È una delle figure femminili italiane che maggiormente si spende in Italia a favore della promozione della cultura, dell’arte, dell’spettacolo, della creatività. Da numerose stagioni lei, che prima ancora di essere un’ inesauribile organizzatrice di eventi è una attivissima editrice e regista cinematografica, si è innamorata di Ascoli, che ha scelto come sede di una delle più importanti tappe della sua rassegna itinerante “Milanesiana” e, soprattutto, quale luogo dove da cinque edizioni allestisce “Linus, festival del fumetto”, che nasce per rievocare l’indimenticabile mondo dei comics e contaminarlo con innumerevoli discipline artistiche contemporanee.

Elisabetta Sgarbi
Attualmente Elisabetta Sgarbi si trova nel capoluogo piceno, per seguire la sua ultima creatura, in questo weekend densa di ospiti e di eventi. Si tratta di una manifestazione che mira a ricreare la magia del fumetto, nei giovanissimi come negli adulti, che non sempre cercano nelle strisce disegnate una evasione dalla realtà.
«Non credo che sia tanto nell’immaginifico e nel fantasioso che vada cercata la peculiarità del fumetto, perché può essere anche estremamente realistico. Il fumetto è un linguaggio universale, sintetico, veloce e immediato, che unisce vari mondi sia per come è fatto, sia per la sua estensione: penso a Charles Schultz e i suoi Peanuts a cui la rivista Linus e questo festival sono dedicati», spiega Elisabetta Sgarbi, che ha voluto far nascere la manifestazione pensando a Charlie Brown, Linus, Snoopy e a tanti quei personaggi insostituibili nell’infanzia di tutti.
«I Peanuts di Schultz da più di mezzo secolo uniscono generazioni, popoli e non smettono di parlarci: pochi tratti, poche parole, eppure una straordinaria forza artistica e comunicativa», prosegue, certa che i ragazzi, ma non solo loro, possono scegliere il fumetto per esprimersi artisticamente, attratti da un linguaggio che racconta il mondo contemporaneo. Il festival ascolano per lei è l’occasione di mettere insieme più arti, più discipline culturali, che in fondo tutte devono qualcosa all’altra.

«Per molti artisti contemporanei il fumetto ha agito nella ispirazione e nel linguaggio. Molto indicativo in tal senso è stato invitare Gabriele Mainetti, il regista di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, che consapevolmente rielabora la tradizione cinematografica italiana con il mondo del fumetto, dei supereroi», afferma a proposito di uno degli eventi più attesi del Festival, la presenza del cineasta in teatro con la presentazione del suo ultimo film, “La città proibita”.
In questo weekend pieno di nomi, che vanno da Bandabardò a Vincenzo Schettini, da Raphael Gualazzi a Sandro Veronesi e Antonio Rezza, emerge in Elisabetta Sgarbi un infinito amore per le Cento Torri, più volte anche palesato da suo fratello Vittorio, continuamene ospite negli ultimi venti anni in città. Un luogo distante dalle capitali canoniche italiane della cultura ma che ha avuto dal pubblico, anche soprattutto dal mondo della scuola, una risposta sempre eccezionale.
«A volte una città come Milano o Roma sa essere più distratta. Non credo esistano grandi e piccole sedi, a contare sono sempre i contenuti che si portano e il rapporto che si crea con le persone che vengono ad ascoltarli. Il Festival Linus ad Ascoli ha avuto una straordinaria accoglienza sin dalla prima edizione e gli artisti sono sempre rimasti incantati dalla città», ha evidenziato colei che prima di fondare “La nave di Teseo” è stata curatrice della rivista “Panta”, fondata con Pier Vittorio Tondelli e direttrice editoriale della Bompiani per 25 anni. Elisabetta Sgarbi, che è appunto anche una cineasta e che nel 2020 presentò al Festival di Venezia “Extraliscio – Punk da balera”, lavoro insignito di vari riconoscimenti – dal premio Siae per il talento creativo e del premio Fice – afferma di essere molto felice di essere riuscita ad unire il capoluogo piceno con l’arte del fumetto.
«Sono stata una grande lettrice della materia, da Diabolik a Kriminal, e ho appreso molto dal fumetto: il senso della velocità, del dissenso, della libertà, della irregolarità», ha concluso Elisabetta Sgarbi, certa che si tratti di prerogative molto importanti anche nella vita.














