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Schiavizza una donna che poi muore
ma non viene espulso:
domiciliari, poi si sposa
Ora vuole un alloggio dal Comune

CASTORANO - L'incredibile storia di un trentenne nigeriano senza permesso di soggiorno, un ginepraio di leggi e provvedimenti paradossali. Su richiesta degli avvocati, il sindaco Ficcadenti deve trovargli una casa in breve tempo per le difficoltà economiche e i disagi che tormentano i componenti della famiglia
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di Claudio Felicetti 

Ora vuole anche un alloggio dal Comune, il nigeriano che doveva essere espulso dall’Italia poiché condannato a 12 anni di carcere, e che dopo aver ottenuto la detenzione domiciliare ed essersi sposato con una connazionale con due figli minorenni, è stato sfrattato per morosità insieme ai suoi familiari. Si aggiungono altri singolari capitoli alla già incredibile e triste storia che avevamo raccontato lo scorso febbraio.
Il protagonista è un trentenne nigeriano condannato nel 2015 dalla Corte d’Assise dell’Aquila, insieme ad altri quattro connazionali e a un italiano, a 12 anni di reclusione con l’accusa “di riduzione in schiavitù, violazione delle legge sull’aborto e favoreggiamento della prostituzione”. La condanna si riferisce alla morte di una 23enne nigeriana costretta dai suoi aguzzini, tra cui il trentenne connazionale, a prostituirsi per tre anni sulla strada Bonifica in condizioni disumane, pur essendo malata terminale.

La strada Bonifica, lungo la quale si consumò il reato per cui fu condannato il nigeriano

Nel dicembre 2016, l’uomo ottiene la detenzione domiciliare, poiché “in condizioni di salute non compatibili con il regime detentivo”, con sostanziose riduzioni di pena. L’Uepe di Macerata (Ufficio Esecuzione Penale Esterna) chiede al sindaco di Castorano Daniel Claudio Ficcadenti di inserirlo nel nucleo familiare di una connazionale che ha due figli minorenni, a detta del detenuto sua convivente. Il sindaco lo smentisce inviando uno stato di famiglia in cui non compare il trentenne. Nel frattempo la donna, parzialmente invalida e disoccupata, riceve anche un avviso di sfratto. Vista la drammatica situazione, il Tribunale per i Minorenni di Ancona, a cui si era rivolto il sindaco, affida i due bambini ai servizi sociali, mentre la Procura dello stesso tribunale chiede al primo cittadino una relazione sulla situazione familiare e sulla capacità genitoriale della coppia. La successiva trasmissione del certificato del casellario giudiziale del trentenne nigeriano da parte del sindaco, da cui risultano tra le pene accessorie e le misure di sicurezza “la decadenza della potestà dei genitori” e “l’espulsione dello straniero dallo Stato”, non sortisce effetti. La coppia di nigeriani, addirittura, predispone i documenti per le nozze civili e il 27 gennaio 2018 si sposa in municipio. A unirli in matrimonio, manco a dirlo, tocca al sindaco Ficcadenti.
Restano i problemi relativi alla coabitazione sotto lo stesso tetto tra il detenuto senza potestà genitoriale e i figli minorenni, un caso nemmeno lontanamente contemplato dalla pur varia casistica di questo genere.
Il 17 maggio scorso, l’Uepe di Macerata comunica allo stesso sindaco l’autorizzazione dell’Ufficio di sorveglianza con la quale il personale dei servizi sociali può recarsi nell’abitazione del detenuto per l’educativa domiciliare, come prescritto dal Tribunale dei minorenni.
Il provvedimento segue la comunicazione, di pari data, dei due solerti avvocati del nigeriano i quali, nel rilevare che dopo sei mesi non è stata ancora predisposta l’educativa domiciliare né effettuata una valutazione della qualità della relazione genitori-figli, segnalano al sindaco e agli organi competenti le difficoltà economiche e i disagi che tormentano i componenti della famiglia nigeriana, chiedendo di trovare loro una nuova sistemazione, “nell’esclusivo e primario interesse dei minori”, in quanto lo sfratto (previsto il 15 maggio scorso) è stato differito al 12 giugno prossimo.
La patata bollente, ancora una volta, passa al sindaco Ficcadenti, che dopo aver cercato di districarsi da un ginepraio di provvedimenti giudiziari, tra loro a dir poco contraddittori, ora deve trovare in tempi brevi un alloggio di proprietà comunale.

Il sindaco Ficcadenti

«Le amministrazioni locali come la nostra -commenta amaro il primo cittadino di Castorano- si impegnano ogni giorno per migliorare la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini. Però, nel momento in cui come sindaci ci assumiamo una responsabilità, riteniamo indispensabile una leale collaborazione tra le varie istituzioni. Proprio per questo, è inammissibile che un Tribunale emetta un provvedimento di detenzione domiciliare nei confronti di una persona condannata a 12 anni di carcere per reati gravi, che deve scontarne altri sette, che è stata espulsa dall’Italia e privata della potestà genitoriale, inserendola in un contesto di un nucleo familiare in gravi difficoltà economiche, con due minorenni e senza un alloggio». «Non vogliamo sottrarci alle nostre responsabilità -chiarisce Ficcadenti- ma pretendiamo lo stesso comportamento anche dalle altre istituzioni, altrimenti, come in questo caso, qualcuno viene meno al rispetto dei sacrosanti principi di giustizia e di tutela di donne e minorenni».
Una storia drammatica e per certi versi paradossale, come tante altre accadute in Italia, che alimentano rancori, conflitti sociali e guerre tra poveri sul territorio, l’humus perfetto per far sviluppare una cultura di intolleranza e razzismo.
Restano intatti tutti i problemi giganteschi legati alla gestione dell’accoglienza e inserimento di extracomunitari regolari e migranti: dalla estrema difficoltà a rimpatriare irregolari e delinquenti nei loro paesi di origine, a causa di costi elevati e mancanza di accordi con gli stati di provenienza, alla farraginosità e alle incongruenze della legislazione in materia, fino allo scaricabarile e al rimpallo di responsabilità tra istituzioni, con i sindaci anello debole della catena a subire ogni decisione. Senza dimenticare i costi a carico della collettività.

Deve scontare 12 anni: viene affidato ai servizi sociali, poi convola a nozze L’incredibile storia del nigeriano senza permesso di soggiorno


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