
Foto di rito a fine incontro
Piagge culla dello sci ascolano. Se ne è riparlato in una bella serata a casa Aquilone a cura dell’associazione Note a margine e del locale Circolo Piagge 80. I protagonisti del sesto appuntamento della rassegna “Voci di Piagge, persone, racconti, comunità” stavolta sono stati loro. I primi maestri di sci della città e fra i primi dell’Italia centrale intera. Per parlare di neve e di sport, di passione infinita per un divertimento divenuto una opportunità, ma, soprattutto di amore autentico per la Natura e per il loro territorio. Mai venuti meno con il passare dei tanti inverni, vissuti in larga parte a Monte Piselli, la montagna degli ascolani.

La seggiovia di Monte Piselli
Una delle sole tre, in Italia, da dove si scia con vista mare, la stazione sciistica gioiello, inaugurata nel 1982, che ha segnato un’epoca prima della lunga e indegna agonia e, infine, della vergognosa chiusura. Raccontata con le loro parole, povere ed emozionate. I ricordi vivi di un passato glorioso ed esaltante, il velo di tristezza per l’abbandono del presente, e la preoccupazione per lo strombazzato rilancio in un futuro ancora oggi molto incerto.

Quando si parla di neve e dello sci da queste parti non puoi non parlare di loro. I pionieri, i miti, i primi promotori e maestri di questa meravigliosa disciplina alla nostra latitudine.
Sandro Alesi, direttore tecnico degli impianti per tutta quella intera, lunga, irripetibile ed esaltante stagione. Suo fratello Bruno, che guidò lo sci club Monte Piselli, nato nel 1984, portandolo al terzo posto per numero di iscritti (quasi 600) fra tutti gli oltre seimila sci club italiani. Competendo alla pari con realtà di ben più antica tradizione radicati al Terminillo e a Roccaraso.

Giovanni Sirocchi
Domenico Cagnetti, indistruttibile highlander dall’abbronzatura perenne, maestro accompagnatore per tre generazioni di ascolani in centinaia di settimane bianche sulle montagne italiane di entrambi i versanti alpini. Ricorda le quotidiane scarpinate mattutine fino alla stazione motrice, situata a monte della bidonvia di Monte Piselli, della quale fu primo macchinista.
Giovanni Giuliani, un altro appassionato evergreen e, per una vita, primo, infaticabile, collaboratore factotum dei maestri. E poi Franco Sirocchi, universalmente più noto come ’u gnom’, per trentadue anni filati responsabile degli impianti e della sicurezza della seggiovia di Monte Piselli, nonchè figlio di quel Giovanni Sirocchi, Sc’rocch’, il leggendario contadino sciatore, classe 1919, primo campioncino locale di questo sport e poi sherpa per i signorotti ascolani in gita verso una Montagna dei Fiori ancora vergine già negli anni Trenta.
Una pattuglia di inossidabili ultraottantenni con molto da ricordare e altrettanto da cui imparare. Racconti, i loro, ammantati di nostalgia e commozione ricordando quelli che non ci sono più. Filippo “Pino” Alesi per primo. Che ha costruito artigianalmente, con le proprie mani, nella falegnameria del padre, a Piagge, fra le mille cose che sapeva far bene, tutti i primi sci di legno, per i fratelli, la sorella, gli amici.
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Franco Sirocchi davanti alla stazione di arrivo della seggiovia di Monte Piselli

