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Uno sguardo dalla rupe
Monte Falcone e la fessa fossilifera
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SOSPESA su un colossale sperone di arenaria, l'area dei comuni di Montefalcone Appennino e Smerillo, compresa nella provincia di Fermo ma già appartenuta ad Ascoli, è uno dei territori più affascinanti delle Marche. Il professor Vecchioni racconta la zona del grande bacino fossilifero del Pliocene
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Smerillo, la porta a settentrione

di Gabriele Vecchioni

(foto di Claudio Ricci e Umberto De Pasqualis)

L’area dei comuni di Montefalcone Appennino e Smerillo, compresa nella provincia di Fermo ma già appartenuta a quella di Ascoli Piceno, è uno dei territori più affascinanti delle Marche, sospesa su un colossale sperone di arenaria che precipita, sul versante occidentale, con enormi pareti strapiombanti, che la rendono uno straordinario balcone verso la dorsale appenninica. La zona è un grande bacino fossilifero del Pliocene (epoca superiore del Cenozoico, compresa tra 6 e 4 milioni di anni fa) di sabbie, arenarie e conglomerati, come si nota percorrendo la “Fessa”, una suggestiva spaccatura della roccia sita sotto l’abitato di Smerillo, con fossili del Terziario. In un lontano (in senso geologico) passato, la zona era bagnata dal mare e costituiva, con i paesi di Penna San Giovanni, Monte San Martino e Force un unico litorale.

L’affresco di Sant’Amico. Raffigurazioni simili dello stesso personaggio, con la stessa iconografia, sono presenti anche nell’Amatriciano

Montefalcone Appennino (l’antica Castrum Montis Falconis) occupa la sommità della ricordata balza di arenaria, ricca di fossili: era un punto strategico e qui erano ubicati il primo nucleo fortificato e la rocca. L’abitato si sviluppò a un livello più basso della Rocca, attorno alla chiesa (secolo XIV, su edificio preesistente; ricostruita nel secolo XIX) di San Michele Arcangelo, santo protettore del paese, e quella di San Pietro (sec. XIV). Il sito web del comune ricorda che il borgo è caratterizzato da «vie tortuose, anguste e silenti che regalano scorci sempre vari e ampie visioni sui Sibillini, sulla valle dell’Aso, sulle colline plioceniche del Piceno». Il balcone naturale si affaccia sulla catena appenninica e permette di cogliere, con un’unica vista, le cime del massiccio del Gran Sasso fino ai Sibillini, i Monti Gemelli e i Monti della Laga, con l’inconfondibile profilo dell’Ascensione in primo piano. Nelle giornate più terse si distinguono, in lontananza, il promontorio del Monte Conero a nord e, a sud, la compatta struttura della Maiella; più vicini, quello che Bruno Egidi definiva «il mare delle colline umanizzate», la maglia poderale, i casolari.
Il monumento che colpisce di più il visitatore è la Rocca (secc. XI-XII), edificio militare eretto dai Farfensi come torre d’avvistamento (turris speculatrix) e, in seguito, fortificata dai Fermani (sec. XIII), legata alla tragica storia del capitano di ventura ghibellino Rinaldo da Monteverde, della famiglia Brunforte, «crudele tiranno e ribelle allo stato della Chiesa». Gli imponenti resti dominano l’incasato, mantenendo intatto il fascino “medievale”.
Smerillo sorge su una rupe, a picco sull’alta valle del Tenna. È un antico stanziamento farfense (sec. X), insieme a Santa Vittoria in Matenano, Montelparo, Montefalcone Appennino e Force, e diventò uno dei castelli di difesa dell’abbazia di Santa Vittoria in Matenano; più tardi, entrò nell’orbita d’influenza di Fermo. Il nome deriva dal falco smeriglio (che compare anche nello stemma comunale), piccolo rapace migratore che frequenta gli ambienti rupestri dove caccia, aiutato dalle correnti ascensionali che lambiscono la rupe.

