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Chiese di montagna
sempre più depredate,
ma i ladri non sempre la fanno franca

COMUNANZA - Tra furti e oggetti collocati nei musei i luoghi sacri della zona montana sono ormai spoglie di tutti i cimeli. Il caso del reliquario sottratto nel 2012 nella chiesetta di Santa Maria Assunta di Lisciano e ritrovato nei giorni scorsi a casa di un sacerdote
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di Maria Nerina Galiè

Tra i reperti di provenienza illecita, rinvenuti qualche giorno fa in casa di don Ruggero Badiale, parroco di Borghetto d’Arroscia, diocesi di Albenga-Imperia, ora indagato per ricettazione insieme al suo collaboratore Domenico D’Elia, c’è un reliquario del XVIII secolo sottratto nel 2012 dalla chiesa di Santa Maria Assunta nella frazione Lisciano di Comunanza.
Gli abitanti del posto ben ricordano l’episodio e riferiscono di essersi accorti del furto la mattina successiva, trovando la porta della chiesa inusualmente spalancata. I reliquiari rubati erano tre: una teca lignea del 1700 contenente ossa di santi (si presume sia proprio il pezzo trovato tra la refurtiva ad Imperia) e due ostensori, di cui uno più grande in argento e l’altro più piccolo, placcato oro e intarsiato con pietre. Vennero portati via inoltre un calice, vasetti di olii benedetti, circa 18 candelabri di legno, un inginocchiatoio, una croce processionale in argento e le pissidi in argento. Dopo il furto il parroco don David Esposito, ora deceduto, sporse regolare denuncia, corredata di foto, alla stazione dei carabinieri di Comunanza. Autore delle foto, che hanno permesso di dettagliare il furto e ricollegare il reliquiario ritrovato alla chiesa del borghetto montano, è Giampietro Gionni, residente a Montegranaro ma nativo di Lisciano di Comunanza a cui è sempre stato molto attaccato.
«Qualche tempo fa – racconta Gionni – ci fu un altro furto nella chiesa di Lisciano. Per fortuna i ladri non trovarono nulla perché nel frattempo era intervenuta la diocesi di Fermo che aveva provveduto a portare via i pochi preziosi residui».

La chiesa di Lisciano di Comunanza

Sparse nelle frazioni di Comunanza, adesso quasi disabitate per via del terremoto, ci sono numerose chiese rimaste incustodite o addirittura lesionate. All’interno di queste c’erano diversi oggetti antichi ora asportati e messi in sicurezza nelle tre diocesi che si dividono la competenza sul territorio comunanzese e cioè Ascoli Piceno, Fermo e San Benedetto del Tronto.
Prima di allora gli edifici religiosi sono stati spesso teatro di furti. Molti i ritrovamenti resi possibili dalla catalogazione fatta, intorno al 2000, dai carabinieri di Comunanza con i quali aveva collaborato anche Stefania Cespi, responsabile per 21 anni del locale museo di arte sacra.
Nella chiesa di San Pietro e Paolo di Gabbiano rubarono un quadro, poi ritrovato presso un antiquario di Fabriano. A Polverina sottrassero addirittura una campana oltre a croci, pietre preziose e sportelli di una nicchia. «Fece scalpore nel 2008 – rievoca la Cespi – il colpo messo a segno all’interno della chiesa di Santa Caterina d’Alessandria, nel capoluogo, da dove sparirono quattro quadri della via crucis risalenti alla seconda metà del ‘600 e attribuiti alla scuola Carraccesca. Due anni dopo ne furono recuperati tre, privi però della cornice coeva in foglia oro».
E’ stata riconsegnata lo scorso anno anche una statua lignea trafugata dalla chiesa di Santa Maria a Corte di Valcinante, frazione di Roccafluvione, e ritrovava in una casa d’aste.

Sacerdote con la “passione” dell’arte: aveva un reliquario rubato a Comunanza


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