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«Lavoro, per ripartire serve unità»
Giovani e over 50 i più in difficoltà

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di Pietro Frenquellucci 

«L’obiettivo principale che ci dobbiamo porre è quello di mettere insieme i soggetti del territorio per lavorare su quattro temi la cui organizzazione è indispensabile per dare una soluzione ai problemi del Piceno: sviluppo, ricostruzione, aree interne e area di crisi complessa. La risoluzione di questi problemi, a cascata, si porta dietro tutto il resto. Purtroppo siamo già in ritardo».
Il segretario generale della Cgil picena, Barbara Nicolai, guarda al futuro dell’economia del territorio con chiarezza, senza nascondersi i problemi da affrontare, né le difficoltà e le insidie del percorso di rilancio del tessuto produttivo. «Serve un tavolo che a partire dalla politica, metta insieme tutti coloro che possono svolgere un ruolo positivo nel dare una programmazione al territorio. Come dicevo siamo già in ritardo, ma è ancora possibile fare qualcosa. Dobbiamo impegnarci tutti, questa volta i finanziamenti ci sono».

Barbara Nicolai con Susanna Camusso

Secondo il segretario, la crisi del Piceno ha delle caratteristiche diverse rispetto a quella che ha colpito il resto d’Italia e proprio per questo il territorio fa fatica più di altri a lasciarsela alle spalle: «Nasce a monte della crisi che ha messo in ginocchio l’Italia, quando con la fine delle agevolazioni legate alla Cassa per il Mezzogiorno, di anno in anno, la grande industria ha chiuso gli stabilimenti lasciando nel Piceno una pesantissima scia di disoccupazione. Scomparsa la grande industria, il territorio si è trovato privo di programmazione presentandosi di fatto ancora più debole al momento della crisi economica mondiale. Il mercato del lavoro dal 2004 ha percentuali di disoccupazione e inoccupazione più alte rispetto al dato regionale e nazionale con una maggiore incidenza per la componente femminile e giovanile compresa tra i 29 e i 35 anni. A questi si sono aggiunti, con l’ultima crisi, gli over 50 che, in caso di perdita del lavoro, stentano a trovare una ricollocazione. E oggi, nonostante la leggera ripresa generale, la situazione nel nostro territorio non è cambiata».
Secondo la responsabile della Cgil, la leggera ripresa che si registra per l’occupazione maschile è compensata dalla forte flessione di quella femminile e giovanile. «Con il Jobs act -aggiunge la Nicolai- sono cresciute le assunzioni nel periodo in cui erano in vigore le agevolazioni con prevalenza comunque delle tipologie precarie. Notiamo una leggera ripresa nell’edilizia, ma restiamo al di sotto del livello pre crisi. Il resto è praticamente fermo perché si è completamente modificato il settore produttivo. Le grandi imprese se ne sono andate e nuove non ne sono arrivate, e pesa l’atteggiamento del mondo del credito che ancora non è capace di guardare ai progetti più che alle finalità finanziarie. Si punta molto sul turismo e sul commercio, ma per una vera ripresa dell’occupazione ci vuole l’impresa manifatturiera. Una prospettiva di rilancio può venire dai finanziamenti legati all’area di crisi complessa anche se bisogna capire quali saranno le reali ricadute sul territorio».
Un discorso a parte merita la questione delle aree interne, quelle colpite dal terremoto. «I finanziamenti per la ricostruzione e quelli per l’agricoltura nelle aree interne sono una grande opportunità, ma è necessaria una visione di sviluppo. -sottolinea- In quelle aree rientrerà una popolazione soprattutto anziana, quindi sono necessari servizi adeguati, mentre l’ambiente e il turismo possono essere un volano per nuove attività produttive».
Un dato però ritorna costantemente nell’analisi dell’esponente sindacale, la difficoltà di tornare allo stesso livello di occupazione precedente la crisi. E allora che fare? «Se siamo perdenti sui costi del lavoro -riprende la Nicolai- dobbiamo puntare sull’alta specializzazione nel senso che dobbiamo formare sul territorio persone di un certo tipo e professionalità, altrimenti ci sarà una sviluppo di basso livello che non porterà, dal punto di vista dell’occupazione, alti numeri. E qui svolge un ruolo decisivo la formazione, ovviamente. Perché un imprenditore dovrebbe venire ad investire su questo territorio? Ecco il punto, dobbiamo decidere quale sviluppo deve avere il Piceno, lo dobbiamo fare tutti insieme. Dobbiamo domandarci come supportare le piccole e piccolissime aziende del territorio, quale politica mettere a punto per l’energia, per il credito, per le infrastrutture. Dobbiamo capire quale filiera è possibile costruire, quali servizi realizzare e quali e come ammortizzare determinati costi. Va trovata una cornice all’interno della quale poi inserire i vari interventi. Le risorse ci sono e sono tante, ma il rischio è che non si riescano a mettere in sinergia».

Macerie a Pretare (foto Vagnoni)

La ricerca di rilanciare l’occupazione non deve però mettere in secondo piano la tutela dei diritti dei lavoratori e il tema della legalità. «A parte i cantieri lungo la Salaria e l’allestimento delle casette per i terremotati che hanno coinvolto soprattutto imprese locali, la sfida su questi temi verrà con la partenza della grande ricostruzione che deve ancora essere sbloccata. -va avanti la segretaria- E cosa ci aspetta lo possiamo capire se pensiamo che l’area del cratere del terremoto viene considerata come il cantiere più grande d’Europa. Se riusciremo a condividere le regole con i datori di lavori, allora le condizioni dei lavoratori saranno migliori. Qualcosa in questo senso c’è già, ma va ripreso e aggiornato. Su alcuni temi come l’area di crisi complessa e le politiche attive del lavoro il dialogo con la controparte industriale è ripreso anche se molto si deve ancora fare. Dobbiamo pensare che dopo la crisi sono cambiati anche i luoghi di lavoro, non esiste praticamente più la fabbrica mono organizzata, per cui bisogna anche trovare delle vie per fare delle sperimentazioni. Niente ci vieta di metterci intorno ad un tavolo e discutere».
Nicolai guarda anche a tutte quelle formule messe a punto per favorire l’occupazione, soprattutto giovanile, che tuttavia stentano a svolgere a pieno la funzione per cui sono state previste, dal tirocinio al contratto di apprendistato all’alternanza scuola-lavoro. «Non sono gli strumenti ad essere sbagliati -precisa la dirigente sindacale- ma come vengono utilizzati. Deve esserci a monte una prospettiva di lavoro e di lavoro c’è sicuramente bisogno. Sarebbe necessario un serio monitoraggio successivo che trovi alla fine riscontro in un contratto regolare. Le aziende serie che si impegnano devono essere altrettanto seriamente aiutate anche con cofinanziamenti e incentivi».
Dopo aver posto l’accento ancora una volta sulle carenze strutturali del territorio, a cominciare dalla mobilità per arrivare al sottoutilizzo del porto di San Benedetto e alla carenza di collegamenti ferroviari, Nicolai conclude: «L’input da dare è quello della programmazione rispetto al quale il ruolo centrale ce l’ha la politica. Oggi bisogna superare il concetto del “ci metto il cappello” nel senso di arrogarsi il merito di aver ottenuto un risultato positivo per il territorio. Politica, sindacato, impresa devono cogliere questo momento per far fare al territorio un salto verso un’occupazione di qualità. Serve uno sforzo urgente, condiviso e concreto».

(nella prossima puntata: “Investire nel Piceno conviene davvero. Tante agevolazioni, possibile svolta storica”)


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