Santa Maria alle Scalelle. Nel riquadro, l’edicola attorno alla quale fu costruita la chiesa

Nel Medioevo, Smerillo era un “castello” della stessa importanza di Fermo. Restano a testimoniare il glorioso passato i ruderi delle mura di cinta della fortezza, il Càssero (termine dell’architettura militare che indicava la parte più elevata di una struttura fortificata) e l’imponente porta settentrionale di accesso al borgo. Interessante la chiesa romanica di Santa Caterina d’Alessandria (sec. XIV), costruita per voto pubblico contro il flagello della peste. Decorata da affreschi votivi dei secoli. XIV-XV, è utilizzata come spazio espositivo. Tra le raffigurazioni, un Sant’Amico con un attrezzo da boscaiolo e il lupo alla cavezza (il santo lo avrebbe ammansito con la parola, due secoli prima di San Francesco).
Da Smerillo, verso settentrione, la vista spazia verso l’area dei Sibillini e le colline dell’Alto Tenna: in evidenza, il lago artificiale nato dallo sbarramento sul fiume Tenna, vicino all’abbazia romanica dei SS. Ruffino e Vitale. Situata sulla strada statale 210 (la Faleriense), fu innalzata nel secolo XI su una costruzione preesistente (sec. VI) ed è il più antico insediamento monastico benedettino della zona. Ha un’interessante cripta e le pareti affrescate.

Panorama dal Monte Falcone. In primo piano, l’alta torre della Rocca; sullo sfondo le pendici gradonate dell’Ascensione

Valore naturalistico. Il Monte Falcone riveste notevole interesse, essendo coperto da boschi e inserito tra le Aree Protette della Regione Marche. Il Bosco di Smerillo e Montefalcone (Id. 91 delle Aree Floristiche Protette della Regione Marche, istituita nel 1998), grazie alla quota di alta collina (da 350 a 894 metri), è costituito da essenze tipiche del piano montano e submontano, di grande valenza naturalistica. Sono presenti numerose specie arboree, alcune delle quali rare e altre (leccio) presenti in forma cespugliosa, afferrate alle pareti ripide della rupe. Il bosco, esteso circa 30 ettari, è stato conservato e destinato alla ceduazione, a differenza di associazioni simili soppresse per far posto alle coltivazioni.
«Il Bosco di Smerillo rappresenta un lembo di vegetazione forestale abbastanza estesa e ben conservata del piano submontano, dove in genere questo tipo di vegetazione è stata quasi completamente soppresso dall’uomo per favorire le colture agrarie. Nonostante la bassa quota del rilievo vi si trovano molti elementi di vegetazione del piano montano (faggeta depressa). Infine esso rappresenta una fitocenosi molto interessante per l’elevato nu¬mero di specie di cui alcune abbastanza rare». (Giunta Regione Marche, Servizio Ambiente e Territorio, 2009)
Ai margini del bosco, attraversato da un facile sentiero con straordinari affacci sul territorio circostante, c’è la chiesetta della Madonna delle Scalelle (l’antica Sancta Maria in Capite Scalorum), costruita nel secolo XV su fabbriche più antiche. All’interno, l’edicola affrescata della Madonna del Divino Amore (sec. XIV), intorno alla quale fu edificato il complesso. Una curiosità: sotto l’edificio fu “scavata” (a mano!), nei primi decenni dell’Ottocento, una delle più antiche gallerie stradali italiane.

Pesce fossile al Museo di Storia naturale di Palazzo Felici, a Montefalcone Appennino

La Fessa fossilifera. È una stretta gola, un canyon originatosi da una frana avvenuta circa 3,5 milioni di anni fa sul fianco occidentale del Monte Falcone, nei pressi dell’attuale borgo di Smerillo. La zona era l’antico litorale adriatico e, nella stratificazione di arenarie e conglomerati sabbiosi, sono presenti numerosissimi fossili marini pliocenici; in particolare, esemplari di molluschi bivalve (tra i quali l’Ostrea edulis, la comune ostrica), insieme ad altri che, a Smerillo come a Montefalcone Appennino, si possono ammirare nelle relative strutture museali.
L’angusta “fessa” è un emozionante tracciato percorribile a piedi; ci si arriva dal Belvedere di Smerillo mediante un sentiero lastricato, la vecchia strada di accesso al paese. Vale la pena spendere qualche parola per il facile e interessante percorso ad anello che, in poco meno di un’ora, risale dalla parte opposta. Il cammino attraversa la già citata Area Floristica n. 91, dove è possibile rinvenire, grazie all’esposizione a settentrione, specie vegetali “di montagna” sebbene la quota sia ridotta. Le essenze più interessanti sono il castagno e il faggio; proprio quest’ultima pianta dà vita a vaste associazioni (spesso monospecifiche): una è la faggeta depressa di Smerillo. L’attributo si riferisce al fatto che questa pianta, di solito, vegeta a quote più elevate, nell’area appenninica, tra i 1.000 e gli 1.800 metri.

Arco naturale al belvedere di Montefalcone Appennino

Le mura medievali e i resti del Càssero di Smerillo

Il belvedere all’interno del bosco

Panorama da Smerillo verso settentrione

Escursionista alla Fessa

Smerillo


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