
La chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio nella mattinata di sabato 3 ottobre
Giusto per ribadire l’ovvio: nessuno ce l’ha contro lo street food, le iniziative, lo svago nel centro storico. Anzi. Il discorso è chiaramente un altro, e se ne parla da anni seppure con esiti sempre vani: possibile che non esista un altro modo?

San Pietro Martire
Prendiamo come esempio quello di piazza Ventidio Basso, che nel weekend in corso ha fatto da location ad una iniziativa dedicata proprio alla somministrazione di cibo. Non la prima che si tiene in loco, visto che già in passato questa piazza è stata utilizzata per tale scopo.
Premessa: il centro storico di Ascoli è ben vasto e soprattutto ricco di tesori medievali e rinascimentali, presenti praticamente in ogni angolo. Dunque, al netto delle difficoltà oggettive, occorre sempre la giusta cautela. E soprattutto la giusta attenzione. Sì, perché la linea tra la sobrietà ed il “sacrilegio” è molto sottile, ed in un attimo solo si può facilmente “sconfinare”.
Le immagini che pubblichiamo parlano chiaro, in tal senso: una splendida piazza monumentale di travertino trasformata in qualcosa d’altro, due antichissime chiese quasi del tutto oscurate, decine di panche in stile sagra, addirittura alcuni servizi igienici e bidoni della spazzatura ad impreziosire, si fa per dire, la cornice dei Santi Vincenzo e Anastasio (origine, IX secolo). Sorte simile per la vicina San Pietro Martire, dove leggenda narra che lo scorso anno, durante un funerale, la contemporanea presenza di truck, panche e tavoli abbia creato non pochi problemi, di immagine e logistici, all’entrata e soprattutto all’uscita dello sfortunato feretro.

Bagni e bidoni di fianco alla chiesa
Le domande, dunque, si moltiplicano rispetto a quella originale: è decoroso, per una città che si dichiara turistica, che punta a riconoscimenti in campo culturale, stravolgere i propri tesori in questo modo, anche solo per pochi giorni? Il gioco vale la candela? Possibile che non esistano altre location adatte allo scopo? Possibile che, come accade in altri luoghi dell’Italia e del mondo, non si possa trovare un punto di equilibrio con, esempio, strutture meno impattanti che valorizzino il contesto anziché svilirlo? Quali sono le regole che disciplinano l’utilizzo delle piazze monumentali? Chi stabilisce quali strutture possono essere installate, dove e con quali limiti? Storia, religione e cultura ne escono rispettate?
Nessuno sta parlando di chiudere a chiave le piazze e svuotarle di ogni prerogativa, ci mancherebbe, anche perché trattasi dei luoghi di aggregazione per eccellenza. La coabitazione tra eventi e monumenti esiste da sempre, e se ponderata in ogni suo aspetto può diventare un valore aggiunto per tutti. Ma un conto è coabitare, e un altro è friggere come se nulla fosse davanti al portale di una chiesa del 1200.

















