
Riccardo D’Angelo e Selene Re, primo e terza da sinistra, insieme a Monica Fagnani ed Eleonora Alesiani del gruppo Giovani imprenditori Cns Ascoli Piceno
Garantire a un giovane lavoratore 24.000 euro netti all’anno può costare a una piccola impresa italiana oltre 43.000 euro, considerando retribuzione, imposte, contributi previdenziali e Tfr. In altri termini, per ogni 100 euro netti che finiscono nelle tasche del dipendente, l’azienda può arrivare a spenderne oltre 180. Si tratta della cifra più elevata rispetto ai principali Paesi europei. Per assicurare 100 euro netti, il costo aziendale ammonta infatti a 178 in Germania, 171 in Portogallo, 170 in Spagna, 166 in Francia e 127 in Irlanda.
È quanto emerge da una simulazione della Cna sul costo del lavoro giovanile in sei Paesi europei, prendendo a riferimento un’impresa con cinque addetti che assume a tempo indeterminato un giovane di 25 anni, single e senza figli, e considerando il costo ordinario del rapporto di lavoro una volta esauriti gli incentivi all’assunzione.
Il confronto europeo mette in evidenza divari significativi. Per garantire 24.000 euro netti annui, il costo aziendale è stimato intorno a 43.500 euro in Italia, 42.800 in Germania, 41.100 in Portogallo, 40.700 in Spagna e 39.900 in Francia. In Irlanda la stima si colloca intorno a 30.400 euro.
Il problema, tuttavia, non riguarda principalmente il livello del costo del lavoro, bensì la sua evoluzione nel tempo. Ipotizzando un esonero contributivo di 6.000 euro annui per i primi due anni, la spesa dell’impresa italiana passa da circa 37.500 euro durante l’agevolazione a oltre 43.500 euro quando questa termina. L’aumento è nell’ordine del 16%, senza che la retribuzione del lavoratore cresca di un solo euro. Su un orizzonte di cinque anni, sempre mantenendo costante il reddito netto di 24.000 euro annui e ipotizzando il pieno utilizzo del bonus biennale, il costo complessivo supera i 200.000 euro, a fronte di 120.000 euro netti percepiti dal giovane.
L’analisi europea evidenzia anche differenze negli strumenti utilizzati per sostenere l’occupazione. In Francia opera una riduzione strutturale e decrescente dei contributi datoriali, applicabile alle retribuzioni inferiori a tre volte il salario minimo e anche negli anni successivi all’assunzione. In Portogallo, accanto ai contributi economici per favorire le assunzioni, il sistema Irs Jovem prevede agevolazioni sulla tassazione personale dei giovani fino a 35 anni, con benefici distribuiti su un periodo che può arrivare a dieci anni. In Irlanda, dove la contribuzione aziendale ordinaria risulta relativamente contenuta nel profilo considerato, la previdenza integrativa MyFutureFund viene introdotta gradualmente, con aliquote a carico di lavoratore e impresa destinate a crescere nel tempo.

Francesco Balloni
«È necessario superare la logica della continua successione di incentivi temporanei, che possono sostenere l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro ma rischiano di produrre forti discontinuità nei costi aziendali quando terminano – dichiarano Arianna Trillini e Francesco Balloni, presidente e direttore della Cna di Ascoli Piceno – Un’impresa deve poter conoscere e programmare con ragionevole certezza il costo di un’assunzione anche nel medio e lungo periodo, senza trovarsi ad affrontare aumenti significativi da un anno all’altro a parità di retribuzione riconosciuta al dipendente».

Arianna Trillini
«Incentivare l’assunzione di un giovane, ad oggi, non è sufficiente – sottolineano Selene Re e Riccardo D’Angelo, rispettivamente presidente nazionale e provinciale Cna Giovani imprenditori – Il vero obiettivo deve essere costruire le condizioni perché un’impresa possa investire sulle nuove generazioni e accompagnarle in un percorso professionale di crescita, rendendo sostenibile anche la sua permanenza in azienda. Il successo delle politiche per l’occupazione non si misura dal numero dei contratti attivati, ma soprattutto dalla capacità di trasformarli in lavoro stabile e duraturo».














