Le opere di Dino Ferrari, finalmente, in mostra. Sabato 3 ottobre al Forte Malatesta il taglio del nastro, alle ore 18, della galleria antologica dedicata al grande e poliedrico artista ascolano scomparso ventisei anni fa. Resterà aperta e visitabile per oltre un mese, fino al 7 novembre, offrendo l’occasione imperdibile di un viaggio dentro un percorso artistico lungo più di settant’anni. Nelle dieci sezioni in cui è articolato, infatti, non ci saranno da ammirare solo ritratti e dipinti, disegni e immagini sacre su tela, ma anche documenti, fotografie, testimonianze, filmati d’epoca e oggetti appartenuti all’artista. Amati come il suo sassofono, che sapeva suonare benissimo negli anni a cavallo della maledetta guerra combattuta sul fronte slavo.

Ascoli, anni 60. Ferrari (a destra) con il suo allievo Gaetano Carboni
Nella mostra, anche multimediale, i pezzi originali provenienti dal suo leggendario studio, dove lavorò, ininterrottamente, per quarant’anni, faranno rivivere il suo immenso talento e i suoi memorabili alterchi. In collaborazione con il Comune di Ascoli Piceno e i suoi musei civici, il Circolo Cittadino, la Frida Art Academy e curata da Carlo Bachetti Doria, con la direzione artistica di Zeno Rossi, la mostra è il premio soprattutto ai decennali sforzi dell’Archivio Dino Ferrari, da cui è stata fortemente voluta.
L’unico figlio dell’artista ascolano, Valentino, e l’unico nipote, Marco, non hanno mai smarrito la loro determinazione nel perseguire questo obiettivo, neppure per sfinimento, nei lunghi anni di istanze e di attese, di promesse e di rinvii, succedutisi. L’Archivio Dino Ferrari sono loro. Primi e più appassionati custodi di un patrimonio che non è solo affettivo, culturale, o materiale, ma che è, soprattutto, alfiere di Memoria da tramandare. Di sacrosanti meriti da riconoscere. Sono i due primi a vincere la loro nobile “battaglia”, condotta nell’ultimo quarto di secolo, al solo scopo di vedere accordata a Dino Ferrari dignità di figurare a pieno titolo fra gli interpreti più versatili, autorevoli, longevi e prolifici dell’Arte dell’intero Novecento.
Dai primi disegni su tavolette e cartone, nel 1926, quando aveva soli undici anni, fino alla Crocifissione con predella raffigurante la Via Crucis del 2000, a cui il maestro lavorò negli ultimi giorni della sua vita. Attraverso una evoluzione continua di svariati stili ed epoche pittoriche nell’arco di cinque secoli, che lui ha navigato con la stessa disarmante sicurezza, dando vita a una produzione, quantitativamente e qualitativamente, straordinaria. Un eccelso ritrattista e interprete fedele e sensibile di stili non omogenei, che non rinuncerà mai a ricercare, comunque, un proprio personale linguaggio pittorico, ben oltre gli steccati dei vari “ismi” che si succederanno nel Novecento. Ma, ancora oggi, la presenza di opere di Dino Ferrari è minima nella civica Pinacoteca e, addirittura, nulla nella galleria di arte moderna “Licini” al Polo Sant’Agostino. Carenze deplorevoli che anche questa qualificata mostra potrà e dovrà contribuire, auspicabilmente, in futuro, a colmare. Legittima, intanto, la soddisfazione della sua famiglia.

