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“Vista mare obbligatoria”,
la nuova vita sulla costa
degli sfollati del sisma

SAN BENEDETTO - L'Italia fragile nei racconti dei terremotati raccolti dal giornalista Mario Di Vito e dal regista Marco Di Battista
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di Serena Reda

Lo “Stato delle cose”, prima di essere un progetto voluto dal giornalista di Repubblica Antonio Di Giacomo, è un film di Wim Wenders del 1982. Esempio lucido di metacinema, si apriva trattando di una famiglia che tenta la fuga da un disastro nucleare e della troupe che ne segue la vicenda. Oggi, sotto lo stesso titolo del regista di Düsseldorf, nascono progetti fotografici, e non solo, relativi alle persone sfuggite dai terremoti del centro Italia.

Ultimo in ordine di tempo, e primo del suo genere, Vista mare obbligatoria è un documentario realizzato dal giornalista sambenedettese Mario Di Vito con il regista abruzzese Marco Di Battista e la collaborazione di Michele Massetani. L’uscita, nel sito www.lostatodellecose.com, è prevista a giorni. La storia segue le avversità e i disagi che deve affrontare chi ancora non ha una casa dopo il terremoto del 2016 – 2017.

«Sarà il primo progetto video de Lo stato delle cose – dice Di Vito- Le interviste sono state fatte tra lo scorso novembre e gennaio tra la costa marchigiana e quella abruzzese, tra Civitanova e Roseto». Nonostante le diverse categorie di persone intervistate («Abbiamo ascoltato decine di persone di varia estrazione, età e provenienza», chiarisce il giornalista) la speranza comune resta una sola: tornare a casa. «Principalmente si chiedono perché a distanza di così tanti mesi ancora la ricostruzione non sia cominciata. Alcuni dubitano che comincerà mai”.

Le persone ascoltate hanno parlato del loro arrivo, della loro vita quotidiana negli alberghi, nelle case e nei camping. «Alla fine è uscito un documentario di una cinquantina di minuti -spiega Di Vito – Quello che ci premeva è dar loro voce, far emergere il quadro della situazione dalle loro parole». Certo, non sarà un documentario a risolvere i problemi di chi ancora non ha una casa ma è fondamentale mantenere i fari accesi su questo tema. Vero anche che al peggio non c’è mai fine e una “Vista mare” non sembra davvero la soluzione peggiore. Ma è quell’ “obbligatoria” a cambiare la prospettiva e – appunto – lo stato delle cose a chiunque sia privato della propria casa e con essa della propria familiarità.

Il progetto Lo stato delle cose nasce come osservatorio su quella che il giornalista Mario Di Vito definisce “Italia fragile”. Nel dopo-sisma a L’Aquila e in Abruzzo molti sono stati i fotografi che hanno contribuito a questa idea promossa dall’associazione culturale senza fini di lucro “La camera del tempo” con il patrocinio del Comune de L’Aquila e la collaborazione dell’associazione culturale Territori.  Sono stati i successivi terremoti del centro Italia a causare una crescita del progetto.

 


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