Il maestro Cagnetti in azione

Pino Alesi in gara nel 1960

Alesi al lavoro nella sua falegnameria

Alesi si costruisce da solo gli sci
Quando la neve in paese c’era per tre mesi all’anno, le prime curve sullo stretto si imparavano fra i viottoli e i pali dello slalom erano gli alberi nei boschi. Quando il primo rudimentale ski lift sul Colle della Luna, a quota 1.200 metri, nato nel 1953, doveva ancora sorgere e si andava su a piedi dal pianoro di Colle San Marco portandosi tutto in collo, con la pista improvvisata da dover battere prima, scalettandoci sopra tutti in fila.
Mirella Catalucci e Katia Cannella di Note a margine le moderatrici dell’incontro, promosso dalla padrona di casa, Alessandra Romanelli, del locale Circolo Piagge 80. A parlare di neve come manna benedetta che pioveva dal cielo, a nutrire, benevola, le coltivazioni, ad alimentare le neviere e il conseguente commercio del ghiaccio, e a riempire di gioia i cuori dei più giovani. Prima fonte di svago e divertimento, oltre che miglior mezzo di trasporto per scendere velocemente a valle dalla montagna, lo sci diventa uno sport grazie a Luciano Alesi, che lo importa dal profondo nord, dove, da militare, frequenta i primi corsi per allievi sciatori. Vincerà anche un campionato italiano militare nel 1954, Luciano, suscitando entusiasmo fra gli appassionati ascolani.

Luciano Alesi in gara nel 1956

I pionieri dello sci ascolano

Sandro e Pino Alesi con Cagnetti al centro
Che possono essere grati anche loro a Ernesto Bertoldi, l’alpinista gardenese che per tutto l’inverno del 1954 addestra al Colle della Luna gli scalpitanti ragazzi di Piagge. E all’U.n.e.s., l’azienda elettrica che, con lungimiranza, li assumerà nel proprio gruppo sportivo negli anni successivi. Proprio all’U.n.e.s., (Unione Esercizi Elettrici) fondata nel 1905 e poi accorpata nell’Enel dal 1962, opera un visionario destinato a lasciare, nella sua breve vita, sulle vicende della montagna degli ascolani una impronta profonda. Walter Pizi. Un visionario dal forte senso pratico, capace di trasformare velocemente i sogni in realtà, in nome del Bene comune.

Quello che resta oggi del rifugio Pizi in stato di completo abbandono
«Fu lui – ricorda Domenico Cagnetti – a ideare, progettare e far realizzare la prima cestovia, inaugurata nel 1964, che da San Giacomo portava fino a Monte Piselli. Dopo la sua prematura scomparsa intestammo alla sua memoria, dopo il rogo che distrusse l’albergo, il bellissimo rifugio seminterrato, andato in malora anch’esso insieme a tutto il resto. Oggi sentiamo molto la mancanza delle principali qualità che fecero grande Walter Pizi. La visione, la progettualità, l’azione».
E qui il discorso non può non scivolare sulla annunciata opera di rilancio in grande stile della stazione sciistica di Monte Piselli. Evocata, fra squilli di tromba, nei ricorrenti annunci dei politicanti, ma, di fatto, ancora al palo, mentre bussa alle porte, precipitazioni nevose permettendo, il secondo inverno con gli impianti di risalita desolatamente chiusi.

Piccoli sciatori guidati da Bruno Alesi
«Abbiamo sentito parlare di un nuovo impianto faraonico allo studio – dicono i maestri in coro – che prevede la stazione di partenza delle telecabine a San Giacomo. Di investimenti plurimilionari in un’opera certamente sovradimensionata rispetto alle reali esigenze e alle potenzialità della nostra zona. Ammesso e concesso che venisse mai realizzato, infatti, la sopravvivenza economica di un impianto del genere sarebbe, a nostro avviso, impossibile. Il numero dei passaggi giornalieri di utenti è realisticamente calcolato in circa 200.000 annui, necessari solo per riuscire coprire costi di gestione e del personale. Nella migliore delle ipotesi, anche comprendendo nel conto una ottimistica affluenza di bikers ed escursionisti nelle altre stagioni dell’anno, difficilmente si potrebbero raggiungere i 50.000 passaggi per anno. Sarebbe inevitabilmente segnata, secondo noi già in partenza, la sorte di un impianto di questo tipo. La stessa già toccata, dopo pochi anni dalla sua inaugurazione, alla prima cestovia: la bancarotta per i deficit di bilancio accumulati. Un grave errore che non possiamo assolutamente più permetterci di ripetere».

Una veduta del campo scuola di Monte Piselli negli anni 80 e dell’albergo andato a fuoco

I maestri di sci piaggesi
E allora quali sono le proposte alternative dei vecchi maestri, dettate da saggezza ed esperienza di oltre mezzo secolo sul campo?

