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Ferretti, la prima donna di Forza Italia
«Solo migranti regolari e fondi per i poveri»

VERSO LE ELEZIONI/LE INTERVISTE AI CANDIDATI - Da 9 anni è assessore comunale ai servizi sociali, impegno costante a favore della cultura. Nel suo programma meno tasse e pensioni più alte. «Fascismo e razzismo?Penso che ciò che oggi esiste in concreto è l'utilizzo improprio di tali categorie». «Il Piceno soffre più di altre province della regione di una carenza infrastrutturale grave». «Il post terremoto? Un disastro sul disastro»
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di Franco De Marco

Da 9 anni è assessore comunale alle politiche sociali di Ascoli. Da 5 anche vice sindaco. Ora tenta la promozione alla Camera. Se le andasse male ci potrebbe essere l’anno prossimo la candidatura a sindaco. Donatella Ferretti, 59 anni, insegnante di storia e filosofia nel Liceo Classico Stabili, due figli, Andrea magistrato e Teodolinda all’ultimo anno di Medicina a Roma, è soprattutto una donna di cultura tema decisamente emarginato in questa campagna elettorale sia a livello nazionale sia locale. Tiene anche un corso di filosofia presso l’Istituto “Mater Gratiae”. Al centro della sua campagna elettorale mette la sicurezza, con la regolamentazione dei migranti, e l’attenzione verso i nuovi poveri.

Donatella Ferretti

Lei è il n. 2, dietro il capolista Simone Baldelli, nella lista di Forza Italia nel proporzionale per la Camera. Quante probabilità ha di essere eletta?

«La mia accettazione della candidatura alla Camera nasce prima di tutto dallo spirito di servizio e dalla fedeltà ad un partito nel quale milito dal 1996. Le probabilità di essere eletta dipendono da una forte affermazione di Forza Italia».

Qual è il principale punto programmatico della sua eventuale presenza alla Camera?

«Senza dubbio il rilancio della nostra regione. Un “pezzo” d’Italia non adeguatamente valorizzato per le sue bellezze e per le sue risorse anche imprenditoriali, mortificato da un governo  che sia a livello nazionale che regionale ha mostrato tutta la sua inefficacia. La gestione del terremoto ne é la cartina al tornasole».

Nei confronti di Ascoli e del Piceno quali sono i tre impegni-proposte legislative che si sente di prendere con gli elettori?

«I tre grandi temi sono lavoro e sviluppo, sicurezza e immigrazione, infrastrutture materiali e digitali. Nodi che il programma di Forza Italia affronta in modo estremamente chiaro e deciso, attraverso politiche di riforma fiscale come la flat tax, l’abbassamento  della pressione fiscale, che coniugate con il potenziamento della rete infrastrutturale e l’estensione a tutto il territorio nazionale della banda larga possono favorire la ripresa dell’economia e creare nuovi posti di lavoro. La sicurezza è sempre stata al centro della nostra proposta politica ed oggi più che mai è urgente e necessita di risorse per garantire la presenza delle forze dell’ordine a tutela dei cittadini. I flussi migratori finora incontrollati e malgestiti andranno regolamentati e la presenza straniera sul territorio monitorata in modo che possa essere inquadrata in un sistema di piena legalità, prevedendo modalità di rimpatrio per i clandestini e per coloro che delinquono».

Come giudica l’azione del Governo e della Regione Marche nei confronti delle popolazioni terremotate e quali correttivi suggerisce?

«La gestione del terremoto aveva un modello di riferimento che aveva avuto risultati inequivocabili. Ed era il modello Aquila. Si è voluta battere un’altra strada con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Un disastro sul disastro. Anzi, sulla pelle dei terremotati, ora dispersi e disorientati come in una vera e propria diaspora. Per non parlare del dramma delle casette che hanno più l’aspetto e la consistenza di cabine da stabilimento balneare. Senza dubbio si poteva fare meglio valorizzando maggiormente l’apporto dei sindaci e inserendoli nella cabina di regia a fianco del governatore della regione e del commissario. Ed e questo che chiederemo con forza una volta al governo del Paese».

