Don Adam Baranski legge ad Ascoli la preghiera al “Servo di Dio” Giovanni Palatucci

 

Questa mattina, venerdì 11 febbraio a San Benedetto e ieri ad Ascoli si sono svolte le cerimonie di commemorazione di Giovanni Palatucci, l’ultimo questore di Fiume che nel 1945 morì a Dachau dopo aver salvato migliaia di ebrei dal genocidio.

L’intervento del vice sindaco Gianni Silvestri ad Ascoli

Ad Ascoli si è tenuta in Piazza Matteotti, a ridosso del campo Squarcia, dove è stata deposto un omaggio floreale ai piedi della targa e dell’ulivo che ricorda le gesta di Palatucci, alla presenza del prefetto Carlo De Rogatis, del vicario del questore Laura Pratesi, del vice sindaco Gianni Silvestri, dei comandanti delle Forze dell’ordine e dei rappresentati dell’Associazione nazionale Polizia. Al termine la benedizione del cappellano della Polizia, don Adam Baranski, che ha recitato la preghiera rivolta al “Servo di Dio” Giovanni Palatucci, per il quale è stato avviato il processo canonico di beatificazione.

L’intervento del sindaco Spazzafumo a San Benedetto

A San Benedetto stessa cerimonia al Parco Cerboni. Anche qui un omaggio floreale dove sono posizionati una targa e un ulivo. Presente il sindaco Antonio Spazzafumo, rappresentanti di Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Capitaneria di porto, Vigili del fuoco, Polizia Municipale e Associazione nazionale Polizia di Stato. Al termine, come ad Ascoli, la preghiera al “Servo di Dio” Giovanni Palatucci, letta da Don Patrizio Spina, vicario della Diocesi di San Benedetto-Ripatransone-Montalto.

 

Giovanni Palatucci

CHI ERA GIOVANNI PALATUCCI

Nasce a Montella (Avellino) il 31 maggio 1909. Si laurea in Giurisprudenza nel 1932 presso la Regia Università di Torino. Nel 1936 vince il concorso quale funzionario di Pubblica Sicurezza e si reca a Roma per frequentare il 14° corso di formazione, al termine del quale viene assegnato alla Questura di Genova. Il 15 novembre 1937 viene trasferito presso la Questura di Fiume, dove assume l’incarico di responsabile dell’ufficio stranieri. Il 13 settembre 1944 viene arrestato dalla Gestapo e portato nel carcere “Coroneo” di Trieste con l’accusa formale di cospirazione ed intelligenza con il nemico. Qui viene condannato a morte dalle autorità tedesche per la sua attività a favore delle migliaia di profughi ebrei che riuscì a sottrarre alle persecuzioni naziste. Il 22 ottobre 1944 viene deportato nel campo di sterminio di Dachau, vicino a Monaco di Baviera (matricola 117826). Il 10 febbraio 1945, a poche settimane dalla Liberazione, muore dopo aver subì quattro mesi di stenti e sevizie. Il suo corpo viene gettato in una fossa comune sulla collina di Leitenberg, insieme ai corpi di centinaia di ebrei e di antifascisti.

 

 

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