Il Consiglio comunale di San Benedetto mette nero su bianco gli indirizzi che dovranno guidare le future nomine e designazioni dei rappresentanti del Comune negli enti e nelle società partecipate. Un passaggio presentato dalla maggioranza come necessario per dotare la nuova amministrazione di un quadro di regole chiaro, ma che in aula ha finito per accendere il confronto soprattutto su un punto: quanto quei principi saranno realmente applicati alle nomine ormai imminenti.

 

La delibera, illustrata dal sindaco Nicola Mozzoni, è stata approvata con 16 voti favorevoli, 5 astensioni e 2 contrari. Il provvedimento stabilisce una serie di criteri destinati a orientare le scelte del Comune: dalla trasparenza alla pubblicità delle candidature, con la raccolta di curricula, fino alla verifica dei requisiti di onorabilità, dell’assenza di incompatibilità e conflitti di interesse e delle competenze tecnico-amministrative e giuridiche. Previsto anche il rispetto dell’equilibrio di genere, il limite di due mandati consecutivi nello stesso ente o società e, come regola generale, il ricorso alla figura dell’amministratore unico, lasciando l’eventuale scelta di un organo collegiale a una motivazione da fornire in assemblea.

 

Il sindaco ha spiegato che, dopo l’insediamento della nuova amministrazione, si è ritenuto necessario definire gli indirizzi fondamentali per garantire continuità amministrativa e gestionale agli organismi partecipati. La disciplina complessiva, però, arriverà con un successivo regolamento sulla governance delle partecipate, da approvare entro 90 giorni. «In questa fase procediamo all’adozione dei soli indirizzi fondamentali e inderogabili di competenza consiliare, demandando a un successivo provvedimento l’approvazione di un apposito regolamento», ha detto Mozzoni. Ed è proprio qui che si è aperta la partita politica.

 

Fabio Urbinati, pur riconoscendo diversi elementi positivi nel provvedimento, ha invitato la maggioranza a evitare che gli indirizzi rimangano semplicemente sulla carta. «Spero che questa delibera non rimanga solo una delibera di buoni propositi», ha affermato, sottolineando in particolare l’importanza della raccolta dei curricula e dell’apertura delle procedure a una platea più ampia rispetto alle tradizionali logiche politiche. «C’è stata sempre una nomina che derivava, diciamolo chiaramente, soprattutto dal rispetto degli equilibri politici», ha osservato. Urbinati ha insistito anche sulla parità di genere, chiedendo che venga perseguita anche al di là degli obblighi strettamente previsti dalla legge. E ha guardato soprattutto alle prossime scadenze, puntando i riflettori sul Centro Agroalimentare.

 

La seduta consiliare di sabato 26 settembre, che ha affrontato l’argomento

Secondo il consigliere, dopo l’approvazione dei nuovi indirizzi sarebbe difficile non arrivare alla scelta di un amministratore unico. Sullo sfondo, il rinnovo delle cariche previsto tra pochi giorni. «Dopo l’approvazione di questa delibera non so come si farà la prossima settimana a non nominare un amministratore unico al Centro Agroalimentare Piceno», ha dichiarato Urbinati, annunciando ulteriori interventi sul tema anche in occasione della discussione sul consolidato. Ancora più netto Paolo Canducci, che ha spostato il fuoco della critica sull’efficacia immediata del provvedimento.

 

Il consigliere ha riconosciuto che il testo contiene principi condivisibili, ma ha contestato il fatto che molti di essi siano già previsti dalla normativa e che, soprattutto, la delibera rischi di non incidere sulle scelte più ravvicinate. «Non contesto il contenuto, perché ricalca molte cose già previste dal testo unico. Però penso che questa delibera non serva a niente oggi», ha affermato, richiamando anche la recente nomina del Cda della Multi Servizi, che a suo dire sarebbe avvenuta senza l’avviso pubblico ora previsto dagli indirizzi.

 

Il punto più delicato, per Canducci, è però rappresentato dalla clausola di prima applicazione, che consente di derogare alla pubblicazione preventiva dell’avviso nel caso di procedure già convocate o di scadenze ravvicinate. Una previsione che, secondo l’opposizione, rischia di lasciare proprio sulle prossime nomine quei margini di discrezionalità che la nuova delibera dovrebbe invece contribuire a ridurre. Da qui le domande rivolte direttamente al sindaco: «Applicherà il limite del doppio mandato la prossima settimana? Rispetterà la regola dell’amministratore unico?». Nel mirino del consigliere è finita anche la Start, indicata come esempio di una società il cui consiglio di amministrazione sarebbe composto esclusivamente da uomini. Canducci ha chiesto al Comune di utilizzare il proprio ruolo di socio per promuovere concretamente la parità di genere e, dove necessario, intervenire anche sugli statuti. «Se oggi votiamo indirizzi fondamentali e inderogabili, il sindaco deve andare dagli altri soci e dire che bisogna applicare la parità di genere», ha sostenuto.

 

La consigliera Maria Elisa D’Andrea ha invece scelto una posizione più fiduciosa, annunciando il voto favorevole. Ha definito la delibera necessaria, pur arrivata a suo giudizio in ritardo, e ha spiegato di voler dare credito al sindaco sulla sua concreta attuazione. «Non mi sento in questo momento di dire che il sindaco abbia preparato una delibera formale che poi non troverà applicazione. Presumo invece che l’abbia preparata perché essa trovi applicazione», ha affermato. Positivo, per D’Andrea, anche il richiamo alla competenza e alla professionalità dei candidati, oltre alla previsione dei 90 giorni per arrivare al regolamento sulla governance.

 

A chiudere il confronto è stato lo stesso Mozzoni, che ha rivendicato la scelta di portare subito in Consiglio gli indirizzi generali e ha confermato l’intenzione di completare il percorso con il regolamento. «Sicuramente bisogna fare un regolamento, questo è chiaro, è davanti agli occhi di tutti. Lo faremo insieme in sede di commissione», ha detto il sindaco. La delibera, dunque, è passata, ma il vero banco di prova sembra essere già dietro l’angolo. Il Consiglio ha fissato le regole, ora la maggioranza dovrà dimostrare come intende applicarle.

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