«Sulle concessioni balneari siamo entrati nella fase decisiva e non possiamo pensare che ogni Comune costiero delle Marche proceda da solo, costruendo autonomamente interpretazioni, consulenze e procedure. La Regione convochi subito i Comuni, Anci, associazioni di categoria e rappresentanze dei lavoratori e apra un coordinamento politico e tecnico stabile».

Francesco Ameli
A chiederlo sono Francesco Ameli, segretario provinciale del Pd Piceno, e Marco Giobbi, segretario del Pd di San Benedetto. La richiesta arriva mentre i Comuni stanno iniziando ad affrontare concretamente la predisposizione delle future procedure per le concessioni demaniali.
«Oggi il quadro è molto disomogeneo – dicono – alcune amministrazioni hanno già costituito tavoli tecnici o avviato ricognizioni, altre stanno aggiornando i Piani spiaggia, mentre soprattutto i Comuni più piccoli rischiano di non avere al proprio interno tutte le competenze necessarie per affrontare una materia giuridicamente e amministrativamente così complessa. Non è ragionevole che ognuno debba cercarsi da solo consulenti e soluzioni per problemi che riguardano l’intera costa marchigiana».
La necessità di un coordinamento è tanto più evidente perché lo stesso percorso nazionale sul bando-tipo è stato avviato per arrivare a criteri più uniformi e dare maggiore certezza ad amministrazioni e operatori. Inoltre, nella stessa programmazione regionale è indicato un ruolo della Regione nel coordinamento istituzionale e nel supporto ai Comuni per le nuove procedure.

Marco Giobbi
«La Regione non deve sostituirsi ai Comuni, ma deve offrire una regia, supporto tecnico e giuridico e indirizzi condivisi sui nodi più delicati: criteri di gara, durata delle concessioni, investimenti effettuati, indennizzi, tutela delle piccole imprese, continuità dei servizi, clausole occupazionali e rapporto con i Piani spiaggia – vanno avanti due esponenti dem -. Il rischio dell’ordine sparso non è soltanto quello di avere ventitré modelli differenti. È soprattutto quello di moltiplicare ricorsi, contenziosi e sospensioni, con il pericolo concreto di bloccare le procedure e trascinare l’incertezza fino alla stagione balneare 2028. Considerato che il termine del 30 settembre 2027 rappresenta il limite massimo della fase transitoria, arrivare impreparati significherebbe aumentare ulteriormente i problemi per Comuni, imprese, lavoratori e turisti».
«Nel Piceno la questione riguarda San Benedetto, Grottammare, Cupra Marittima e Massignano, ma è un problema regionale e coinvolge soprattutto i comuni più piccoli – concludono Ameli e Giobbi -. Serve quindi velocemente un tavolo permanente che accompagni tutti i Comuni verso le prossime scadenze e riduca al minimo il rischio di contenzioso e disorganizzazione. Aspettare significa soltanto aumentare la confusione».














