Il dipinto affrescato recuperato

 

 

(Foto estrapolate dalla relazione tecnica dell’impresa Piacenti Spa)

 

Manufatti di inestimabile valore, affreschi mai conosciuti prima che confermano la ricchezza artistica e culturale del territorio piceno, dove da sempre la devozione religiosa ha lasciato tracce preziose in chiese e edifici antichi.

Alcune di queste opere hanno rischiato di andare perdute per sempre a causa del terremoto del 2016. Eppure, proprio grazie alla vasta opera di ricostruzione e restauro avviata dopo il sisma, sono emersi dipinti sconosciuti, frammenti nascosti tra le macerie e la polvere dei crolli, recuperati con pazienza e restituiti alle comunità.

Uno dei casi più recenti è quello dell’affresco individuato nella colonna della chiesa di Sant’Angelo Magno ad Ascoli, ancora oggetto di studi. Ma non si tratta di un episodio isolato.

Tra le scoperte più significative degli ultimi anni c’è quella avvenuta nella chiesa di Santa Maria delle Grazie di Trisungo, nel comune di Arquata del Tronto. Qui, durante le operazioni preliminari di smontaggio di un altare ligneo cinquecentesco, è emerso un grande affresco di cui si era completamente persa memoria.

La chiesa aveva subito danni gravissimi a seguito delle scosse del 2016 e la ricostruzione era stata affidata alla Piacenti Spa di Prato, impresa specializzata nel restauro dei beni culturali e degli edifici di culto, in possesso delle qualificazioni richieste dalla normativa per gli interventi sui beni sottoposti a tutela.

Le fasi di rimozione delle travi e della struttura in legno dell’altare

A raccontare la scoperta è Marcello Piacenti: «Mentre smontavamo l’altare ligneo cinquecentesco, che evidentemente aveva contribuito a sostenere la parete durante le oscillazioni del terremoto, è venuta giù una parte del muro. Tra i pezzi di intonaco abbiamo notato del colore. A quel punto ci siamo fermati e abbiamo eseguito delle prove a bisturi».

L’intuizione si è rivelata corretta.

«Allargando ulteriormente la scalfitura della parte rimasta in piedi è apparso evidente che dietro sette o otto mani di imbiancatura si nascondeva un dipinto. Abbiamo quindi raccolto tutti i frammenti, li abbiamo conservati e coinvolto immediatamente la Soprintendenza per avviare le procedure necessarie».

Dietro l’altare era nascosta una vasta decorazione murale raffigurante un altare monumentale dipinto. «Ai lati comparivano due colonne a sostegno di una trabeazione modanata, mentre nella parte centrale era rappresentata una Pietà, con il Cristo sorretto da figure angeliche e sormontato da un ricco drappo a padiglione», recita la scheda tecnica della Piacenti.

La scoperta è stata accompagnata dalla consapevolezza che il dipinto fosse in grave pericolo. «La parete di fondo della chiesa, infatti, risultava fortemente compromessa dal terremoto. Sopra la nicchia centrale, rimasta sconosciuta per secoli perché nascosta dall’altare, la muratura presentava un importante cedimento con un vistoso distacco ad arco», si legge ancora nella relazione.

Strappo dello strato decorato

Per salvare l’opera si è quindi reso necessario procedere con lo stacco dell’affresco. I restauratori hanno innanzitutto recuperato circa 1,80 metri quadrati di frammenti già precipitati a causa delle scosse, ripulendoli e ricomponendoli successivamente in laboratorio. Parallelamente è stato effettuato lo strappo della parte ancora aderente alla muratura, per una superficie di circa 4 metri quadrati.

«L’unione delle varie porzioni recuperate ha consentito di ricostruire l’intero apparato figurativo, restituendo una superficie complessiva di circa 5,80 metri quadrati».

Ricomposizione dell’immagine

«Una volta completata l’operazione di recupero – spiegano dalla Piacenti – l’affresco è stato trasferito su un nuovo supporto rigido e stabile. Le lacune causate dal sisma sono state stuccate per garantire la continuità visiva dell’opera, mentre il ritocco pittorico è stato limitato alle sole zone abrase. Dove invece i frammenti erano andati completamente perduti è stato applicato un fondo neutro, secondo i criteri del restauro conservativo, evitando ricostruzioni arbitrarie.

Poiché la parete originaria non è più in grado di ospitare il dipinto in condizioni di sicurezza, il progetto ha previsto  la sua delocalizzazione all’interno della stessa chiesa, mantenendo per quanto possibile la posizione e l’altezza originarie».

Una scoperta che racconta non solo la storia di un edificio ferito dal terremoto, ma anche quanto il lavoro di ricostruzione stia riportando alla luce frammenti sconosciuti del patrimonio artistico del Piceno. Opere rimaste nascoste per secoli che oggi, grazie ai restauri, possono tornare a essere studiate, conservate e restituite alla collettività.

 

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