Ci sono montagne che si raccontano attraverso le cime, i boschi e i sentieri. E poi ci sono quelle che si capiscono davvero ascoltando chi le abita ogni giorno: chi si alza all’alba per accudire il bestiame, chi trasforma i frutti della terra in un’attività economica, chi accoglie i visitatori in un vecchio casale di famiglia e chi, senza aspettarsi nulla in cambio, ripulisce un sentiero perché possa essere percorso ancora.

 

Tra Arquata del Tronto e Acquasanta Terme, nel cuore del Piceno ferito dal terremoto del 2016, restare non è soltanto una scelta affettiva. Significa costruire un equilibrio tra lavoro, reddito, servizi, collegamenti e qualità della vita. Dieci anni dopo le prime scosse, mentre la ricostruzione continua a ridisegnare paesi e frazioni, la domanda va oltre il recupero degli edifici: che cosa serve perché queste comunità possano tornare a essere luoghi in cui vivere e lavorare, e non soltanto mete da visitare?

Le risposte passano attraverso esperienze diverse, ma legate da un elemento comune: la montagna può avere un futuro se le sue risorse diventano opportunità concrete per chi le custodisce.

 

Faete, il latte come impresa di famiglia

Una vista dal sentiero Faete-Spelonga

A Faete, frazione di Arquata del Tronto, la storia dell’azienda agricola di Simone Paci racconta come una tradizione possa rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. L’attività, arrivata alla terza generazione, alleva bovini di razza Pezzata Rossa e trasforma il latte in formaggi, yogurt e altri prodotti. Una filiera che parte dai pascoli dei Monti di Arquata e punta a valorizzare direttamente la materia prima.

La scelta di trasformare il latte in azienda è importante per un’impresa di montagna: significa provare a trattenere una parte maggiore del valore della produzione, anziché fermarsi alla vendita della materia prima. Ma per rendere sostenibile questo modello occorre raggiungere clienti e mercati, organizzare la distribuzione e contenere i costi di produzione e trasporto.

È qui che si misura la possibilità di fare impresa nelle aree interne. La qualità del prodotto e il legame con il territorio sono punti di partenza, ma devono essere accompagnati da una rete commerciale, strumenti di promozione e servizi adeguati. Per aziende di dimensioni contenute, la distanza dai centri di consumo può diventare un costo rilevante e condizionare le possibilità di crescita.

La storia di Faete mostra così una delle strade possibili: non abbandonare il mestiere ereditato, ma adattarlo alle esigenze di un mercato che chiede prodotti riconoscibili, qualità e capacità di raccontare la loro origine.

Umito, l’accoglienza nasce dalla famiglia e dalla terra

Agriturismo “Laga nord”

A Umito, nel territorio di Acquasanta Terme, il casale dell’agriturismo Laga Nord racconta un’altra possibilità di vivere la montagna. La struttura nasce da una proprietà di famiglia e dal percorso avviato nel 2002 da Fausta Lida e Ascenzio Santini, che hanno unito ospitalità, ristorazione e fattoria didattica, mantenendo un legame diretto con l’ambiente e le tradizioni agricole locali.

Qui il paesaggio non è soltanto uno sfondo: i boschi, i castagneti, i borghi e le conoscenze legate alla vita rurale diventano parte dell’esperienza offerta agli ospiti. È un patrimonio che può generare lavoro e attirare visitatori interessati a un turismo diverso da quello delle mete più frequentate.

Resta, però, il problema della continuità. Un’attività ricettiva in un’area montana deve fare i conti con la stagionalità, la necessità di promuoversi, la disponibilità di personale e la capacità di attirare visitatori anche fuori dai periodi di maggiore affluenza. Per consolidare queste imprese è fondamentale collegare l’ospitalità alle produzioni locali, ai percorsi escursionistici, agli eventi e alle altre attività presenti nell’area.

Anche la cura dei castagneti rappresenta una questione economica e ambientale. Il territorio acquasantano custodisce una lunga tradizione castanicola, ma la manutenzione degli alberi, i problemi fitosanitari e il ricambio generazionale richiedono lavoro e competenze. Conservare questo patrimonio significa preservare una risorsa produttiva oltre che un elemento dell’identità locale.

 

Arquata, i sentieri riaperti dai volontari

Ad Arquata del Tronto, la ricostruzione della comunità passa anche da luoghi che non compaiono nei grandi piani per gli edifici: i sentieri, le fonti, le aree di sosta e gli antichi collegamenti tra le frazioni.

L’area di Fonte “Le Cacere” riqualificata dai volontari di “Arquata Potest”

Ad Arquata del Tronto, recuperare un sentiero significa ricostruire anche un legame tra i luoghi e le persone. Con il progetto Camminarquata, l’associazione Arquata Potest lavora per riportare alla percorribilità gli antichi tracciati che collegavano gli abitati, restituendo valore a percorsi che fanno parte della memoria della comunità. L’associazione, nata nel 2011, cura una rete di oltre 150 chilometri di sentieri e ha realizzato interventi anche nelle aree di sosta, come quella di Fonte Le Cacere, a 1.360 metri di altitudine.

