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Capodacqua e Tufo lottano per vivere
«Le fasce orarie sono troppo restrittive»

ARQUATA - Le due piccole frazioni, tra le più devastate dal sisma, vengono tenute in vita da una manipolo di persone che non mollano. Dopo la riapertura del traforo per Norcia, accessibile dalle 6 alle 8 e dalle 17,30 alle 19,30, sono però ancor più in difficoltà
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Capodacqua

La riapertura del traforo per Norcia è stata una gran bella notizia, dopo oltre un anno di chiusura.  Seppure ad orari ridotti, il transito è garantito nelle fasce orarie 6-8 e 17,30-19,30 ai mezzi sotto una certa stazza. Tale orario (e non solo), però, sta creando problemi al manipolo di persone che lotta per la sopravvivenza della frazione di Capodacqua, che insieme a Tufo è una delle più devastate (e dimenticate) nel territorio non solo di Arquata. Bellezza e suggestione (qui il regista Pietro Germi girò parte del “Serafino” di Celentano) inermi alla portata di tutti, anche di chi molto stupidamente, esempio, altro non sa fare che scattarsi un selfie. «Non ci sono controlli o presidi in loco, chiunque passi qui può aggirarsi per il paese o entrare nei resti delle abitazioni, senza contare quelli che si fermano a scattare foto dopo essere passati con l’auto. -spiegano alcuni di quelli che non “mollano”-  La riapertura del collegamento con l’Umbria è fondamentale, ma per noi quelle fasce orarie sono troppo restrittive, così non riusciamo a stare dietro agli orti (una ventina in tutto quelli attualmente curati), agli animali, a tenere vivo il luogo. Chiediamo di allargarle almeno per chi viene qui, di inserirne almeno una a metà giornata o di creare un tesserino ad hoc che ci consenta di muoverci più liberamente».
Due sono le associazioni che nel comprensorio combattono per tenere viva la fiammella, “Capodacqua viva” e “Ricostruire Tufo”:  molti dei loro membri giornalmente percorrono chilometri e chilometri per tornare a medicare, con i pochi mezzi a disposizione, ferite difficilissime da guarire.

Lu. Ca.


© RIPRODUZIONE RISERVATA


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