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Celani incalza il premier Conte:
«Arquata non diventi un pellegrinaggio»

POST SISMA - Il vice presidente del Consiglio regionale accusa: «Al posto delle chiacchiere e alle passerelle azioni concrete per restituire fiducia nel domani a decine e decine di migliaia di persone che ancora vivono nella precarietà»

Proprio nei momenti in cui il premier Giuseppe Conte è atteso ad Arquata del Tronto arriva la presa di posizione, non senza una velata nota polemica, del vice presidente del Consiglio regionale Piero Celani. «Ormai Arquata -afferma- è una sorta di tappa d’obbligo, e non vorrei che in futuro diventasse una sorta di pellegrinaggio. E così, dopo Renzi e Gentiloni è la volta del prof. Conte, neo Presidente del Consiglio giallo verde, recarsi nei luoghi del cratere. L’avvocato degli italiani, come si è definito, verrà sicuramente per portare la solidarietà del Paese. Terzo primo ministro in due anni a testimoniare la vicinanza del Paese a quelle popolazioni che due anni fa videro crollare, con le loro case, tutti i loro sogni in un futuro sereno. 

Piero Celani

Ma dovrà anche spiegare il perché, nel contratto per il Governo del cambiamento, il problema “terremoto” è stato liquidato, in appena dieci righe generiche. Ad accogliere il prof. Conte, come negli anni scorsi, un cumulo di macerie. Sì, quelle macerie che ancora stanno lì a ricordarci gli effetti drammatici del sisma di agosto prima e di ottobre poi.  Ma anche a testimoniare quanto sia risultata non veritiera quell’affermazione “Non vi lasceremo soli”. Le case crollate, le strade, i ponti, le gallerie sono ancora lì a testimoniare il nulla, o quasi, che si è fatto. Tutto è ancora avvolto da una opprimente cappa di silenzio. Tutto tace. A distanza di tanto tempo, ancora deve essere perfino completata la consegna delle casette  e quelle che sono state consegnate hanno evidenziato importanti problemi. Quell’impegno solenne “non vi lasceremo soli” è rimasto solo una dichiarazione. Così come le parole solenni pronunciate da alti rappresentanti dello Stato e del Governo e delle forze politiche, tutti col caschetto in testa e a favore di telecamere». Celani aggiunge: «Poi, a  riflettori spenti, riposti i caschetti nell’armadio, nel cratere devastato è tornato il silenzio -accusa- Intanto alle macerie si sono aggiunti quintali, tonnellate di burocrazia soffocante.

I resti del centro storico arquatano

Le popolazioni interessate dal sisma hanno dovuto imparare a fare i conti con le schede Aedes, schede Fast, ricostruzione pesante e ricostruzione leggera e poi ancora con i decreti dei commissari per la ricostruzione, e con scadenze a dir poco ridicole, per la presentazione dei progetti. Eppure ci saremmo aspettati il rumore della ricostruzione e specie di quella delle attività produttive. Senza la ripresa del lavoro, della produzione, dell’economia di questi territori è inutile costruire le casette. Ad attendere il prof. Conte ci sarà lo stesso assordante silenzio del post sisma e i tanti, vuoti, discorsi di quanti parlarono di ripresa delle attività produttive per evitare lo spopolamento dell’entroterra. Il nuovo governo gialloverde vuole scrivere una pagina di storia. La verità è che i Comuni del cratere si accontenterebbero anche di una pagina di cronaca. Una cronaca positiva che introduca fatti al posto delle chiacchiere e alle passerelle azioni concrete per restituire fiducia nel domani a decine e decine di migliaia di persone che ancora vivono nella precarietà».


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