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Sanità, Castelli convoca i sindaci
«Doppio ospedale, Azienda
o ritorno alle vecchie Asl»

ASCOLI - Il sindaco e la posizione di Forza Italia. «Diamo le proposte al gruppo in Regione affinché le traduca in proposta legislativa». La restituzione ai direttori di Area Vasta dei poteri sul personale come indicato da Zuccatelli
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di Franco De Marco

La Sanità secondo Guido Castelli. «Ecco come, noi di Forza Italia – dice il sindaco con al fianco i candidati alle politiche Donatella Ferretti e Gianni Silvestri e il capogruppo all’Arengo Alessandro Bono – proponiamo di riformare la sanità nel Piceno e nelle Marche. E’ la nostra posizione ufficiale. Giriamo le nostre idee di riforma al gruppo regionale affinché la traduca in un atto di proposta legislativo».

Alessandro Bono, Gianni Silvestri, Guido Castelli e Donatella Ferretti

Il primo cittadino, nella sede elettorale di via D’Ancaria, fa un’articolata analisi delle criticità e avanza un ventaglio di ipotesi all’insegna di “Cosa faremmo se fossimo Ceriscioli”. E, a sorpresa, annuncia  anche, finalmente, dopo tante polemiche, la convocazione, per mercoledì 7 marzo, della Conferenza dei sindaci dell’Area Vasta 5 per esaminare le proposte di ubicazione dell’ospedale unico e per un approfondimento generale delle problematiche sanitarie. «Perché il 7 marzo e non prima? Per evitare strumentalizzazioni elettorali – fa notare – comunque, formalmente, il presidente Luca Ceriscioli non me lo ha mai chiesto». Chissà se il responso dell’Algoritmo giungerà prima. Prima di entrare nel dettaglio delle sue proposte il sindaco punta l’attenzione sulle liste di attesa e sulla mancanza di prevenzione che significa a cascata maggiori costi.

«I deficit della sanità picena – attacca – sono stati magistralmente illustrati dai dati forniti della Cisl. Sono l’esito di una organizzazione che va riformata assolutamente. Il problema delle liste di attesa è forte ed evidente. Per un colon devi aspettare febbraio 2019, per una ecografia all’addome aprile 2019, idem per un encefalo. Il ritardo più increscioso è nella Radiologia. Così non va bene e significa che in tanti, i quali se chiedono un esame è perché non stanno bene, poi rinunciano anche perché non possono permettersi di pagare la prestazione.  In questa maniera non si fa più prevenzione e ciò poi comporta un aumento dei costi. A fare prevenzione oggi sono solo i Comuni e il Terzo Settore. A Giulietta Capocasa (direttrice dell’Av5, ndr)  dico: è vero che sull’emergenza andiamo discretamente ma nella programmata va molto male».

L’ospedale Mazzoni di Ascoli (Foto Vagnoni)

Cosa  migliorare? «Prima di tutto utilizzando, per la diagnostica di base, le Case della salute che sono scomparse dai radar. Una seconda proposta che facciamo riguarda le prestazioni aggiuntive (oltre il normale orario, ndr) che consentano di smaltire le richieste.  Abbiamo visto, dai dati riportati dalla Cisl, che c’è il problema del sottodimensionamento del personale, dei fondi per il personale e soprattutto dei posti letto extra ospedalieri. Al Santo Stefano, per fare un esempio, sono stati assegnati 22 posti letto per la riabilitazione ma ancora non sono stati convenzionati. Ripeto: c’è un sottodimensionamento delle risorse. I dati della Cisl dicono che noi facciamo il 44% di tutta la mobilità attiva regionale. Ma quei soldi non vengono riconosciuti alla nostra Area vasta ma si perdono nel calderone. La mobilità passiva, naturale, è ridotta al 14%». Come superare questo gap? «Ceriscioli ha ancora 200 milioni che derivano dalla virtuosità accumulate dalla Regione Marche nella legislatura precedente. Questo tesoretto dovrebbe servire per correggere quelle distorsioni». Castelli insomma invita la Regione a garantire più soldi al personale per le prestazioni extra.

L’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto (Foto Cicchini)

Ospedali. Il sindaco mette meglio a fuoco quanto ha già avanzato. «Se non cambia la legge, quindi a legislazione vigente, io confermo la proposta di riformare il Mazzoni, con 40-50 milioni, e fare un ospedale nuovo a San Benedetto con specializzazione traumatologia, emergenza e urgenza. Se invece la Regione decidesse  di modificare la normativa, ecco la seconda ipotesi che a suo tempo fece Gian Mario Spacca: Azienda ospedaliera Marche Sud. Ma l’Azienda ospedaliera, mi dice Mario Maresca (ex direttore della Asl ascolana, ndr), va in perdita. Ha ragione. Tutte le aziende ospedaliere in Italia sono in perdita. Nelle Marche perdono anche Pesaro e Torrette E allora nulla di strano se anche ad Ascoli ci fosse una perdita. Si tratta di una scelta politica».

Castelli, a valanga, continua a snocciolare indirizzi. «Andiamo oltre l’Azienda – sostiene – si può modificare tutta l’architettura dell’Asur. Ci sono due strade. La prima: mantenere in capo all’Asur esclusivamente funzioni logistiche e di acquisizione di beni e servizi e ritornare alle Azienda sanitarie locali con bilancio autonomo. Quindi un assessorato alla salute che programma e un’Asur che si occupa solo di servizi generali come era un tempo. Seconda strada: soluzione intermedia alla quale mi ha fatto pensare una persona insospettabile come l’ex direttore dell’Asur Giuseppe Zuccatelli, oggi candidato per Leu a Cesena. Cosa dice? Il modello della centralizzazione va superato. Non ha funzionato soprattutto la gestione del personale. Il direttore dell’Area vasta deve essere il primo a relazionarsi col medico. Se c’è un settore sul quale il direttore di Area vasta non può essere sfornito di poteri è il personale. Allora la soluzione intermedia è, se non si vuole tornare alle Asl, che possono essere anche meno di 5, ridare alle Aree vaste l’autonomia gestionale del personale. Secondo Zuccatelli la gestione ottimale è per 3.000 dipendenti. Imprescindibile cancellare la norma della legge 8 del 2017 che ha totalmente privato i direttori dell’Area vasta dei residui di gestione del personale». Sintesi: «Caro Ceriscioli se non vuoi fare l’Azienda ospedaliera Marche Sud, mettiamo 50 milioni sul Mazzoni e facciamo un nuovo ospedale a San Benedetto». La telenovela sulla Sanità continua.


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