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Una città specialista nei gemellaggi
Basta solo ricordarseli e tenerli vivi

ASCOLI - Dal primo nel 1958 con Trier (Germania), di cui non è stato celebrato il 60°, a quello del 1997 con Massy (Francia) fino alla doppia "firma" del 2006 con Chattanooga (Usa) di cui però si sono perse le tracce
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L’imponente Porta Nigra, simbolo della città tedesca di Trier

di Andrea Ferretti

L’11 gennaio 2018 ormai è andato. Sarebbe stato, se fosse stato celebrato, il 60° del gemellaggio tra le città di Ascoli e Treviri. Quest’ultima non è dunque solo il viale alberato d’ingresso in città a Porta Romana, ma la città tedesca di Trier dove nel 1818 nacque Carlo Marx e, soprattutto, molti anni prima, nell’anno 279, un tale che poi sarebbe diventato Sant’Emidio. Quel gemellaggio venne siglato l’11 gennaio 1958 dal “sindaco della Ricostruzione” Serafino Orlini e il burgmeister (il sindaco tedesco) Heinrich Raskin. Nacque l’Associazione Ascoli-Trier che, almeno sulla sponda germanica, quest’anno avrebbe voluto festeggiare le nozze di diamante. E invece niente. Trier non si è scordata di Ascoli, ma Ascoli ha dimenticato Trier. L’attuale burgmeister Klaus Jensen vorrebbe venire ad Ascoli il prossimo agosto per salutare il collega italiano. Lo accompagnerebbero alcuni membri della sua “giunta” e, per questo, avanzò la proposta al sindaco Guido Castelli lo scorso ottobre. Di tempo per celebrare il 60° l’11 gennaio, in effetti, ce n’era in abbondanza. Figuriamoci per una stretta di mano e uno scambio di doni nell’agosto 2018. Ma Castelli sembra non gli abbia nemmeno risposto.

La Quintana a Trier nel 1984

Eppure da circa trent’anni funziona uno scambio scolastico e l’Associazione – grazie soprattutto all’impegno della professoressa Bettina Von Engel – ogni estate, nei giorni in cui Ascoli festeggia il suo patrono, porta una trentina di tedeschi di Trier in città. La comitiva viene ricevuta dal sindaco (che mette a disposizione un bus del Comune) e anche dal vescovo. «Ogni anno non possiamo fare a meno di tornare ad Ascoli – dice Bettina Von Engel – e la nostra Associazione sarebbe entusiasta di ricambiare l’ospitalità e lo spirito di amicizia». A quanto pare, però, la sopravvivenza del gemellaggio è a rischio. Un’ipotesi da evitare affinchè di questa bella storia alla fine non resti che qualche flash nei ricordi di chi non è più giovanissimo. Come quella volta che nel 1984 Ascoli spedì lassù una folta rappresentanza della sua Quintana che per giorni fu protagonista. Memorabile lo spettacolo degli sbandieratori all’ombra della maestosa Porta Nigra, diventata poi patrimonio dell’umanità dell’Unesco. La città di Ascoli e il sindaco Castelli sicuramente rimedieranno a questa “dimenticanza”. Un gemellaggio, o un suo rafforzamento, non si nega a nessuno.

Una veduta della città francese di Massy

E in tema di gemellaggi, Ascoli non teme confronti. A quello con Trier datato 1958, è seguito quello con Massy (cittadina francese alle porte di Parigi) ratificato l’1 novembre 1997 dal sindaco Roberto Allevi, come testimonia una delle sale di Palazzo dei Capitani che ne reca quel nome. Lo scorso novembre, quasi quasi si sarebbe potuto celebrare anche questo ventennale, ma forse sarebbe stato chiedere troppo. A proposito di gemellaggi, ce ne sarebbe un terzo, ma è… scomparso. E’ quello con la città statunitense di Chattanooga. A calare il tris ci pensò il predecessore di Castelli, e cioè Piero Celani. Correva l’anno 2006, era febbraio e il sindaco di Chattanooga venne sollecitato da alcuni suoi concittadini i quali, da turisti, frequentavano (e sembra che continuino a farlo) la città delle cento torri. Gli americani rimasti colpiti – così si disse undici anni fa – da alcuni elementi di somiglianza tra le due città come i fiumi e i ponti storici (con tutti i distinguo del caso), lo svolgimento di giochi storici (la Quintana alla fine c’è sempre), addirittura la vicinanza di una montagna simile a Colle San Marco.

Una panoramica di Chattanooga

In realtà tutto ebbe inizio grazie al fotografo ascolano Enzo Morganti (autore di diverse preziose pubblicazioni sulla città e il territorio) che era rimasto amico con un commilitone con cui tanti anni prima aveva svolto il servizio militare prima che quest’ultimo si trasferisse negli Usa diventando cittadino americano. Un giorno quel suo amico venne ad Ascoli a trovarlo e si innamorò della città parlandone poi con i suoi concittadini. I quali sollecitarono il loro sindaco, Ron Littlefield, a concedere al collega ascolano Celani il diploma di “cittadino onorario di Chattanooga”. A una cittadinanza onoraria non si può non rispondere con i fatti. Ecco allora che dopo sette mesi, alle ore 9 del 7 settembre 2006, la Sala della Vittoria della Pinacoteca, a Palazzo Arengo, ospitò il gemellaggio numero tre. Ad apporre le firme sul protocollo ci pensarono il “maior” di Chattanooga, Piero Celani e perfino l’allora presidente della Provincia di Ascoli, Massimo Rossi. Un gemellaggio doppio perché, in un colpo solo, si unirono non solo Ascoli e Chattanooga, ma anche la Provincia di Ascoli e la Contea di Hamilton di cui Chattanooga è capoluogo. Peccato che sul sito internet del Comune di Ascoli, sotto la voce “Turismo-Città gemellate” compaiano, in rigoroso ordine alfabetico e speriamo ancora a lungo, solo Massy e Treviri. E Chattanooga?


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