-Lorenzo Alesi
«Investire sugli impianti realizzabili alle quote più alte possibili – auspicano tutti loro – una tendenza già in atto da anni, a causa dei gravi mutamenti climatici che affliggono la nostra epoca, un po’ in tutti i comprensori che non possono contare sull’altitudine. Quindi mantenere la partenza dalle Tre caciare di una seggiovia veloce, e ripristinare uno skilift a servizio del campo scuola che tutte le altre località ci invidiavano. Anche se i giorni sciabili a quella quota, a causa delle più scarse precipitazioni nevose, non sono più quelli di venti o trent’anni fa. Se poi i soldi avanzassero, ma ci sembra improbabile, da San Giacomo si potrebbe prevedere la partenza di una seconda seggiovia verso le Tre caciare, soprattutto per decongestionare la strada disastrata, altro serio problema da affrontare questo, che sale fino al parcheggio del rifugio. Una struttura di accoglienza, quest’ultima, che andrebbe anche ristrutturata e potenziata».
A sostegno delle tesi dei miti dello sci ascolano arriva il pensiero di un erede all’altezza della loro storia, e che ne condivide la stessa visione. Lorenzo Alesi.
Freerider estremo giramondo, pro skier negli ultimi angoli incantati e incontaminati del pianeta. Ambassador e testimonial di brand ecosostenibili nello sport out-door praticato in ambienti non strutturati o antropizzati, a tutela e salvaguardia di ambienti naturali meravigliosi e fragili. Gli ultimi a resistere (ma fino a quando?) sulla Terra. Pelli di foca per salire e neve fresca, silenzio e pace. Rispetto assoluto per la Natura in ogni sua forma. Reduce dalle Hawaii, jet lag ancora da smaltire.

Alesi in azione
«Sono nato in una famiglia e cresciuto in una comunità dalla straordinaria passione per la montagna e per lo sci – dice – dalle radici forti che porto con me ogni giorno nei luoghi più remoti, selvaggi e vergini del pianeta. Ma anche i più fragili, delicati e minacciati dal mutamento climatico. Anzi, lì, paradossalmente, avverti il pericolo e constati i danni già causati, più che altrove. Senti la nostra più totale insignificanza di fronte all’immensità della Natura, che domina la pochezza di noi, in fondo, intrusi».
Tutti ascoltano in silenzio quella che suona come una sentenza senza speranza, una condanna senza appello per il genere cosiddetto umano, unico responsabile di tutto. La sala è piena ma non si può non notare l’assenza di molti dei maestri più giovani. Undici solo a Piagge, che ha il record nazionale di numero di maestri di sci per abitante. Dispiace. Come dispiace che, oggi, una famigliola che voglia farsi una settimana bianca insieme sia costretta, per farlo, a contrarre prima un mutuo. Lo sci sta tornando ad essere sport d’elite, dopo il boom degli anni Ottanta e Novanta legato all’effetto traino dei trionfi e del carisma di Alberto Tomba sull’intero movimento.
Non si dimenticano, a casa Aquilone di Piagge, neppure quelli che allo sci club Monte Piselli hanno dato tanto nell’arco della sua lunga storia. Fra assenti e presenti si ricordano, fra gli altri, Giorgio Cittadini e Vittorio Giannelli, Piero Sirocchi, Vincenzo Gagliardi e Giovanni Bernardi, Luciano Botticelli e Giorgio Sospetti.

I neo maestri piaggesi nel 1970 da sinistra Bruno e Sandro Alesi con Domenico Cagnetti
Solo alcuni dei nomi e volti che, insieme ai relatori emozionati di questa bella serata di amacord, hanno contribuito, sacrificandosi, a tenere alta la bandiera dello sci ascolano in Italia. Ne è certo Domenico Cagnetti.
«Chi ha imparato a sciare a Monte Piselli non può temere nulla sulle Dolomiti – si è sempre vantato a ragion veduta – quassù troviamo neve ghiacciata al mattino presto, ottimale a metà giornata, molle e pesante nel pomeriggio. Una palestra di allenamento perfetta per acquisire e affinare lo stile in ogni condizione di fondo. Dovunque siamo andati ci hanno sempre dato atto del nostro livello superiore. Chi va più forte di noi – suole ancora bullarsi a ottantacinque anni – è truccato».

I tre maestri oggi















