
I tunnel del Marino dell’Ascoli – Mare oggi
Il buio ha sempre protetto gli amanti e i loro amori. Dichiarati, segreti, o clandestini che fossero. Testimone discreto, e alleato fidato, nel regalare loro momenti mai dimenticati, perché indimenticabili, di sfrenata passione. La nostra generazione, quella che ha i capelli bianchi e che può vivere, spesso, solo di bei ricordi, fra le tante fortune vissute ha conosciuto anche quella di poter godere, e mai verbo fu più adatto in questo caso, delle gallerie dell’amore.
Le due gallerie della superstrada Ascoli-Mare, a Marino del Tronto, allora, fra la fine degli anni Settanta e la metà degli anni Ottanta, su quel tratto ancora in costruzione.
Un cantiere stradale che chiude i battenti il venerdì pomeriggio e riapre il lunedì mattina successivo. Ma che si anima, si popola festosamente all’inverosimile, durante tutti i week-end. È il popolo in love. Una moltitudine di giovani e giovanissimi in utilitaria, sprizzanti di energia, divorati dal desiderio e in cerca di intimità. Anime e corpi frementi negli abitacoli, accomunati da un unico, improcrastinabile, anelito. Fondersi. Uno sbarramento, forse di proposito generosamente allestito con approssimazione dalle maestranze, agevolmente rimosso, ogni volta, dai primi che arrivano.
Tutti gli altri che si infilano nel provvidenziale varco, aperto sottostrada, lungo la provinciale 31 che sale a Folignano. Aperta campagna tutto intorno, senza sguardi indiscreti a notare la progressiva crescita del traffico in entrata, in direzione delle due gallerie. In aumento fin dalla mattinata del sabato, diventa molto, molto intenso, nei pomeriggi dei fine settimana.
Altri tempi.
Dei quali, forse, qualcuno sorriderà di compatimento. Ma il sesso, allora, era ancora un tabù per quasi tutti. Ai giovani fidanzati, infatti, quasi mai era concesso di poter rimanere troppo a lungo da soli, o di poter fare viaggi e vacanze in coppia, o di passare le notti insieme fuori di casa. I genitori non dovevano organizzarsi patetici pretesti, come accade oggi, per lasciare ai figli e alle figlie casa libera fino al concordato e tassativo orario del loro rientro in casa propria. E non tolleravano, come oggi, vite da sposati sotto i loro occhi da chi sposato ancora non lo era. Tanto meno parlavano, o gradivano sentir parlare in casa liberamente figlie e figli, di contraccettivi e sessualità.
Altri tempi.
Lo abbiamo detto. Ma ci viene difficile stabilire se siano più da compatire i genitori e i figli di oggi, rispetto a quelli di mezzo secolo fa. Quando avevi tutta l’adolescenza per aspettare, sognare, immaginare, desiderare, e, finalmente, quando si incontrava la persona giusta, o ritenuta tale, vivere, appieno, ogni esperienza, ogni momento, ogni brivido, ogni respiro. Quando avevi molte meno opportunità di oggi per poter conoscere e frequentare, coetanei e coetanee fuori da scuole e parrocchie. Quando la socializzazione si faceva solo in Piazza del Popolo, e i like potevi leggerli solo nei suoi occhi. E, anche dopo il fidanzamento ufficiale, ci si doveva industriare per poter passare, da soli, qualche ora di vera intimità.

Tunnel dell’amore in un vecchio Luna Park (foto realizzata dall’Ai)
I Love Boat e i tunnel dell’amore erano nati in America, e si erano diffusi anche in Europa, un secolo prima, proprio per questo motivo. Alla fine dell’Ottocento, infatti, quello di baciarsi in pubblico era considerato un atto osceno. Ci voleva un luogo nel quale due innamorati potessero scambiarsi quel primo e significativo gesto d’amore senza il timore di essere giudicati o, addirittura, puniti, dalla inflessibile e bigotta morale pubblica imperante. Diventarono così estremamente popolari i tunnel dell’amore. Dark ride, stretti canali artificiali su cui navigavano, attraverso buie gallerie, i boat ride, piccole barchette con i due innamorati a bordo. Privacy garantita e baci infuocati, con le donne avvinghiate ai propri uomini, in cerca di protezione e rassicurazione, cercate proprio, anche, a causa della profonda oscurità.
Luci soffuse, rudimentali e rilassanti ambientazioni romantiche, finti cieli stellati, assistevano mute alle effusioni degli innamorati. Ma fu, principalmente, l’alone di mistero e trasgressione, di lussuria e sensuale lascivia che i tunnel dell’amore evocavano, ad aumentarne il fascino e la diffusione.
Lo stesso alone che si erano conquistate le gallerie del Marino, moderni tunnel dell’amore profanati solo dall’apertura al traffico, di lì a poco, del nuovo troncone della superstrada Ascoli-Mare, più che dal mutare dei costumi, divenuti, via via, sempre più permissivi, che avevano decretato, invece, la sparizione dei Love boat dai lunapark.
