Il mosaico di Rupnik all’interno della Cattedrale della Marina

 

La recente decisione del Santuario di Lourdes di coprire i mosaici dell’ex gesuita e artista sloveno Marko Ivan Rupnik ha riaperto un complesso dibattito etico e pastorale nell’arte sacra contemporanea. Il tema è tornato con forza al centro dell’attenzione in occasione della visita di Papa Leone XIV al santuario mariano francese, segnata dalla netta presa di posizione del Pontefice, che ha chiesto la massima vigilanza contro gli abusi del Clero e ha voluto incontrare, in forma privata, alcune vittime.

 

La scelta del vescovo di Tarbes e Lourdes, monsignor Jean-Marc Micas, di nascondere le opere sulla facciata della Basilica del Rosario proprio in vista dell’arrivo del Papa nasce dalla priorità di mettere al primo posto l’accoglienza e il rispetto delle persone ferite, evitando che la vista delle composizioni possa trasformarsi in un ostacolo al loro conforto spirituale. I mosaici sono stati, dunque, schermati e la prospettiva indicata è quella di non tornare indietro, fino alla possibile rimozione.

 

La vicenda arriva a toccare San Benedetto, dato che all’interno della cattedrale Madonna della Marina si trova un mosaico realizzato nel settembre del 2019 proprio dallo stesso Rupnik. Si tratta di un’opera di circa 20 metri quadrati collocata sulla parete centrale della cappella del Santissimo Sacramento, raffigurante la scena evangelica della Pesca Miracolosa.

 

L’artista, tra i più affermati a livello internazionale nell’ambito dell’arte liturgica con lavori presenti in circa duecento luoghi di culto nel mondo, è stato travolto tra il 2022 e il 2023 dalle denunce di diverse religiose per presunti abusi psicologici e sessuali. Dopo la dimissione dalla Compagnia di Gesù nel 2023, la Santa Sede ha consentito l’apertura di un procedimento presso il Dicastero per la Dottrina della Fede: ex Sant’Uffizio. Il processo canonico, affidato a un tribunale di giudici esterni alla Curia per garantirne l’indipendenza e l’imparzialità, si trova tuttora in fase di esame e non si è ancora concluso con una sentenza definitiva.

 

Padre Rupnik (foto di Silere non possum)

Mentre la svolta di Lourdes e l’attenzione dimostrata da Papa Leone hanno incassato il forte apprezzamento di diverse vittime, che continuano a chiedere piena trasparenza sugli sviluppi del giudizio ecclesiastico, la gestione del patrimonio artistico di Rupnik resta estremamente frammentata a livello globale. Se in Francia si prospetta l’oscuramento permanente e la possibile rimozione dei mosaici, in altre realtà, come nel santuario di Nostra Signora Aparecida in Brasile, sono state di recente inaugurate nuove composizioni firmate dall’autore.

 

Al momento, la Diocesi di San Benedetto del Tronto-Ripatransone-Montalto non ha assunto alcun provvedimento volto a coprire o rimuovere il mosaico presente in Cattedrale. E non è detto che ciò avvenga. Tuttavia, le prese di posizione emerse durante il recente viaggio papale e la decisione di Lourdes pongono inevitabilmente anche la comunità dei fedeli piceni e la Chiesa locale di fronte al delicato interrogativo su come bilanciare il valore teologico di un’opera d’arte con l’impatto emotivo e pastorale che la sua presenza fisica potrebbe comportare.

 

Il nome del controverso sacerdote aveva già animato il dibattito pubblico locale. Esattamente nel luglio 2025 dopo che alcuni sacerdoti della Diocesi di Ascoli Piceno avevano partecipato a un ritiro spirituale al Centro Aletti di Roma, fondato proprio da Rupnik e ancora legato alla sua attività artistica e spirituale.

 

Cronache Picene aveva sollevato interrogativi sull’opportunità della scelta, considerando le accuse di abusi rivolte a Rupnik. La Diocesi, nella replica, aveva difeso l’iniziativa sostenendo che il procedimento canonico riguardava Rupnik e non il Centro Aletti né gli altri religiosi, e sottolineando che non era prevista alcuna censura ecclesiastica nei confronti della struttura. Il vescovo Gianpiero Palmieri aveva quindi rivendicato la legittimità della scelta e la continuità dell’attività spirituale del Centro.

 

In sostanza, il caso aveva già aperto nel Piceno, oltre un anno fa, il problema dell’opportunità di frequentare luoghi e persone direttamente collegati a Rupnik mentre sul sacerdote erano in corso gli accertamenti canonici.

 

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