Francesco Ceci, Olanda amara. Al campionato mondiale paralimpico di ciclismo su pista di Apeldoorn, nei Paesi Bassi, ad una ottantina di chilometri da Amsterdam, delusioni a raffica per il campione ascolano, guida nel tandem azzurro con lo sprinter ipovedente comasco Stefano Meroni. La coppia che la scorsa edizione, ai mondiali brasiliani di Rio de Janeiro aveva conquistato un argento nel chilometro da fermo e un bronzo nella velocità.

Ceci-Meroni in azione
Nel chilometro, stavolta, l’ingresso in finale, il primo giorno di eliminatorie, è svanito per soli nove centesimi di secondo. Il settimo tempo non ha permesso al tandem azzurro di rientrare nel lotto dei primi sei qualificati su una folta concorrenza di ben trentaquattro coppie iscritte. La Gran Bretagna, addirittura, aveva presentato al via ben quattro tandem, e tre, invece, l’Australia e gli Stati Uniti. Anche in questo sport gli altri Paesi, a differenza del nostro, investono, infatti, massicciamente. E in casa nostra, in verità, il morale dei due pistard azzurri non è che fosse già dei migliori.
Solo poche ore prima di scendere in pista, infatti, la federazione ciclistica italiana ha comunicato che i propri atleti con non avrebbero partecipato alle qualificazioni della velocità a squadre. Una clamorosa cancellazione in extremis a una gara che avrebbe visto gli azzurri protagonisti di primo piano. Un fulmine a ciel sereno al limite dell’autolesionismo, perché proprio il quartetto azzurro del team Sprint misto era andato sempre a podio negli ultimi tre appuntamenti mondiali, vincendo anche l’oro, a Rio de Janeiro, nel 2024.
Un’altra medaglia mondiale quasi sicura (visto anche il forfait dell’ultim’ora dei temuti australiani, a causa di un infortunio patito in allenamento) buttata letteralmente alle ortiche. Decisione che ha sconfortato Francesco Ceci e Stefano Meroni, che si sobbarcano sacrifici non indifferenti ogni giorno dell’anno per mantenere la propria competitività a certi livelli.

La vittoria dello scorso anno a Rio
Ma le delusioni di questa iellata edizione mondiale olandese non sono finite lì. I propositi di rivincita nella velocità, specialità del ciclismo paralimpico su pista già inserita nel programma delle gare alla prossima Olimpiade americana di Los Angeles 2028, sono però naufragati anch’essi, il giorno successivo.
La coppia azzurra ha chiuso infatti al nono posto, mancando, ancora per un soffio, la finalissima riservata ai primi otto tandem. Una questione ancora di pochi centesimi di secondo.
Dispiace. Tanto. Perché la straordinaria classe di Francesco Ceci per primo, la passione e i sacrifici di una vita, suoi, e di tutta la sua famiglia, con tutto il movimento ciclistico piceno e marchigiano, avrebbero meritato ben altre soddisfazioni.
Smaltita la delusione della trasferta olandese, si pensa già alla ripresa della preparazione in vista dei prossimi impegni. Soprattutto delle selezioni pre-olimpiche del prossimo anno, che potrebbero portare il pistard ascolano a coronare il grande sogno olimpici di Los Angeles 2028.














