Enoch d’Ascoli
cacciatore di classici perduti
Quando Hitler voleva
la “Germania” di Tacito

ASCOLI - Singolare figura di educatore e studioso, ebbe da Papa Niccolò V l'incarico di girare tutta Europa. Ma la fortuna gli arrise soprattutto in Germania perlustrando biblioteche di chiese e conventi dove fece ritrovamenti  memorabili
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Rua Enoch d’Ascoli da anni è incredibilmente diventata il civico 181 di corso Mazzini: strada senza uscita chiusa e privatizzata

di Roberto Tomei

Sarà anche stato, come dice Cantalamessa Carboni nelle sue Memorie, uno dei tanti uomini illustri di cui Ascoli può vantarsi, per avergli dato i natali, ma certamente la città non gli è stata troppo riconoscente, essendogli stata dedicata solo una ruetta vicino piazza del Popolo, originariamente senza uscita e ora addirittura chiusa, tanto da essere ignota alla maggioranza degli stessi ascolani. L’illustre personaggio è Enoch d’Ascoli, singolare figura di educatore e studioso, famoso già ai suoi tempi (siamo nel XV secolo) per essere stato inviato da Papa Niccolò V alla ricerca di opere “perdute” di autori classici, impresa nella quale riuscì egregiamente, avendone recuperate un po’ dappertutto in Europa. Di certo, Enoch mai avrebbe potuto ricevere questo incarico dal Papa, se non avesse avuto la cultura adeguata per svolgerlo. Questa maturò prima come precettore a Firenze, presso le famiglie dei Medici e dei Bardi, poi come accademico a Perugia, dove ebbe come allievi Pacifico Massimi e Antonio Bonfini, destinati a diventare umanisti di fama. Giunto infine a Roma, ben presto abbandonò la carriera accademica per intraprendere i viaggi che gli avrebbero dato gloria imperitura. Per Enoch incipit vita nova. Prima destinazione l’Oriente, dove le sue ricerche non risultarono fruttuose, quindi l’Europa, dove all’epoca si riteneva fosse possibile recuperare le Storie di Tito Livio, nel testo completo.

Dal Papa aveva ricevuto l’ordine di far copia dei testi che fosse riuscito a trovare, ma Enoch fece molto di più, in quanto riportò a Roma molti originali di codici, che gli furono ceduti probabilmente perché considerati non di pregio o per mancanza di copisti disponibili. In un luogo che non ci è dato sapere recuperò la tragedia Orestes e in Danimarca le Elegiae in Maecenatem dello pseudo Virgilio. Ma la fortuna gli arrise soprattutto in Germania, che girò in lungo e in largo, perlustrando biblioteche di chiese e conventi,  e dove fece ritrovamenti  memorabili: il commento oraziano di Porfirione ad Augusta, il De re coquinaria di Apicio a Fulda, le opere minori di Tacito, ossia l’Agricola, il Dialogus de oratoribus e la Germania a Hersfeld. Papa Niccolò V ebbe appena il tempo di ringraziare Enoch per i suoi preziosi servigi poiché morì poco dopo il suo ritorno a Roma avvenuto all’inizio di marzo del 1455. Ma anche Enoch gli sopravvisse solo di qualche anno, essendo morto in Ascoli, dove nel frattempo si era ritirato, nel 1457.

Fin qui la storia. Poi c’è anche, se così possiamo chiamarla, la leggenda. Quella secondo cui, prima dell’ultimo conflitto mondiale, Hitler, attraverso un suo inviato, avrebbe cercato di farsi consegnare dal Vaticano, ma senza riuscirvi, proprio la Germania di Tacito, opera molto gradita al regime nazista per l’esaltazione che in essa si fa del valore teutonico. Si suole ripetere che ogni leggenda contiene un nucleo di verità, ma in questa che abbiamo riportato francamente non sappiamo quanto ci sia di vero. Se fosse vera, si tratterebbe, comunque, nient’altro che di un’ulteriore, ancorché non necessaria, testimonianza della fama acquisita da Enoch attraverso i secoli. Leggenda a parte, di certo dietro quella piccola rua c’è una grande storia.

 


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