I ragazzi manifestano davanti al “Fermi”

 

Rumori durante le lezioni, polveri, laboratori inaccessibili e percorsi più lunghi per raggiungere gli ingressi disponibili. Sono le problematiche denunciate dagli studenti dell’Istituto tecnico tecnologico “Fermi” di Ascoli, che ieri, 10 ottobre, hanno manifestato per chiedere una riorganizzazione dei lavori in corso nell’edificio scolastico.

La protesta, spiegano i ragazzi, non è diretta contro gli interventi di ristrutturazione, ma contro le modalità con cui vengono eseguiti durante l’orario scolastico. L’obiettivo è consentire il regolare svolgimento delle lezioni, limitando i disagi e garantendo condizioni adeguate per chi frequenta quotidianamente l’istituto: «Ogni giorno siamo costretti a trascorrere cinque-sei ore all’interno di una scuola dove sono presenti teli di plastica, barricate in legno e aree interessate dai lavori praticamente ovunque». Una situazione che, secondo i ragazzi, non può essere considerata normale in un ambiente destinato allo studio.

Aree interdette

Tra le richieste c’è quella di concentrare nel pomeriggio, e se necessario fino a tarda sera, le lavorazioni più rumorose e quelle che producono polveri. Anche operazioni come lo scarico dei calcinacci e dei materiali di lavorazione, sostengono, dovrebbero essere organizzate in modo da non interferire con le lezioni.

I lavori hanno inoltre reso inaccessibili alcuni laboratori, con ripercussioni sul programma scolastico e sulla possibilità per docenti e studenti di svolgere regolarmente le attività pratiche. Particolare preoccupazione riguarda chi soffre di allergie o sensibilità alle polveri, per cui la situazione può rendere difficile frequentare le lezioni.

A questo si aggiungono le difficoltà legate alla chiusura di alcuni ingressi. I percorsi alternativi, spiegano gli studenti, possono provocare ritardi all’inizio delle lezioni e creare problemi a chi deve raggiungere i mezzi pubblici per tornare a casa.

 

Il dirigente Ado Evangelisti

A spiegare la situazione è il preside dell’istituto, Ado Evangelisti, che riconosce i disagi segnalati dagli studenti, ma richiama anche l’importanza degli interventi in corso.

«I lavori si stanno protraendo più del previsto e inevitabilmente creano disagio. Lo dicono gli studenti che ieri hanno manifestato, ma lo sappiamo bene anche noi. Tuttavia, sono molto importanti perché ci restituiranno un edificio scolastico antisismico», afferma il dirigente.

Il giorno precedente alla manifestazione, il presidente della Provincia Fabio Salvi e il responsabile del settore Edilizia scolastica, Gianluigi Capriotti, si erano recati a scuola per incontrare Evangelisti, i rappresentanti d’istituto e delle classi e un rappresentante dell’impresa incaricata dei lavori. In quell’occasione, riferisce il preside, i ragazzi avevano esposto in modo puntuale le criticità riscontrate.

 

La scuola come un cantiere

Gli interventi interessano un’ampia ala dell’edificio che si affaccia su via della Repubblica. Alcune aree sono interdette per ragioni di sicurezza e anche gli spostamenti interni risultano più complicati: per raggiungere la segreteria, ad esempio, è necessario affrontare un percorso più lungo.

 

«Siamo in costante contatto con la Provincia e con l’ingegner Capriotti, con i quali c’è un dialogo continuo», spiega Evangelisti.

«La Provincia – aggiunge – sta sollecitando l’impresa, che ha sede all’Aquila, e l’ha invitata ad adottare misure per ridurre i disagi: tra queste, svolgere nel pomeriggio e la domenica le lavorazioni più impattanti e sigillare l’ala interessata dal cantiere per attutire i rumori.

Un trapano lo possiamo sopportare, ma con le opere di demolizione è un po’ più complicato», osserva il dirigente, distinguendo tra gli interventi meno invasivi e quelli che incidono maggiormente sull’attività didattica.

 

La prospettiva auspicata dalla scuola, ma anche dall’Ente, è quella di poter riavere a disposizione gli spazi interessati dai lavori subito dopo le vacanze di Natale.

 

Gli studenti chiedono quindi che il confronto avviato porti a soluzioni concrete: «Non chiediamo di bloccare i lavori: chiediamo che vengano organizzati in maniera tale da permettere il loro proseguimento senza compromettere il diritto degli studenti a frequentare la scuola in condizioni sicure, adeguate e compatibili con il normale svolgimento delle attività didattiche».

 

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