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Cercasi imprenditoria turistica
prima che sia troppo tardi

IL COMMENTO - Lo stato di salute del turismo dopo i dati sulla stagione turistica tra (poche) luci e (tante) ombre. Le proposte per il rilancio
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di Epifanio Pierantozzi

Le “chiacchiere da bar”, che si stanno facendo – tra maggioranza e opposizione sambenedettese – sui dati turistici del 2017, somigliano sempre più al becchettarsi dei “polli di Renzo”.
Infatti, mentre il sindaco Pasqualino Piunti e l’assessore di riferimento Pierluigi Tassotti incrociano le lingue con i vari Urbinati, Di Francesco e la Sorge, su arrivi, presenze e percentuali in rosso (accantonando il fatto che, seppur a “prezzo politico”, i terremotati hanno portato reddito anche se non hanno fatto numero), ci si dimentica l’essenziale: la crisi è una opportunità per chi è capace di saperla cogliere.
Insomma, siamo ai soliti cretini che guardano il dito, non la luna!
I problemi del turismo sambenedettese (e della costa a sud delle Marche, poiché la città fa da punto di riferimento anche per altre realtà vicine) hanno radici lontane. Qui non c’è mai stata una vera imprenditoria turistica. Fin dall’inizio ci si è affidati alla buona volontà, alla voglia di fare e a tanta improvvisazione. Un fatto positivo negli anni ’60-70, un punto debole, se non negativo, dopo.
Così, passati gli anni dei guadagni facili, quando ci si è ritrovati a competere con altre realtà, San Benedetto ha segnato il passo, con la generazione dei pionieri incapaci di formare una vera classe imprenditoriale-turistica e passare la mano agli eredi. Infatti ben pochi sono i figli di albergatori che hanno ereditato e portato avanti – migliorandola e con profitto – l’attività di famiglia. Da questa crisi imprenditoriale la facile ricetta per uscirne fuori ha portato a smantellare e trasformare gli hotel in attività o solo ricettive o abitative. Il tutto con l’acquiescenza e il benestare di una classe politica sempre prona ai voleri del cemento.
Ora il ritardo storico di strutture ormai datate e senza servizi (non dimentichiamo che già dall’inizio gli albergatori hanno “scaricato” – solo un esempio su tanti – sulle strade le auto dei loro clienti e solo poi qualcuno si è dotato di parcheggi, anche lontani dagli hotel) si sta pagando anno dopo anno, e il peggio verrà quando gli italiani torneranno a riscoprire l’estero, se passa la paura di attacchi terroristici.
Insomma, per dirla alla Sordi: “Finché c’è guerra c’è speranza”… di vedere turisti.
Per ora fermiamoci qui, ma nei prossimi articoli proveremo a portare alla ribalta un po’ tutti i protagonisti e le comparse di questo ormai essenziale traino economico per la nostra zona, ormai sempre meno vocata alla pesca e al settore manifatturiero, per non tacere di quello edile ridotto a ristrutturazione, riqualificazione e abbatti-ricostruisci. Chi vuol dire la sua può farlo, daremo voce a tutti

epifaniopierantozzi@gmail.com


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