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La Bohème è già un successo,
sold out all’anteprima per i giovani
(Foto slideshow)

OPERA - Ventidio Basso pieno di studenti per l'opera diretta da Leo Muscato, che cambia l'ambientazione pucciniana: dalla Parigi della rivoluzione sociale al Sessantotto della contestazione giovanile
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di Franco De Marco

(fotoservizio di Andrea Vagnoni)

Teatro Ventidio Basso pieno di studenti, 750, per l’anteprima della Bohème sessantottina firmata dal regista Leo Muscato. Un successone in tutti i sensi. Sia per la massiccia presenza di giovani, mai registrata in queste proporzioni, sia per la bellezza e il divertimento dello spettacolo. Questo ripensamento, meglio aggiornamento o affinamento, dello storico allestimento del 2012 dell’arena Sferisterio di Macerata, si  rivela operazione molto intelligente e creativa. Divertimento assicurato. I ragazzi provenienti dalle scuole di tutta la provincia, attraverso il meritorio e riuscitissimo progetto di educazione la Bohème all’opera portato avanti dal Coro del Teatro Ventidio Basso di Ascoli Piceno, si sono trovati davanti alla toccante storia d’amore e di dolore di Mimì in una versione moderna e accattivante. Applausi ed entusiasmo per gli interpreti e in particolare per  Mimì (Benedetta Torre). In mattinata l’opera è stata presentata all’Arengo alla presenza del sindaco Guido Castelli, del sovrintendente dello Sferisterio di Macerata, e direttore delle produzioni della Rete Lirica delle Marche, Luciano Messi, del direttore artistico della Rete Alessio Vlad, del direttore d’orchestra Matteo Beltrami e del regista Leo Muscato.

Quest’ultimo ha spiegato in particolare il perché dello spostamento temporale dell’ambientazione dal primo ‘800 a fine anni Sessanta del Novecento. Da quando a Parigi i bohèmien davano vita alla rivoluzione sociale e lanciavano sampietrini al Sessantotto della contestazione giovanile. «Puccini – fa notare Muscato – ha sollecitato il sentimento della nostalgia dello spettatore ambientando la vicenda 50 anni prima rispetto alla messa in scena. Noi abbiamo voluto fare altrettanto in maniera tale che lo spettatore di oggi, ex sessantottino, si riconoscesse in quel mondo. Mimì, nella nostra operazione, è diventata l’operaia di una fabbrica ed è morta a causa delle esalazioni tossiche dell’ambiente di lavoro. Il “tradimento” del libretto – continua Muscato – avviene in particolare nel quarto atto. Mimì non muore in soffitta, ma coerentemente con quel periodo, in un letto d’ospedale. Dove si porta un’operaia che muore a causa dell’inquinamento? In ospedale». Beltrami, di fatto un direttore musicale della Rete perché ha partecipato al progetto della Rete sin dall’inizio, è stato invitato da Vlad a proseguire la sua collaborazione. «La mia lettura di Bohème – fa notare Beltrami – vuole seguire minuziosamente quanto ha scritto Puccini. Grazie anche alla collaborazione del Coro del Teatro Ventidio Basso e del coro dei bambini. Puccini è l’autore forse più bistrattato. Spesso, particolarmente in Bohème, per comodità, perché l’opera comunque piace, non si fissa l’attenzione su alcuni particolari». Una lettura musicale, quindi, con carattere filologico. Con tante sfumature. Vlad: «Bohème è l’opera più bella e amata ma proprio per questo è difficile. In questo allestimento si sente tutta l’energia dei giovani».


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