San Benedetto co-capoluogo di Provincia, la partita torna al centro del confronto politico e Giorgio Fede attacca la maggioranza in Consiglio comunale. Il deputato del Movimento 5 Stelle interviene dopo l’approvazione dell’emendamento alla mozione presentata durante la seduta di sabato 26 settembre dal consigliere Tony Alfonsi, contestando soprattutto la scelta di modificare il testo originario.
Il punto contestato da Fede è soprattutto uno: con l’emendamento, secondo il parlamentare, sarebbe scomparso dalla mozione l’esplicito sostegno alla proposta di legge n. 2844, da lui depositata alla Camera lo scorso 13 marzo proprio per riconoscere a San Benedetto lo status di co-capoluogo.
«A parole tutti vogliono San Benedetto del Tronto concapoluogo, poi però al momento di fare un passo concreto verso Roma si preferisce chiedere il permesso», sostiene Fede. Il riferimento probabilmente è alla scelta dell’amministrazione di coinvolgere preventivamente gli altri Comuni del territorio e gli enti interessati, anziché dare un sostegno diretto alla proposta di legge depositata alla Camera dallo stesso Fede.
Illustrando il suo emendamento, il sindaco Nicola Mozzoni aveva parlato della necessità di «promuovere un confronto istituzionale con i sindaci e i comuni della provincia di Ascoli Piceno finalizzato ad approfondire e rappresentare nelle sedi competenti l’attuale struttura territoriale del Piceno e il ruolo svolto dai suoi differenti poli urbani».
Secondo il parlamentare, proprio questo passaggio finisce per depotenziare la battaglia. La mozione Alfonsi chiedeva infatti un appoggio esplicito all’iter della proposta di legge, mentre con l’emendamento della maggioranza – poi accettato anche dall’opposizione, per non “gettare il bambino con l’acqua sporca” – il riferimento diretto alla proposta di Fede è venuto meno.
Il deputato rivendica quindi di aver messo a disposizione uno strumento concreto per arrivare al riconoscimento. E ricorda che una prima mozione sul tema era stata approvata dal Consiglio comunale già nel 2020, durante l’amministrazione guidata dal sindaco Pasqualino Piunti. «In questi quattro anni nessuno ha mai promosso una reale interlocuzione territoriale, istituzionale o legislativa», accusa ancora il parlamentare pentastellato.
Alla base della proposta c’è anche il sorpasso demografico di San Benedetto su Ascoli: «All’epoca della mozione dell’amministrazione Piunti aveva superato di 22 persone i residenti di Ascoli Piceno. Oggi siamo a più di 2.000».
Secondo Fede, sulla base della mozione già approvata nel 2020, qualcosa si sarebbe potuto muovere: «Invece non è avvenuto nulla, nessuna azione concreta per arrivare a questo risultato. Alla fine il 13 di marzo l’ho presentata io, quindi questa è la proposta di legge per fare San Benedetto co-capoluogo. E invece chiaramente no, questa cosa non è andata bene perché evidentemente non avevano tutti i permessi e tutte le autorizzazioni, non potevano fare autonomamente, quindi hanno presentato un emendamento che praticamente va a smontare tutto quello che c’era nella nostra mozione, che va a disconoscere il fatto che esiste già una proposta di legge depositata alla Camera che basterebbe che la maggioranza o chi per lei la prendesse e la portasse in esame; che, come avevo detto io, poteva essere sostenuta dai parlamentari Piceni di maggioranza, ma addirittura l’avevo consigliato io di, se mai, di rifare un documento analogo togliendo il mio nome e farlo a nome loro, perché ho mandato una mail a tutti quanti i parlamentari della maggioranza, perché sapete bene che noi siamo in minoranza».
Fede respinge infine l’idea che il co-capoluogo possa penalizzare Ascoli: «Ascoli non perde nulla, il Piceno raddoppia le potenzialità economiche». E chiude con una stoccata alla politica locale: «Noi il nostro dovere verso San Benedetto lo abbiamo fatto e continueremo a farlo in Parlamento. Ora staremo a vedere chi vuole davvero il bene della città e chi preferisce la solita melina».
Il sindaco Mozzoni: «Vogliamo una nuova Provincia San Benedetto-Ascoli»















