San Benedetto prova a cambiare passo e a ridisegnare il proprio peso istituzionale. Il Consiglio comunale, nella seduta di sabato 26 settembre, si compatta e mette nero su bianco il sostegno al percorso per il riconoscimento della città come co-capoluogo della provincia, insieme con Ascoli Piceno. Una battaglia che questa volta supera le appartenenze politiche e punta direttamente a modificare un assetto amministrativo considerato non più adeguato alla realtà del territorio.

 

Al centro della discussione c’è la proposta di legge numero 2844, presentata alla Camera il 13 marzo 2026 dall’onorevole Giorgio Fede. Il testo introduce un criterio legato alla popolazione residente: quando un comune non capoluogo supera demograficamente il capoluogo provinciale, può essere riconosciuto come co-capoluogo. È il caso di San Benedetto, che conta circa 47 mila residenti, a fronte dei poco più di 45 mila di Ascoli Piceno.

 

Un riconoscimento che, nelle intenzioni dei promotori, non avrebbe soltanto un valore simbolico. Lo status di co-capoluogo garantirebbe infatti una piena equiparazione sul piano istituzionale, con possibili ricadute anche sull’accesso a bandi e finanziamenti pubblici e sulle opportunità di localizzazione di uffici ed enti.

 

La seduta consiliare di sabato 26 settembre

La mozione è arrivata in aula su impulso dei consiglieri Antonio Sante Alfonsi e Fabio Urbinati, raccogliendo il testimone di battaglie già portate avanti negli anni scorsi da esponenti politici come Rosaria Falco e Marco Curzi. Una continuità che ha trovato una sintesi trasversale.

 

Nel presentare l’atto, Alfonsi ha evidenziato come la realtà del territorio sia profondamente cambiata rispetto all’epoca in cui venne definito l’attuale assetto amministrativo. San Benedetto, infatti, non offre servizi soltanto ai propri residenti, ma rappresenta un punto di riferimento per un bacino molto più ampio, sostenendo quotidianamente una forte pressione su mobilità, urbanistica, sanità, sicurezza e servizi.

 

A fronte di questo ruolo, però, secondo i promotori della mozione permane uno squilibrio nell’accesso alle risorse. Alcuni strumenti nazionali per la rigenerazione urbana e i finanziamenti straordinari hanno infatti previsto condizioni o riserve favorevoli ai comuni capoluogo, lasciando fuori realtà che, pur avendo un peso demografico ed economico rilevante, non dispongono di quello status.

 

A rafforzare il fronte unitario è intervenuto anche il sindaco Nicola Mozzoni, proponendo un emendamento alla mozione. Per il primo cittadino, quella del co-capoluogo deve diventare una priorità dell’intera comunità, andando oltre il semplice dato demografico. San Benedetto e Ascoli, secondo Mozzoni, sono due poli differenti ma complementari: da una parte il capoluogo storico e amministrativo, dall’altra un centro con una forte vocazione industriale, commerciale e turistica. Una realtà che, secondo l’amministrazione, merita di essere riconosciuta anche sul piano istituzionale.

 

«San Benedetto rappresenta, nel quadro territoriale Piceno, una delle poche realtà in continua crescita, l’abbiamo visti anche negli ultimi dati demografici, le altre città invece stanno calando – ha detto il primo cittadino -. Questa situazione chiaramente determina un disallineamento tra le funzioni territoriali. Una cosa molto importante che secondo me va trattata e va quindi portata avanti in una nuova proposta o in una proposta analoga di cui parleremo è il fatto che già la Regione riconosce una FUA, quindi una Functional Urban Area, di San Benedetto insieme ad altri sette Comuni limitrofi e questa FUA rappresenta il 51% delle imprese di tutta la provincia di Ascoli. Sette comuni contro 33: 51%».

 

«Rappresentiamo l’85% delle presenze turistiche – ha proseguito Mozzoni -. Abbiamo una stazione ferroviaria che è la principale del territorio, abbiamo il porto, abbiamo l’uscita dell’autostrada; sono tutti punti sensibili che portano anche con sé problemi eventualmente di sicurezza. Dunque occorre attivarsi tempestivamente in tutte le sedi istituzionali opportune, quindi anche Regione Marche, Parlamento, e Governo. Soprattutto la Regione deve essere con noi in questa battaglia, questo è chiaro, anche l’attuale Provincia, per sostenere il percorso istituzionale volto al riconoscimento di San Benedetto del Tronto quale comune co-capoluogoprovinciale; a promuovere un confronto istituzionale con i sindaci dei comuni della provincia di Ascoli Piceno finalizzato ad approfondire e rappresentare nelle sedi competenti l’attuale struttura territoriale del Piceno e il ruolo svolto dai suoi differenti poli urbani. Noi siamo due poli forti allo stesso modo, noi abbiamo un polo economico, in un certo modo siamo complementari ed è normale che debba essere riconosciuto questo, e questo va portato avanti con tutte le forze, le forze di tutto il Consiglio Comunale».

 

Nel dibattito non sono mancate le proposte per rendere più incisiva l’azione politica. Il capogruppo Pd Zappasodi ha chiesto un impegno costante nei confronti della Regione Marche e dei livelli di governo nazionale. Paolo Canducci ha invece invitato a precisare il testo per evitare che il co-capoluogo venga interpretato come una semplice conferma della presenza delle istituzioni ad Ascoli, sottolineando la possibilità di portare sulla costa uffici ed enti.

 

Rosaria Falco ha rivendicato la necessità di archiviare la logica della «paternità» delle precedenti iniziative per concentrarsi su un obiettivo comune. Urbinati ha richiamato invece la storia della provincia picena, i rapporti con la nascita della provincia di Fermo e i costi sostenuti dal territorio, proponendo anche un confronto con altre città marchigiane impegnate in battaglie analoghe, a partire da Fano.

 

Alla fine, con gli emendamenti maturati durante il confronto in aula, è arrivato il via libera alla mozione, approvata all’unanimità, tra gli applausi dell’emiciclo. Il Consiglio comunale impegna così il sindaco e la Giunta ad attivarsi presso Regione Marche, Parlamento e Governo per sostenere la proposta di legge 2844 e ogni altra iniziativa utile al riconoscimento di San Benedetto come co-capoluogo.

 

Una partita che, dopo anni di discussioni, ora prova a uscire dai confini della politica locale. E a bussare direttamente alle porte di Roma.

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