Anni 70, Ferrari si affaccia dal balcone del suo studio in Piazza Sant’Agostino
«Siamo impazziti, ma siamo molto contenti di avercela fatta – commenta il nipote Marco Ferrari – è venuta fuori, alla fine, una cosa grossa, una mostra importante. Era dal 2014, l’anno della celebrazione del centenario dalla nascita di Dino nel salone della Vittoria, che non si metteva in cantiere una iniziativa di questo spessore. Il riscontro che abbiamo avuto sui nostri social, infatti, fin dal primo annuncio pubblico, in agosto, che questa mostra si sarebbe fatta, è stato enorme. C’era molta attesa, non solo da parte nostra, per la realizzazione di questo evento, finalmente all’altezza del personaggio, e si può facilmente prevedere una massiccia affluenza di visitatori».
Un atteso, pubblico, attestato di stima nei confronti dell’artista ascolano a cui ha contribuito in parte, ci viene riconosciuto con piacere anche dalla sua famiglia, la storia della sua vita pubblicata dal nostro giornale – leggi qui pezzo uscito il 18 gennaio 2025 – quasi due anni fa. L’estro di Dino Ferrari vive nelle collezioni private e in tante chiese cittadine e della provincia. La decorazione della gigantesca abside del Sacro Cuore, un minuscolo ma bellissimo San Giuseppe da Copertino in quella di San Francesco, o, numerose, nel Convento delle suore Concezioniste, fra le tante sue chicche presenti in città.
Qualcuna, per l’occasione, verrà prestata per essere esposta alla Fortezza Malatesta. Anche di grandi dimensioni, come il celeberrimo Urlo del Cristo morente, opera il cui posizionamento all’interno della chiesa di Villa Sant’Antonio, aspramente contestato dal maestro, fu all’origine di una lunga e pepata controversia con il parroco, don Costantino Caioni. Nonostante il fatto che la maggior parte delle grandi commissioni pubbliche gli arrivassero proprio dal mondo religioso.

Fine anni 80. Ferrari nel suo studio in posa davanti alla sua Crocifissione con predella
La più famosa delle tante dispute, anche veementi, che hanno caratterizzato il suo rapporto tormentato, il dialogo polemico, spesso acceso ma mai interrotto, con la vita culturale cittadina. Che riempirono tutta la vita di Dino Ferrari, vissuta, per intero, sempre e solo di arte. Come bisogno irrinunciabile di esprimere un talento puro, innato, e come unico sostegno economico anche in anni non certo facili. Vissuta con generosità, sia nel trasmettere ai più giovani insegnamenti e passione, sia nel dare continuo sfogo alla sua furia creativa non comune. Costellata da mille aneddoti che rivelano del suo carattere schietto, fumantino, a volte insopportabile, sempre intollerante alle ingiustizie, alle ipocrisie e, soprattutto, alle critiche, ritenute da lui mediocri, di frequentatori, abituali e non, della sua Galleriola nel palazzo Laudi Migliori in Piazza Sant’Agostino, nel centro di Ascoli. Semplici visitatori, aspiranti clienti, famosi esperti del settore, ma anche amici o committenti abituali e potenti, a causa di qualche parola sgradita finirono vittime delle sue plateali e sanguigne reazioni.
Al taglio del nastro di Forte Malatesta ci saranno i vertici della Bcc Banca del Piceno, alla guida della nutrita cordata di imprenditori locali che hanno contribuito alla realizzazione di questa storica iniziativa. Interverrà anche tutto il gotha della politica, delle amministrazioni pubbliche e i rappresentanti delle Istituzioni culturali locali.
Chissà quanti di loro sarebbero già finiti da tempo fra i tanti “maledetti”, nella affollata galleria di personaggi che Ferrari aggiornava continuamente all’ingresso del suo studio. Era solito raffigurarvi ed esporre ben visibili, provocatoriamente, tutti quelli che lui riteneva autori di torti ai suoi danni, accompagnandone le caustiche caricature con rabbiose invettive, figure diaboliche e impiccati. Didascalie sarcastiche e anatemi, anche in rima baciata, qualificavano i componenti di un “girone dei reprobi” ai quali veniva così vietata, perché fortemente sgradita, presenza nel suo studio. Ma, almeno oggi, quell’”animo tumultuoso in perenne sfida con sé stesso” come ben lo descrive Daniele De Angelis nella sua bellissima biografia del 2014, ha motivo anche lui, da qualche parte, per essere contento. Finalmente.
Le storie di Walter: Dino Ferrari, carattere impossibile e genio assoluto














