Uno scatto della cerimonia di premiazione in pinacoteca (foto di Margherita Giorgi)

 

Concorso Crocetta, decennale col botto. Merito indubbio della presenza di Dario Faini, in arte Dardust, una delle pochissime star musicali italiane a nascere da queste parti. Ma non solo. Pesarese di Mondavio, invece, il vincitore Gianmarco Spallacci, musicista e contadino, trentunenne diplomato in organo e composizione organistica al conservatorio “Rossini” di Pesaro con il suo ”Come acqua fra le crepe”.

Gianmarco Spallacci (foto Margherita Giorgi)

 

 

Avevano, comunque, ben impressionato anche i lavori degli altri due finalisti, il ternano Emanuele Stracchi e, soprattutto, il siculo di Sciacca Andrea Montalbano, finiti poi sui gradini più bassi del podio. Si sono ispirati tutti e tre ai versi di “Cade come acqua”, tratto da “Elegie per un inverno” della raccolta “Verso l’ultimo approdo”, del 1964, di Mauro Crocetta, ed esaminati dalla giuria tecnica presieduta dal maestro Andrea Talmelli.

 

Tutti i brani finalisti della sezione A sono stati eseguiti dai musicisti del Conservatorio “Rossini” di Pesaro: Maria Stella Piergiovanni al flauto, Nico Settimi al clarinetto e Jacopo Muratori al violoncello. Nella sezione B, riservata alla creazione intermediale di musica acusmatica ed immagini, sono stati decretati vincitori, invece, due architetti milanesi over 60, Stefano Pavarini e Roberto Rossi. Esponenti e promotori anche della forma espressiva del melologo, in tandem, hanno realizzato “Ab-solutus”, una fusione avveniristica e quasi onirica di fasce materiche urbane e layers sonori ispirata dalla scultura realizzata da Crocetta nel 1997 “O buon Apollo”. Una contaminazione che soddisfa i proponimenti del direttore artistico, il maestro Lamberto Lugli «…di favorire l’incontro fra culture, sensibilità e linguaggi musicali differenti…».

 

La prima edizione in doppia cifra del concorso di composizione musicale, annoverato fra i più prestigiosi d’Italia, ha registrato, come dicevamo, una serie di record. Di pubblico per cominciare. Mai vista tanta gente, con le sedie che, stavolta, per la prima volta, non sono proprio bastate. Persino gli antichi e solenni scranni in mostra lungo tutto il perimetro della monumentale sala della Vittoria in Pinacoteca, sono stati seriamente minacciati di infrazione al perentorio avviso di divieto di sedersi sopra. E poi record di rilevanza mediatica. Con troupe televisive, della Rai regionale e private, a contendersi, soprattutto, il popolare musicista ascolano originario della piccola, vicina, frazione di Piagge.

Maria Rosaria Sarcina consegna il premio cultura a Dardust

 

Ma anche senza il richiamo dei vip questo concorso meriterebbe sempre la stessa attenzione, grazie all’alto livello raggiunto, e mantenuto, grazie principalmente alla passione e alla fiera determinazione della presidente della Fondazione Crocetta, Maria Rosaria Sarcina, negli ultimi due lustri. Edizione primatista anche per la conquistata valenza internazionale, proprio in questa occasione, grazie alla presenza del maestro Pavel Trojan del Conservatorio di Praga. E gratificata, infine, dai commenti qualificati, unanimemente lusinghieri, dei tanti musicisti e personaggi, che, a vario titolo, sono passati dalla manifestazione, e i cui messaggi, di saluto e di plauso, sono stati raccolti nella pubblicazione celebrativa.

 

Musica sempre protagonista, al fianco della poesia e della scultura di Crocetta, come tradizione, a interpretare al meglio gli spartiti scritti dai maestri, concorrenti e non. Apertura di serata in grande stile, infatti, con l’anteprima assoluta della composizione inedita di un allievo dello “Spontini” molto promettente. Davide Pompei. Un ragazzo, o poco più, allievo del maestro Giuliano Di Giuseppe, sbarazzino come la sua proposta, eseguita dai maestri, Mauro Baiocchi, al flauto, e Alessandro Buca, al pianoforte. Gli applausi che riceve non sono di circostanza, ma spontanei, e beneauguranti.

