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Elezioni, il decalogo della Cna
per i candidati al parlamento

ASCOLI - Appello degli artigiani ai futuri rappresentanti del Piceno. Il presidente Passaretti: «Pmi, welfare e cittadini sono tre cardini che chiunque prenda in mano le redini di governo non può assolutamente lasciare indietro».
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Da sinistra Balloni e Passaretti

Le elezioni politiche cadono in una fase trasformazione e cambiamento che deve essere governata con politiche a misura delle micro e piccole imprese (il 99,4% dell’imprenditoria italiana), affinché l’Italia possa consolidare ed irrobustire la ripresa economica in atto e guardare con fiducia al futuro. «Le nostre proposte a chi si candida a governare – precisa Luigi Passaretti, presidente territoriale della Cna di Ascoli Piceno – riguardano ambiti di intervento riconducibili ad interessi di carattere generale, di quelle componenti economiche e sociali che rappresentano l’anima dei territori, della creatività e del saper fare che ci rendono unici al mondo. Pmi, welfare e cittadini sono tre cardini che chiunque prenda in mano le redini di governo non può assolutamente lasciare indietro».
«Siamo a disposizione – aggiunge il direttore territoriale Francesco Balloni – per incontrare tutti i candidati che vorranno sentire la nostra voce. E questo sia nei pochi giorni che ci separano dal voto, sia nella fase immediatamente successiva, nella quale sarà ancora più forte e fondamentale l’azione propositiva di chi sarà eletto ed entrerà in Parlamento sia come cpmponente di maggioranza che di opposizione». Ecco i punti salienti avanzati dall’associazione degli artigiani.

Francesco Balloni, direttore generale della Cna

Fisco: in Italia sulla piccola impesa grava una pressione fiscale complessiva pari al 61,2% del reddito prodotto. Il nostro sistema fiscale inoltre non riesce a contrastare efficacemente la concorrenza sleale attuata dagli evasori e non premia, come sarebbe giusto, la fedeltà fiscale della maggior parte degli imprenditori.
Burocrazia: 22 miliardi di euro all’anno è il costo della burocrazia per le imprese. Una legislazione troppo complessa, incertezza nei tempi, costi eccessivi e i tanti adempimenti rappresentano enormi ostacoli per le imprese
Innovazione: sviluppo di competenze, collaborazioni con il mondo della ricerca e dell’università, incentivazioni fiscali devono poter essere accessibili ad ogni impresa a prescindere dalla sua dimensione, per questo servono misure semplici, di facile fruizione e che si dipanino in un quadro temporale sufficientemente duraturo.
Credito: dal 2011 ad oggi, il credito bancario alle imprese è diminuito del 20%. Si deve ricreare la convenienza delle banche a investire nelle piccole imprese, ripristinando le condizioni di fluidità nell’accesso al credito per l’economia reale.
Mercati pubblici: la riforma del codice degli appalti non ha prodotto, al momento, gli effetti sperati, in termini di trasparenza e accessibilità per le imprese di minori dimensioni. L’attuale sistema di aggiudicazione è adatto soprattutto a chi ha la dimensione per superare soglie e requisiti di qualificazione molto alti.
Lavoro: istruzione e formazione  Le riforme del lavoro degli ultimi anni hanno conferito un assetto migliore alle norme in materia di lavoro del nostro Paese. Oggi possiamo contare su una maggiore flessibilità sia in entrata che in uscita e su una riduzione strutturale del costo del lavoro per i primi tre anni di assunzione. L’introduzione del salario minimo legale nel sarebbe la risposta sbagliata al problema del lavoro nero e dell’odioso fenomeno del dumping contrattuale. Il salario è sempre definito dalla contrattazione collettiva nazionale.
Internazionalizzazione: il contributo delle PMI italiane all’export è tutt’altro che trascurabile, le loro esportazioni rappresentano il 54,5% del totale. Le sole micro piccole imprese nei comparti più tradizionali del Made in Italy (la meccanica, l’arredo, il tessile e gli alimentari) realizzano oltre la metà dell’export. È necessario un sistema di promozione, disegnato a loro misura, per accompagnarle all’estero e consolidare la loro radicamento.
Ambiente ed energia: gli ultimi anni in Italia le politiche dello sviluppo sostenibile hanno prodotto principalmente la proliferazione di interventi legislativi e regolatori volti ad intervenire più su aspetti burocratici che su una strategia definita. C’è bisogno di invertire questa tendenza.
Riqualificazione energetica degli edifici: L’efficienza energetica, insieme alla diffusione delle fonti rinnovabili, rappresenta il principale strumento per affrontare le grandi sfide rappresentate dalla scarsità delle risorse energetiche e dalla necessità di limitare i cambiamenti climatici. All’edilizia civile sono associabili quasi il 40% dei consumi di energia e quindi grandi potenzialità di risparmio.
Messa in sicurezza del territorio e del patrimonio edilizio: è fondamentale implementare il Piano nazionale di opere ed interventi da realizzare per la riduzione del rischio idrogeologico, infrastrutture idriche e edilizia scolastica. Un piano che, correttamente, persegue la strada della prevenzione per superare la logica delle emergenze.


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