un altro nemico che però non ne ha intaccato la verve: il Covid. Sintomi lievi, grazie alle tre dosi, ma festa rimandata di qualche giorno.

Cin cin…

Però Arturo non è solo. Con lui, dal 1954, c’è la moglie Violante, per tutti Viola, di un paio d’anni più giovane, fedele spalla di tutta una vita insieme. Che comincia, appunto, il 5 febbraio del 1922 a Peracchia, frazione di Acquasanta Terme dove nonno Arturo vede la luce.

Anni duri, inutile dirlo, per un paese che esce fuori dalla Grande Guerra e di lì a poco ne conoscerà un’altra: Arturo ha appena 20 anni quando parte per la Seconda Guerra Mondiale. Dopo tre anni scappa da quell’inferno tornando a piedi dalla Jugoslavia fino alla sua Peracchia. Chilometri e chilometri di strada da coprire tra mille fatiche, cercando di portare a casa la pelle. Tempra e forza, d’altronde, non gli sono mai mancate.

Così, nel 1947 fa una cosa che tanti ragazzi all’epoca sono costretti a fare, in una Italia distrutta che non offre più prospettive. Emigra in Belgio per lavorare nelle miniere di carbone, in condizioni umane proibitive, dove il pericolo di malattie o incidenti mortali è dietro l’angolo. Un sacrificio che in molti pagano con la vita .

…alla salute

Arturo però va avanti. Nel 1954, anno in cui sposa Violante, eccolo arrivare nelle Americhe, ma non in quelle “canoniche”. La meta è la fredda Alaska con le sue miniere di amianto. Lì nascono i suoi figli Domenico e Massimina.

Poi il ritorno in Italia, nel 1962. Si stabilisce ad Ascoli, nella zona di Valle Cupa, nelle campagne di Monticelli, dove acquista un pezzo di terra. Dà una casa alla sua famiglia, ma prima di tornarvi stabilmente lavora altri due anni in Alaska, da solo.

Il suo ritorno definitivo avviene dunque nel 1964. Da quel momento inizia a lavorare la terra, curando frutta, verdura e ortaggi. Spirito indomabile, il suo, che oggi lo ha portato a tagliare il secolo di vita. Con tanto di prosecco alla mano per brindare. Non sarà certo il Covid a fermare nonno Arturo.

Il cin cin collettivo, con Domenico, Massimina, i quattro nipoti e i tre pronipoti, arriverà presto. Nel frattempo Arturo si gode la ricorrenza con la sua Viola. Ed è sicuramente una gran cosa. Il regalo più bello di tutti.

 

 

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