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Sanità, la Cisl: «Piceno penalizzato,
disparità di trattamento tra il personale»

SANITA' - Ad alzare la voce è la Cisl che reclama la mancata armonizzazione del servizio sul territorio con pari dignità per tutti i cittadini delle Marche

La Cisl Fp spiega perché non ha sottoscritto l’accordo sulla ripartizione delle risorse finanziarie dei fondi di produttività e denuncia, nelle Marche, una disparità di trattamento tra gli operatori sanitari. Il Piceno è, per la Cisl, ancora una volta penalizzato.

Di conseguenza il confronto è stato rinviato ad una riunione che si dovrebbe tenere a fine mese. «Con l’auspicio – afferma il sindacato – di una presa di coscienza da parte dell’Asur e della Regione Marche affinché venga evitata l’ennesima penalizzazione al servizio sanitario e agli utenti del Piceno».

E aggiunge: «Il taglio dei fondi per il pagamento del lavoro straordinario festivo e notturno delle reperibilità e delle varie indennità per disagio del personale sanitario dell’Area Vasta 5 preteso dal Collegio sindacale dell’Asur comprometterà, senza alcun dubbio, la qualità dei servizi. Questo è il dato inconfutabile emerso nella riunione tenutasi tra il sindacato e i vertici dell’Asur nella seduta del 9 scorso. Tale rigida posizione degli organismi regionali impedisce da mesi la liquidazione della produttività 2016 a tutto il personale dipendente. La sproporzionata qualità del servizio sanitario nella Regione Marche emerge in tutta evidenza anche dalla massiccia presenza della sanità privata dovuta in particolar modo alla scarsa concorrenza costituita dai servizi sanitari pubblici. Per tale ragione tra le parti non è stato sottoscritto alcun accordo relativo alla ripartizione dei fondi né è stato possibile discutere gli altri sette punti posti all’ordine del giorno».

L’analisi della Fp Cisl è ben articolata. «A distanza di 14 anni dalla costituzione dell’Asur, finalizzata all’armonizzazione del servizio su tutto il territorio, allo stato attuale, permangono inaccettabili sperequati trattamenti tra il personale delle varie Aree Vaste e all’interno delle stesse Aree Vaste. Basta pensare alle differenze retributive esistenti tra i dipendenti in servizio nelle diverse strutture ospedaliere regionali a parità di anzianità, di qualifica e di profilo professionale. All’attribuzione squilibrata delle varie indennità di disagio, agli splafonamenti dei fondi attuati colposamente da alcune strutture e agli inspiegabili interventi a sanatoria posti in essere in passato dalla Regione Marche nonché al riconoscimento, nell’orario di lavoro, dei tempi di vestizione e svestizione riconosciuti in qualche Azienda ospedaliera e negati ai dipendenti delle Aree Vaste».

«Se l’Asur è sorta per conseguire l’armonizzazione del servizio sul territorio con pari dignità per tutti i cittadini della Regione, non possiamo non rappresentare, ancora una volta, che le risorse finanziarie non possono essere divise unicamente in base alla popolazione residente, bensì devono tenersi in considerazione le mobilità attive o passive registrate storicamente nelle singole Aree Vaste. La ripartizione di tali risorse finanziarie deve essere effettuata, quindi, in relazione al numero delle prestazioni erogate. Qualora venisse adottato questo principio equitativo, nell’Area Vasta 5 confluirebbero sostanziose maggiori risorse in quanto unica realtà della Regione Marche ad avere forte mobilità attiva proveniente dal vicino Abruzzo e in parte dal Lazio, al contrario di quanto avviene nella parte nord della Regione che invece registra una fortissima e costante mobilità passiva».

La sproporzionata qualità del servizio sanitario nella Regione Marche emerge in tutta evidenza anche dalla massiccia presenza della sanità privata dovuta in particolar modo alla scarsa concorrenza costituita dai servizi sanitari pubblici.

 


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