Dietro un sentiero percorribile c’è un lavoro che non si esaurisce nella riapertura iniziale: occorre liberare i tracciati dalla vegetazione, controllare le condizioni del fondo, ripristinare la segnaletica e intervenire periodicamente per mantenerli accessibili. È un impegno che richiede tempo e continuità e che contribuisce a rendere la montagna fruibile non soltanto agli escursionisti, ma anche a chi abita nelle frazioni.

La sfida è fare in modo che il turismo legato ai percorsi produca ricadute per il territorio, portando i visitatori a fermarsi nelle strutture ricettive, nei ristoranti e nelle attività locali. Dietro un percorso accessibile ci sono ore di lavoro: pulizia della vegetazione, manutenzione, sistemazione degli spazi e cura della segnaletica. Attività che rendono fruibile il patrimonio naturale, ma che possono avere anche una ricaduta economica se chi arriva per camminare trova strutture ricettive, ristoranti e produttori a cui rivolgersi.

Il turismo escursionistico, infatti, non genera automaticamente reddito. Perché gli arrivi si traducano in opportunità per il territorio, occorre che i visitatori si fermino, conoscano le attività locali e abbiano la possibilità di acquistare prodotti o usufruire dei servizi.

I sentieri, inoltre, non servono soltanto ai turisti. Conservare i collegamenti storici tra gli abitati significa mantenere viva la memoria dei luoghi e restituire accessibilità a un territorio frammentato in tante frazioni. Il volontariato contribuisce così a un lavoro più ampio, che affianca alla ricostruzione materiale la cura degli spazi comuni e delle relazioni.

Un impegno che si inserisce in una strategia più ampia: proprio per questo, infatti, si sta investendo molto sul turismo lento e sui cammini dell’Italia centrale, un asset fondamentale su cui anche la struttura commissariale ha dedicato risorse importanti.

 

«Transumanze di idee», fare rete per superare l’isolamento

I volontari di Arquata Potest durante una delle iniziative dell’associazione

La necessità di collaborare emerge anche dal progetto Transumanze di idee: dal Tronto all’Aso, connessioni, comunità, luoghi, tradizioni Comuni, promosso da Arquata Potest e finanziato dalla Fondazione Carisap attraverso il bando dedicato alle reti per la valorizzazione delle aree montane interne.

Il progetto coinvolge realtà di Arquata del Tronto, Acquasanta Terme, Montegallo, Montemonaco, Palmiano, Roccafluvione e Venarotta, con l’obiettivo di costruire una rete stabile tra associazioni, organizzazioni del Terzo settore e amministrazioni locali. Tra le finalità ci sono la condivisione delle competenze, il coordinamento delle iniziative e la valorizzazione delle risorse culturali e territoriali.

La sfida è passare dagli incontri alle collaborazioni che durano nel tempo. Un calendario condiviso, la promozione coordinata delle iniziative e una mappatura delle risorse possono aiutare le associazioni a evitare sovrapposizioni e a raggiungere un pubblico più ampio. Ma una rete funziona davvero quando mette in comune anche competenze, contatti e capacità organizzative.

Per i piccoli comuni montani, dove le risorse umane ed economiche sono limitate, collaborare può significare riuscire a realizzare iniziative che una singola associazione non potrebbe sostenere. E coinvolgere i giovani è essenziale per garantire continuità alle attività e costruire nuove occasioni di partecipazione.

 

Acquasanta, le castagne come risorsa economica

Tra le produzioni che raccontano il rapporto tra economia e territorio ci sono le castagne dei Monti della Laga. Nell’area di Acquasanta Terme e Arquata del Tronto la castanicoltura rappresenta una tradizione consolidata, legata alla conformazione dei terreni, al paesaggio boschivo e alla cultura contadina.

Uno dei castagneti della Laga

I castagneti da frutto della Laga siano concentrati soprattutto nell’Acquasantano e nell’area arquatana, insieme ad altre zone dell’Appennino centrale. La loro conservazione deve confrontarsi con le difficoltà ambientali e fitosanitarie che negli anni hanno danneggiato gli alberi.

Tra i produttori censiti dal Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga figura anche l’azienda “Il Boccetto, di Farinelli Sante Antonio & C.”, ad Acquasanta. La filiera può rappresentare un’opportunità per chi raccoglie, seleziona e commercializza il prodotto, ma richiede una gestione costante dei castagneti e una capacità di raggiungere il mercato.

La Festa d’Autunno, in programma ad Acquasanta il 17 e 18 ottobre 2026, sarà un’occasione per incontrare produttori e conoscere le specialità della zona. Manifestazioni di questo tipo possono favorire la vendita diretta e far conoscere il territorio, ma il loro effetto economico dipende anche dalla capacità di trasformare l’interesse dei visitatori in acquisti e frequentazioni che proseguano durante l’anno.

La questione di fondo è chiara: mantenere i castagneti curati richiede tempo, lavoro e prospettive di reddito. Se la raccolta diventa soltanto un’attività occasionale e non offre un ritorno adeguato, diventa più difficile garantire il ricambio generazionale. Se invece il prodotto viene inserito in una filiera riconoscibile, collegata alla ristorazione e al turismo, può contribuire a sostenere le attività locali.

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