
Enzo Mengoni
Il sistema imprenditoriale del Piceno mostra segnali di tenuta nel terzo trimestre del 2026, ma il comparto artigiano continua a perdere attività.
È quanto emerge dai dati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Marche, che assegnano alla provincia di Ascoli Piceno il risultato migliore tra quelle marchigiane per quanto riguarda l’andamento complessivo delle imprese.
Tra luglio e settembre il territorio registra un saldo positivo di 88 attività tra iscrizioni e cessazioni, con un tasso di crescita dello 0,41%. Un dato superiore sia alla media regionale (+0,17%) sia a quella nazionale (+0,32%). Al 30 settembre le imprese attive nel Piceno sono 18.841.
Nel complesso delle Marche si contano 131.128 attività, 150 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-0,11%).
Le altre province: Macerata con 77 imprese in più (+0,23%), mentre Fermo presenta un saldo negativo di 20 attività (-0,11%), risultando una delle sole due province italiane con un andamento negativo nel trimestre. Al 30 settembre le imprese attive sono 30.753 a Macerata e 16.724 a Fermo.
Più delicata la situazione dell’artigianato, che anche ad Ascoli Piceno registra un saldo negativo: nel trimestre sono 11 le imprese in meno, pari a una flessione dello 0,22%. Le attività artigiane attive sono complessivamente 4.916.
Le imprese artigiane attive sono 8.868 a Macerata, 5.336 a Fermo.
Un andamento che si inserisce in un quadro regionale negativo, con 37.857 imprese artigiane, 276 in meno rispetto a un anno prima (-0,72%). Nel trimestre le Marche registrano un saldo negativo di 103 attività (-0,27%), il risultato peggiore tra le regioni italiane, a fronte di una crescita nazionale dello 0,11%.
«I dati ci mostrano un sistema imprenditoriale che nel complesso tiene, ma con differenze tra i territori – commenta Enzo Mengoni, presidente territoriale di Confartigianato Imprese Macerata Ascoli Piceno Fermo – A preoccuparci è soprattutto il calo delle imprese artigiane, che interessa tutte e tre le province e che merita una riflessione più ampia. Il problema non riguarda soltanto le imprese che chiudono, ma anche la capacità di sostituirle con nuove attività.
Molti imprenditori si avvicinano alla pensione e non sempre c’è qualcuno pronto a raccoglierne il testimone. Rischiamo così di perdere aziende che hanno ancora un mercato, insieme a competenze, posti di lavoro e servizi importanti per il territorio.
Dobbiamo fare in modo che avviare un’impresa artigiana, o proseguire un’attività già esistente, torni a essere una scelta interessante anche per i giovani. Non esiste una soluzione unica, perché le difficoltà cambiano da settore a settore. Crediamo però che sia necessario lavorare di più sul passaggio generazionale, favorire l’incontro tra chi vuole lasciare un’attività e chi potrebbe portarla avanti, accompagnare i giovani nella fase di avvio e aiutarli ad acquisire le competenze necessarie. L’obiettivo non deve essere soltanto far nascere nuove imprese, ma anche creare le condizioni perché quelle che già abbiamo possano continuare a lavorare e crescere».