Epopee, entrambe, ammantate di romantica nostalgia. Come quelle buie gallerie del Marino, dove era impresa ardua trovare posto per parcheggiare in quei sabati e domeniche pomeriggio di mezzo secolo fa. Soprattutto in inverno, quando i finestrini si appannano prima a celare pudicamente alla vista dall’esterno le, spesso complete, nudità.
E resta un mistero irrisolto della fisica di come si facesse a fare entrare tutto dentro una Cinquecento. Il modello più diffuso fra i giovani più spiantati, la maggioranza, in cerca, ancora, come si diceva, di sistemazione. Il posto fisso, un buon lavoro quando i contratti a tempo determinato e le agenzie interinali ancora, per fortuna, non esistevano. Anticamera, a breve scadenza, dell’inevitabile matrimonio in chiesa, e di tutto il resto, che, quasi sempre, non tanto per libera e consapevole scelta, quanto per consolidata e ineludibile consuetudine sociale, presto verrà.
Quelle gallerie hanno conosciuto tante palpitazioni da prima volta, e gli sfoghi naturali a troppo prolungati periodi di astinenza. Assistito a tante performances epiche e a qualche irriferibile defaillance, a litigi nel momento sbagliato e alle pronte riappacificazioni migliori. Quelle siglate con gli orgasmi. Conosciuto tutte le pratiche e strumenti anticoncezionali, quando, ancora, non erano le mamme ad imporre l’uso della pillola alle figlie. Il profilattico era spesso visto come una cosa da “donne di strada”, ed il vecchio, caro, e diffusissimo, coitus interruptus facilitava ed esaltava l’impetuoso prima, ma riempiva di ansie il durante e, soprattutto, il dopo. Almeno fino al successivo, atteso e liberatore, arrivo mensile femminile.
Ma il favore riscosso fra i giovani da quelle due gallerie dell’amore era originato anche dagli avvenimenti di quell’epoca. Erano gli anni, infatti, degli efferati assassinii del cosiddetto mostro di Firenze che, dal 1968 al 1985, aveva fatto strage proprio di coppiette appartate nelle campagne di quella provincia. I luoghi troppo isolati erano diventati trappole mortali per gli amanti, sorpresi durante i loro furtivi amplessi, uccisi e, in qualche caso, anche orrendamente mutilati di parti dei genitali femminili. La psicosi generata dai sanguinari delitti del mostro di Firenze ingenerava paure e fobie verso i non pochi maniaci “guardoni”, in agguato nelle vicinanze delle auto appartate nei luoghi troppo fuori mano, o scarsamente frequentati.
All’interno delle gallerie, invece, ci si poteva completamente rilassare. Tutti erano lì per lo stesso motivo, per fare le stesse cose. Nessuno poteva rappresentare una minaccia, o un disturbo, per gli altri. Una comfort zone ideale per tutti. Fatta di sicurezza collettiva, unità di voluttuosi intenti ed ammiccanti complicità. Altro che un film al cinema, la festa di paese o la solita passeggiata al mare. Vuoi mettere il gusto.
Ma anche altri eventi condizionavano i comportamenti e le tendenze dei giovani di quell’epoca. Nelle sale cinematografiche dopo le tantissime commedie pecoreccie e voyeristiche all’italiana, vietate ai minori di 14 o di 18 anni, a seconda del livello di peccaminosità delle scene, si sta affacciando infatti, prepotentemente, il cinema a luci rosse. Epoca pioneristica e genuinamente romantica anche quella, rispetto alla moderna, violenta, deviata e spersonalizzante industria dell’hardcore contemporaneo. Fatta di storiche pornodive che divenivano familiari eroine, e nuove, amate e ammirate, muse ispiratrici delle nostre innocenti perversioni. Una svolta nei costumi e nelle tendenze per molti di noi giovani, spesso nati e cresciuti in ambienti culturali chiusi o fortemente religiosi, che colpevolizzavano e reprimevano il piacere, inducendo a considerare il sesso, il corpo, o le proprie fantasie erotiche, come qualcosa di sporco, di negativo di cui vergognarsi.
La liberazione sessuale di una generazione picena è passata, insomma, in qualche modo, anche da quelle due gallerie della superstrada, completamente intasate, su ogni lato, di auto/alcove parcheggiate nei giorni di festa. Moderni tunnel dell’amore rimbombanti di urla e gemiti di piacere, ma anche culla dell’esuberanza sana, naturale, prorompente, di una gioventù destinata a fare grandi cose nella propria vita.
Vulcano attivo di energie vitali, alimentato da grandi sogni che passavano da progetti concreti, passioni e desideri forti, amori intensi e libertà senza limiti. Finalmente anche nel sesso. E ad ogni ritardo mensile la stessa formula esorcizzatrice di certe ricorrenti paure. Non preoccuparti cara. Io ti amo. Vorrà dire che anticiperemo il matrimonio.
E, se sarà un maschio, lo chiameremo Marino.