Lei da 9 anni è assessore comunale ai servizi sociali e conosce bene i problemi delle persone più fragili. Quanti sono coloro che vivono sotto la soglia di povertà? Quali azioni auspica a livello centrale?

Ferretti e Castelli

«Nella nostra provincia su 210 mila abitanti ben 30 mila sono disoccupati. Solo nel comune di Ascoli sono centinaia le persone che accedono a forme di sostegno economico per una condizione economica di grave indigenza. Le pensioni minime e le pensioni di invalidità non riescono ad assicurare ad anziani e a disabili una vita dignitosa. Tuttavia oltre a intervenire sulle politiche per il lavoro e innalzare le pensioni  ritengo necessario prendere in considerazione i “nuovi poveri”, gli “impoveriti”, quella classe media che potendo contare sul reddito da lavoro è stata al riparo dalle difficoltà economiche nelle quali ora con la disoccupazione è sprofondata. Ad Ascoli abbiamo attuato il reddito di dignità che ha come target di riferimento proprio coloro che fanno perso il lavoro. Coloro che accedono al progetto riceveranno un contributo economico a fronte dell’impegno a svolgere una attività utile alla comunità, cosa che oltre a rappresentare una opportunità lavorativa, restituisce ruolo e dignità alla persona».

La sua ricetta per far ripartire lo sviluppo nel Piceno?

«Il Piceno soffre più di altre province della regione di una carenza infrastrutturale grave. Strade, ferrovie, aeroporti sono la rete di base necessaria perché un territorio sia attrattivo per gli insediamenti produttivi. Di non secondaria importanza è l’agevolazione fiscale e le esenzioni per certe forme di reclutamento del personale, se finalizzate all’assunzione. Infine, ma non ultimo, il tema della formazione professionale, della ricerca e dell’innovazione tecnologica, presupposti imprescindibili per una strategia di sviluppo di ampio respiro».

Ritiene che ad Ascoli e nel Piceno manchi un grande evento culturale identitario, come in tante altre città delle Marche, in grado di attirare un movimento turistico di numeri significativi? 

«Ascoli è una realtà estremamente ricca e poliedrica dal punto di vista culturale ed artistico, forse anche per questo non è facile individuare un tema dominante. Sicuramente la presenza di due teatri, non comune in una città dalle dimensioni ridotte, e le molteplici esperienze di pregio che si stanno realizzando ma anche che emergono dal tessuto sociale, fanno pensare ad una peculiarità che può spaziare dalla sperimentazione teatrale, alla danza, a quella musicale, anch’essa profondamente radicata nella nostra tradizione e viva nel presente. Penso anche a forme di residenzialità per gli artisti che transitano nella nostra città che possono dar luogo a stage formativi per i nostri giovani talenti».

Oggi esiste un concreto rischio di ritorno ad ideologie e comportamenti fascisti e razzisti?

La Salaria per Roma

«Penso che ciò che oggi esiste in concreto è l’utilizzo improprio di tali categorie. Etichette semplicistiche per banalizzare eventi che nascondono una grande complessità. Per quanto riguarda il razzismo,  non credo assolutamente appartenga al popolo italiano, nè come sentimento nè come tradizione».

Quanto spende per questa campagna elettorale? 

«Il minimo indispensabile. La gestione di un sito, manifesti, qualche aperitivo con gruppi di amici. La mia campagna elettorale è fatta di incontri con le persone e di confronti sulle idee e i progetti».

Cosa pensa della proposta di realizzare la ferrovia Ascoli-Antrodoco per collegare Adriatico e Tirreno?

«È un’opera di non facile realizzazione ma di indubbia rilevanza che i governi che si sono susseguiti hanno evitato di affrontare. Il collegamento con Roma è vitale e avere una ferrovia che va ad aggiungersi al rifacimento della  Salaria potrebbe rappresentare un grande impulso alla nostra economia. A proposito di Salaria non si può non sottolineare che manca del tutto la variante sul Fluvione e l’adeguamento della superstrada tra Ascoli e Rosara».

 

 

 

 

 


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