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«Il mio anno più difficile,
ho rischiato di perdere la vista»
Allevi racconta il suo 2017

MUSICA - Il pianista fa il punto della carriera dopo venticinque anni e dieci studio album. L'ultimo "Equilibrium" è uscito lo scorso ottobre: «Ho vissuto mesi in completo isolamento. Il distacco della retina ha rivoluzionato tutto. Mai come stavolta sento il bisogno di tornare ad Ascoli per Natale»
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di Luca Capponi 

«E’ stato un anno molto complicato perché ho perso l’equilibrio in molti aspetti della mia vita, ho sentito la necessità di vivere lunghi momenti in una situazione di isolamento totale, per cui ho interrotto qualunque tipo di rapporto con i media, con internet e tutto quello che ruotava attorno a me, compresi i social. Intervallavo questi momenti, trascorsi in un’isola nell’Atlantico, a tournée soprattutto in oriente e durante l’ultimo concerto in Giappone, lo scorso giugno, ho rischiato di perdere la vista da un occhio».

Giovanni Allevi va avanti tutto d’un fiato. Il racconto del suo 2017, passato lasciando dietro di sé solo qualche traccia, arriva fino alla pubblicazione dell’ultimo disco “Equilibrium”. E passa attraverso il racconto dell’infortunio occorsogli alla vista. «Ho avuto un distacco della retina e una notevole riduzione del campo visivo, è stato un evento che ha rivoluzionato tutto. Mi era già accaduto dieci anni fa sempre durante un concerto, quindi ho capito immediatamente cosa stava accadendo, sapevo che avrei dovuto interrompere il live e farmi operare prima possibile, perché il distacco retina è così, è un problema semplice se preso all’inizio ma col passare delle ore diventa più complesso». Interruzione che, però, non è arrivata. Allevi è andato avanti, rischiando grosso. «Non me la sono sentita di fermare il live, era una festa, era l’ultimo concerto del tour e pubblico era calorosissimo; il giorno dopo sono stato operato d’urgenza, la situazione non era rosea. -prosegue il pianista ascolano- Attualmente ho un’importante riduzione del campo visivo che si è stabilizzata, non ci saranno peggioramenti ma neanche andrà a migliorare». Un duro colpo che il Nostro è riuscito ad assorbire alla sua maniera. «Sono ottimista per natura e da subito ho cercato di cogliere l’aspetto positivo della vicenda, come fosse segnale che la vita mi stava mandando per farmi capire delle cose. -spiega Allevi- Effettivamente mi si è aperto un mondo, mettendo da parte la vista ho cominciato ad affinare ed affidarmi agli altri sensi e la mia musica adesso ne risente. Percepisco proprio un cambiamento radicale nella scrittura e nella composizione. Ci vedo di meno ma quello che vedo lo vedo bene, è stato un po’ complicato registrare il pianoforte del disco perché di fatto non vedevo più la mano sinistra però piano piano mi sono abituato affidandomi più all’istinto e al tatto. Così riesco ancora a suonare». Un disco doppio, “Equilibrium”, diviso equamente tra piano solo e la collaborazione con l’Orchestra Sinfonica Italiana e che rappresenta una fase importante della venticinquennale carriera di Allevi, giunta al suo decimo studio album.

«Il mio modo di rapportarmi alla musica è notevolmente cambiato, è stato durante questo periodo di sofferenza che ho concluso la composizione dell’album, ho anche finito di scrivere il mio concerto per piano e orchestra dedicato al grande pianista americano Jeffrey Biegel. Si tratta di una fase molto importante della mia vita artistica perché ho deciso di essere totalmente libero nella scrittura, deve contare solo la musica, senza nessun compromesso, una scelta sotto certi aspetti anche pericolosa. Se nella mia mente arrivano le note di un concerto per piano e orchestra in una forma molto dilatata che dura mezzora e questa musica così concepita trova difficoltà a entrare in uno standard radiofonico oppure televisivo, pazienza». Un disco ispirato anche dal mitico funambolo francese Philippe Petit, la cui vicenda è stata trattata dal bel film di Zemeckis “The Walk”. «Il suo equilibrio ed il mio sono leggermente differenti: il suo rappresenta una perfezione, invece quello di cui parlo io è instabile, è fare surf sulle onde della vita, è un sentirsi scombinati, avere la forza e l’ardire di perderlo ed essere felici per questo». Una felicità che è fatta anche di piccole cose, come tornare a casa in vista delle feste. «Mai come quest’anno ho bisogno di tornare ad Ascoli per il Natale, di osservare i miei panorami e stare con la famiglia, di andare a vedere mostra dei presepi a San Giacomo della Marca e di fare tutta una serie di cose che mi rigenerano».


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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1 commento

  1. 1
    Paola Eleuteri il 17 Dicembre 2017 alle 22:00

    Artista impagabile

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