Ci sono casi che, come la polvere, questo paese chiamato Italia tende costantemente a nascondere sotto il tappeto della propria coscienza. Procurando vergogna a chi ancora crede in qualcosa. Nella giustizia, ad esempio. Nel rispetto degli esseri umani. E nella sacralità della vita.

Nazzareno Filippini
La lista, purtroppo, è lunga. Scorrendola, ve n’è uno che riguarda da vicino le cento torri ed un mondo pieno di contraddizioni, vale a dire quello che ruota attorno al pallone. La lancetta va riportata indietro, però. Esattamente al 9 ottobre del 1988, giorno in cui un tifoso dell’Ascoli veniva barbaramente ucciso al termine della partita casalinga contro l’Inter, aggredito e picchiato fino alle estreme conseguenze all’esterno del “Del Duca”. Si chiamava Nazzareno Filippini, per tutti Reno. Aveva 32 anni. Morì all’ospedale di Ancona dopo una settimana di coma. La sua scomparsa ebbe eco nazionale, in tempi in cui gli scontri dentro e fuori dagli stadi finivano spesso al centro delle cronaca nera, non solo in Italia.
Per quell’omicidio nessuno è mai stato condannato. Calci, pugni, bastoni e pietre restano senza un volto, nonostante sulle prime furono arrestati cinque ultras nerazzurri appartenenti al gruppo “Viking”: senza prove, soprattutto per tre di loro che parteciparono direttamente alla rissa, vennero rimessi tutti in libertà nel 1989.
Da quel momento, il ricordo di Reno è rimasto senza pace. Senza indagini che abbiano portato a qualcosa. Senza colpevoli. Ma resta integro nel tempo, per fortuna. Come un monito che resta lì, indelebile. Con un dolore rimasto immutato, soprattutto per chi gli voleva bene e per gli affetti a lui più cari. Su tutti la cara madre Maria, donna di grande dignità e spessore, purtroppo scomparsa nel 2015 senza che l’amato figlio avesse trovato quella pace tanto anelata. Ventisette anni di dolore silenzioso, per lei.

I funerali del giovane. Tra in presenti anche il presidente Rozzi
Trentotto esatti, invece, ne sono passati da quel pomeriggio. Doveva essere un giorno di sport e di festa. Un pomeriggio di Serie A. Divenne una pagina nera per tutti. Oggi resta una lapide, a pochi metri del luogo in cui Reno fu ucciso, con fiori e commemorazioni che ogni anno riportano la mente di tutti a quei drammatici momenti. Ma resta pure un ricordo limpido, che va tenuto vivo a tutti i costi. Nonostante un tappeto rosso di vergogna, sotto cui qualcuno continua ancora a nascondere la polvere.

La lapide














