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Salviamo il “Parco Bau”,
c’è una petizione popolare

SAN BENEDETTO - L' onorevole Gianluigi Scaltritti: «Non si tratta di una battaglia contro l’amministrazione comunale, ma vogliamo difendere un diritto che in altri paesi europei viene tutelato e salvaguardato. Tutti i soldi che verranno spesi possono essere investiti per altre cose ben più importanti per la nostra città"
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di Benedetto Marinangeli

“Salviamo il Parco Bau”. Questo l’appello lanciato dall’ associazione Un spazio a quattro zampe che domani, per tutta la giornata, sarà in centro a San Benedetto, con un due gazebo per promuovere la firma della petizione popolare che ha come oggetto la sensibilizzazione per il suo mantenimento e la sua riqualificazione sulla sponda nord della foce del torrente Albula. I rappresentanti dell’ associazione saranno presenti nei pressi del caffè Sciarra e in fondo a viale Buozzi, dove termina l’isola pedonale. Tra gli esponenti anche l’onoreviole Gianluigi Scaltritti. «Il Parco Bau – dice – fu realizzato dalla giunta Martinelli, dall’ allora assessore Latini discretamente bene con punti d’acqua e zone separate per i cani. Man mano, però, non è stato più curato, né regolamentato e neppure mai sorvegliato. Di notte, poi, resta sempre aperto e la mattina è un porcile. La sua posizione è fondamentale per la socializzazione e l’incontro non solo tra i possessori dei cani stessi, ma anche tra questi e tutti quei cittadini che passeggiano nelle   vicinanze. La foce del torrente apre lo sguardo al mare ed essendo un luogo aperto e luminoso offre anche agli animali un’ambiente arioso e molto vicino alla natura e agli spazi verdi e di relax utilizzati per il passeggio e gli incontri. Insomma l’animale si integra con l’uomo».

Però, il destino del Parco Bu è segnato. Verrà spostato nell’ ex fabbrica del ghiaccio in via Paolini, mentre al suo posto verrà posizionato la prua della Genevieve e realizzato un piccolo anfiteatro come monumento  per la pesca atlantica. «La storia della Genevieve –è sempre l’on. Scaltritti che parla- la conosciamo tutti. Certo, la pesca oceanica fa parte integrante di San Benedetto ma sarebbe stato meglio ritrovare il reperto di una vera nave oceanica della nostra marineria oppure realizzarlo in un’altra parte della città. E vogliamo parlare poi della spesa necessaria per la realizzazione di tutto? Diecimila euro vengono dalla Camera di Commercio, 40mila dal Bim Tronto, tutti soldi che derivano da tassazioni che noi versiamo a questi enti. E poi il resto con il bando europeo che come finalità non ha quella di buttare soldi per un monumento ma riguarda, invece,  il mondo marittimo».

«Per questo motivo –chiude il j’ accuse l’on. Scaltritti- come associazione Uno Spazio a quattro zampe, abbiamo preparato questa petizione. Non si tratta di una battaglia contro l’amministrazione comunale, ma vogliamo difendere un diritto che in altri paesi europei viene tutelato e salvaguardato. Con tutto il rispetto per la pesca oceanica, tutti questi soldi che verranno spesi possono essere investiti per altre cose ben più importanti per la nostra città. Domani con noi ci sarà anche il rappresentante di un’associazione nazionale che si occupa del mondo animale». Nella petizione si propone anche la riqualificazione del Parco Bau. «Si può renderlo –si legge. Ancora più sinergico e integrato esteticamente e materialmente con gli spazi circostanti. Per la manutenzione si potrebbe dare la concessione per un chiosco che faccia un servizio Bar con l’obbligo di manutenere il parco BAU e far rispettare le regole igienico-sanitarie ai proprietari dei cani che lo frequentano. Non sarebbe cattiva l’idea di coinvolgere le associazioni che si occupano dei cani per organizzare sulla sponda sud dell’Albula (che a sua volta andrebbe        riqualificata) un’area appositamente attrezzata per un servizio di “dogsitting” che risulterebbe interessante anche  per i turisti, come fanno molte città di turismo balneare in Italia. Questi  sono servizi per i cittadini che pagano le tasse e per turisti che sono una concreta risorsa economica per la città. Il tutto potrebbe in buona parte autofinanziarsi, con l’esercizio di somministrazione del bar, il pagamento diretto del servizio di dogsitting e il coinvolgimento di sponsor che forniscono prodotti per cani» .


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