 

La prof Maria Puca detta i tempi della conduzione con l’usuale padronanza. Il vincitore della scorsa edizione del Premio Crocetta, Luca Pontolillo, è tornato per omaggiare il concorso con la sua composizione inedita “Victimae Paschali” scritta per quartetto di sassofoni. Lo accompagnano, appunto, i giovani allievi dell’Istituto “Nelio Biondi” di Camerino: Raoul Faranfa (sax soprano), Davide Paris (sax contralto), Gabriele Paoletti (sax tenore) e Sara Buldrini (sax baritono).

 

Ma tutti aspettavano soprattutto lui. Dario “Dardust” Faini. Che proprio all’Istituto “Gaspare Spontini”, storico partner del “Premio Crocetta”, si sedette per la prima volta davanti ad un pianoforte. La sua insegnante di allora, quasi mezzo secolo fa, Anna Maria Tarquini Bucci, alla bella età di novantuno anni, è voluta venire a trovarlo durante le prove in mattinata. Per riabbracciare il suo piccolo allievo diventato una star. Con una commozione che è stata di tutti. Un’autentica ovazione ha riservato poi il foltissimo pubblico, in apertura di serata, anche al dottor Piero Galieni, direttore di Ematologia dell’Ospedale “Mazzoni” e un membro attivo del comitato scientifico della locale sezione dell’Associazione Italiana contro le Leucemie-linfomi e mieloma. Un’altra eccellenza vera, tutta ascolana, che nobilita, stavolta, da solo, la tanto bistrattata sanità pubblica, mortificata e affossata, principalmente, dalle scellerate scelte filoprivatistiche della politica. È venuto anche lui per Dardust, il primo artefice dei successi dei Memorial benefici a favore dell’Ail intitolati alla memoria di Alessandro Troiani.

 

«Dalle proprie radici Dario Faini trae linfa vitale per la sua musica – recita la motivazione del premio Cultura 2026 – il pianoforte non è più solo modello di classicità, ma con l’elettronica diventa un nuovo mezzo di espressione delle emozioni. Le sue composizioni non sono mai semplici brani: sono spazi dell’anima».

 

Dario Faini ha ricordato i suoi primi studi musicali allo “Spontini”. «Un istituto che ricordo rigoroso, severo – ha detto – ma sempre super costruttivo. Caratteristiche che non mi è più capitato di riscontrare durante le tante tappe del mio lungo cammino. Ricordo con piacere le mie insegnanti di allora, la Bucci, la Puca, la Fioravanti, in una scuola alla quale sono rimasto molto legato perché la considero fondamenta di tutto il mio percorso, nel corso del quale ho fatto poi tante cose, tutte diverse fra loro, succedutesi senza una apparente logica. Sono passato dal pianoforte ai sintetizzatori, dall’analogico al digitale, dalla musica classica al pop, cercando di collegare il mondo più alto al mondo più basso, come diceva anche il mio mito musicale di gioventù David Bowie».

 

Poi si siede al suo pianoforte. E incanta. Ancora applausi. Più forti di prima. Con il bassorilievo, simbolo del Premio Cultura, appena ritirato, stretto fra le mani. Si intitola “Pace”, realizzato da Mauro Crocetta nel 1990, quando già considerava la Cultura e l’Arte gli unici mezzi per salvaguardare la dignità e il futuro dell’intera Umanità. Pace. Il motivo conduttore che le giovani allieve della prof Maria Luigia Neroni avevano già introdotto, con la loro intensa coreografia, in apertura. Pace contro ogni forma di violenza, sulle note di “Teardrop” dei Massive Attack in sottofondo, e la gigantografia di una delle provocazioni di Banksy sullo sfondo del 2003. Mostra un manifestante con il volto coperto che lancia un mazzo di fiori invece di una molotov. Pace, non violenza. L’Amore più forte di ogni bomba. La forza delle armi che non può più creare nessun diritto. Pace. Una parola grossa, con i tempi che corrono.

 

«In un mondo globalizzato dove regna l’indifferenza – per usare le parole dell’intervento della presidente della Fondazione Crocetta, Maria Rosaria Sarcina – dove non c’è spazio per i sentimenti, con la stessa parola che perde il suo ruolo, tutta l’arte poetica e scultorea di Crocetta scuote e provoca emozioni. C’è ancora speranza per chi vive il nostro tempo, assordato dalla tecnologia e distratto dalle tante immagini, quello di riuscire a comunicare emozioni può essere considerato il più grande successo di questa manifestazione».

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA