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Flammini, dalla penna alla politica:
«Troppa austerità, lo Stato torni protagonista
Ricostruzione, troppi vincoli per ripartire»

VERSO LE ELEZIONI/LE INTERVISTE AI CANDIDATI - L'esponente di LeU: «Una nostra buona affermazione salverà la politica italiana. Lavorare 4 giorni a settimana con lo stesso salario si può fare»
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Flammini, in piedi, al convegno sul lavoro

di Renato Pierantozzi 

Giornalista, ma anche laureato in Economia Politica e fautore della partecipazione che conta di “istituzionalizzare” in caso di elezione a Roma istituendo un vero e proprio centro da finanziare con il suo stipendio da parlamentare. E’ il sambenedettese Pierpaolo Flammini, 43 anni, il candidato, da indipendente ,della lista Liberi e Uguali nel collegio della Camera di Ascoli

Flammini, allora, da giornalista a candidato come ci si sente dall’altra parte della “barricata”?
«Direi molto bene. Sentivo la necessità di poter esprimere le mie idee in un contesto diverso rispetto a quello abituale. Ho la necessità e l’urgenza di ribadire che in questo momento storico occorre scegliere la parte giusta dove posizionarsi. Io ho scelto, pur in una candidatura indipendente, l’area che si ripromette di attuare la Costituzione, e di non partecipare, come fatto negli ultimi dieci anni da Berlusconi prima e Renzi poi, alla sua manomissione. Sto incontrando molte persone e associazioni: in qualche modo in maniera simile a quando si svolge la professione giornalistica, ma con una finalità diversa. Mi sembra che i miei interventi siano apprezzati, o almeno così mi dicono i cittadini, non tutti, magari, dell’area della sinistra. Nei fatti, da anni, ero militante in associazioni o comitati di quest’area e ho tenuto molte conferenze pubbliche non solo nelle Marche, quindi anche i confronti pubblici o televisivi ai quali partecipo come intervistato non sono per me una novità».

Un buon risultato di LeU potrebbe “favorire” soprattutto nei collegi in bilico il risultato del centro destra o dei grillini?
«In caso di buona affermazione potremmo salvare la politica italiana in un momento complicato. Spiego meglio: Pd o M5S, che possono essere nostri potenziali interlocutori ma non è detto lo siano – mi riferisco alla necessità di un intervento su lavoro e scuola per il primo e alla progressività fiscale per il secondo, dei punti non derogabili per un eventuale accordo – possono essere ancorati ad una forza democratica e costituzionale, che difenderà e attuerà la Costituzione e una politica progressista a favore dei lavoratori e delle piccole imprese, e ambientalista.

Pierpaolo Flammini

In caso contrario il Pd diventerà definitivamente il PdRenzi, con un accordo con Berlusconi, con il quale si è scritta questa nuova legge elettorale incostituzionale e si condividono la precarizzazione del lavoro e il dominio del mercato sui servizi pubblici, come dimostrano i governi contigui e la vicinanza attuale. Il M5S, d’altro canto, è il partito più ambiguo: nelle dichiarazioni giornaliere di Di Maio e Toninelli non si rifiutano a prescindere i voti di nessuno purché appoggino il loro governo. Quindi non fanno da argine a Lega e Casapound, anzi li legittimano e potrebbero essere il cavallo di Troia di un governo di destra in Italia, con dentro persino Berlusconi. Per i 5S il 5 marzo sarà il giorno della maturità: dovranno scegliere dove guardare e cosa essere. A loro conviene una nostra affermazione, altrimenti sarà la fine anche per loro: ce li vedete al governo con i voti di Renzi, Berlusconi o Salvini?».

Lavoro e occupazione, qual è la ricetta di LeU?
«Questo è il tema cardine di chi vuole fare davvero politica. Ricordiamo che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro. Io credo in un obiettivo di piena e buona occupazione. Intanto va invertita la politica degli ultimi 25 anni, fondata sulla precarizzazione del lavoro e nell’abbattimento dei salari. Due soli contratti al posto della giungla attuale: a tempo indeterminato con articolo 18 o a tempo determinato. Lo Stato deve tornare ad essere non solo regolatore del mercato, ma anche innovatore. Noi vogliamo cambiare il ministro dell’Economia Padoan e quel “pilota automatico” che guida l’Italia al di là di chi sia il Presidente del Consiglio. Diciamo no alla Flat Tax che regala più di tre milioni a Higuain e Bonucci e fa chiudere ospedali e scuole, diciamo sì alla progressività fiscale che aiuta i più poveri e chiede un sacrificio ai più ricchi. Il tutto per confluire su un grande Piano del Lavoro pubblico, con tanti piccoli interventi di messa a norma sismica, idrogeologica e ambientale. Un New Deal verde che dia lavoro e benessere, perché con le tasse tolte ai ricchi come vogliono Berlusconi e Salvini si va a fare le vacanze alle Mauritius, non si aiuta l’economia italiana, mentre con i bonus a pioggia al figlio di Della Valle come a quello del disoccupato, si aumenta la disuguaglianza. Dunque va bene il nostro slogan: per i molti, non per i pochi. Come prevede la nostra Costituzione. Ad Ascoli tra l’altro abbiamo presentato la proposta di legge del nostro candidato, il giuslavorista ascolano Alleva, il quale, tra le altre cose, ha ideato un sistema per ridurre la settimana lavorativa da 5 a 4 giorni, a parità di salario e a parità di costo aziendale».

Ricostruzione, cosa va e cosa no fino ad oggi nella fase post sisma?
«I tempi sono estremamente lenti per due motivi. Il primo, è in una carenza di fondi destinati ad una ricostruzione del valore di circa 25 miliardi. I governi Renzi e Gentiloni non hanno avuto il coraggio, neppure di fronte ad una tragedia immane, di fare quello che ad esempio Manuel Valls ha fatto dopo l’attentato al Bataclan. Il primo ministro francese dichiarò che non avrebbe rispettato i vincoli europei per investimenti nella sicurezza interna. Qui in Italia abbiamo continuato con l’austerità, come confermano i dati ufficiali del Documento Economia e Finanza. Se persino di fronte alla morte e ai disastri non riusciamo a invertire i rapporti di forza in Europa con un piano di investimenti nel Cratere, significa che la nostra classe dirigente è inadeguata ai problemi.

Zona Rossa a Montegallo (Foto Vagnoni)

Altro tema, quello dei tempi lenti, deriva proprio da quello che io chiamo “legalismo” e che è una deriva della legalità. Hanno nominato un commissario che di fatto non ha potere di decidere velocemente perché è subordinato, fin dal decreto di nomina, all’AntiCorruzione. I nostri funzionari sono terrorizzati dal rischio di una denuncia per un piccolo errore. Così tutto si rallenta e per ogni decisione occorrono firme e dichiarazioni. Ma il Cratere è una grande opportunità per ripensare il modello di sviluppo: basta austerità e basta decisioni verticistiche; basterebbero pochi mesi per un progetto di ascolto e la stesura di un piano d’azione locale basato sulla volontà dei residenti. A quel punto il rilancio economico sarebbe conforme all’ambiente e alla società residente e non pensato a tavolino a Roma, dentro un comodo ufficio».

 Quale sarà il primo impegno in caso di elezione a Roma?
«L’ho comunicato e messo per iscritto nei miei volantini. Io sono laureato in Economia Politica con una tesi sulla sostenibilità urbana. E ho coordinato diversi forum di cittadini perché la partecipazione civica è essenziale al successo dell’azione politica, al fine di arrivare a condivisioni nelle scelte. La stessa cosa ho poi continuato a fare da giornalista, anche nella gestione dei forum on line. Per questo credo che il nostro dovere non sarà annunciare una singola iniziativa, il che avrebbe un ritorno a livello di comunicazione per la campagna elettorale ma sarebbe troppo riduttivo per il ruolo di parlamentare, specialmente per chi, come me, è eletto in un collegio uninominale e quindi deve garantire un contatto diretto coi cittadini. Per questo ho dichiarato che in caso di elezione garantirò l’apertura di un Centro Piceno della Partecipazione che avrà diversi compiti. Come ambizione, c’è quella di arrivare a scrivere dei disegni di legge da presentare in Parlamento lavorando assieme ai cittadini o alle associazioni. Oppure, comunque, di creare momenti di partecipazione politica che ricreino ricchezza sociale esattamente come avveniva nei partiti, che erano un presidio sociale. Servirà la collaborazione di esperti, eventi, approfondimenti. Queste attività saranno finanziate tramite il mio stipendio da parlamentare ma non per pauperismo ma perché credo nel ruolo di rappresentante dei cittadini, e solo con il loro supporto è possibile rappresentarli con forza. Altrimenti vedremo parlamentari piceni chini e pronti a votare qualsiasi decisione presa dai loro capi di Roma o anche di Bruxelles. Io dovrò essere invece forte di questa partecipazione popolare per rappresentarla degnamente. È una scommessa importante che ha bisogno di un segnale altrettanto forte da parte dei votanti. Altrimenti, si tengano la vecchia politica della quale si dicono stanchi, un sistema al quale anche i presunti nuovi si sono adeguati, e basti vedere in che modo sono arrivate certe candidature piovute dal nulla o da Roma, alla faccia della base e della partecipazione».


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