
No a un impianto di 26 metri. Sì a una proposta alternativa che prevede un’altezza massima di 19. Erano questi, a grandi linee, gli indirizzi illustrati in Consiglio comunale dal sindaco Nicola Mozzoni per la conferenza dei servizi dedicata alla proposta di ProMarche. Proposta che prevede la realizzazione di un impianto di stoccaggio per prodotti alimentari in Via Pomezia. Indirizzi che però sono stati bocciati dopo una doppia votazione con 11 voti a favore e 11 contrari. Fra questi, anche quelli di Annalisa Marchegiani, Roberto Vesperini e Laura Camaioni. Consiglieri di una maggioranza che, sul punto, è andata in frantumi.
Tutto si è svolto attorno all’una, quando la parola è passata al primo cittadino affinché esponesse la linea da adottare: «La Zes neanche passerebbe in Consiglio ma è giusto che questo venga reso edotto. Questa delibera non vuole creare un precedente ed aprire indiscriminatamente la strada a nuove varianti urbanistiche. L’Amministrazione non vuole farsi mettere in piedi in testa, ma qui non parliamo solo di un’azienda importante, ma anche di lavoratori e famiglie: abbiamo il dovere di approfondire e cercare soluzioni».
E quindi, entrando nel merito: «Gli indirizzi che vorremo dare partono intanto dal parere contrario alla formulazione attualmente depositata, che prevede un’altezza di 26,305 metri. Dissenso che però viene subordinato al rispetto di determinate condizioni prescrittive: la rimodulazione del ridimensionamento dell’altezza massima a 19,3 metri, l’assenza di consumo di suolo, il mantenimento della destinazione d’uso “industriale”».
Significativo, in tal senso, l’intervento della Marchegiani: «Essere favorevoli alla Zes non significa esserlo nei confronti di qualsiasi variante proposta. Bisogna saper distinguere tra l’interesse legittimo di un’azienda e quello pubblico, che non sempre coincidono. Questa vicenda non è mai stata solo una questione d’altezza, bensì di governo del territorio. Il 29 luglio l’area gestione del territorio ha già espresso parere contrario. Ora il Consiglio viene chiamato ad esprimere un indirizzo. Credo che questo coinvolgimento sarebbe dovuto avvenire prima. Cosa ci viene realmente chiesto di approvare? Non c’è alcun progetto di questa nuova proposta. Bisogna valutare non solo le ricadute economiche prospettate, ma anche l’impatto sul territorio. Richiamo un principio di coerenza amministrativa. Sul consumo di suolo: bisogna vedere come cambiano le superfici con la nuova costruzione post demolizione. Questa Amministrazione ha deciso di avviare il percorso per il nuovo Pug. Quindi dobbiamo essere coerenti: a dicembre ci esprimeremo sugli indirizzi del Piano».
Prima della consigliera di maggioranza anche Roberto Bovara aveva avanzato perplessità: «Il Consiglio si è già espresso sulla questione – ha detto – Quindi rispetto al precedente “no” cosa è cambiato? Le criticità sono state superate? Il Comune non è un ente che può solo prendere atto delle decisioni altrui e il Consiglio è il luogo dove deve avvenire il confronto necessario all’approfondimento. Un’ipotesi di ridimensionamento finché non viene formalizzata in un elaborato progettuale, resta tale».
A rincarare la dose anche gli altri consiglieri di minoranza: «Per me – ha aggiunto Paolo Canducci – rischiamo di guardare un puntino e perdere di vista il cerchio. Il Consiglio non può essere spogliato dei suoi poteri». «Sono contento che oggi possiamo approfondire la procedura Zes, che sta rifacendo, nei nostri 25 chilometri quadrati, il nuovo Piano regolatore – ha detto poi Fabio Urbinati – E aggiungo che i ricorsi sulla Zes, in altre regioni, sono già molti». A difendere gli indirizzi è stato Tonino Capriotti: «Il mio gruppo votò favorevolmente anche nella scorsa Amministrazione. Siamo per lo sviluppo economico o per la decrescita felice? Siamo sicuri che la Zes non sia un’opportunità per il nostro territorio? Però il progetto vorrei vederlo e parlarne con la ProMarche»
Al termine della dissertazione è arrivata la fase di dichiarazione di voti, e in quel momento Vesperini ha annunciato il voto sfavorevole da parte di Forza Italia. In fase di votazione peraltro, a bocciare gli indirizzi è stato anche Nicolò Bagalini, mentre Maria Elisa D’Andrea aveva precedentemente abbandonato l’aula per protesta. Il presidente del Consiglio comunale Pasqualino Piunti ha fatto ripetere la votazione, ma il risultato non è cambiato.
A questo punto è stato Urbinati a chiedere una verifica all’interno della maggioranza: «Per cose del genere, in passato, c’erano le dimissioni».














