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I fili della memoria
riannodati nel libro
di Giampiero Giorgi

Giampiero Giorgi e Claudio Bachetti

di Walter Luzi

La memoria come valore. Per ritornare a pesare, come in passato, le cose che valgono davvero. Nel progetto delle A.C.L.I. di Ascoli Piceno, con il contributo della Fondazione Carisap, anche un libro, firmato da Giampiero Giorgi, e presentato alla Bottega del terzo settore. Una interessante raccolta di testimonianze, racconti, ricordi di infanzia e gioventù di uomini e, soprattutto, donne, over ottanta. Parole semplici, spesso in dialetto, raccolte da Annalisa Allevi anche in un breve video, che raccontano pezzi di vita di gente semplice. Una vita dura, fatta di sacrifici e progetti, fatiche e sogni, condivisa per intero quasi sempre con il primo amore. Quello a cui ci si votava per sempre, poco più che adolescenti, con la consapevolezza dell’indispensabilità, del bisogno, materiale, prima di ogni altro, l’uno dell’altra, e viceversa. Dove il patriarca (ma anche le matriarche, dietro le quinte, si rivelavano preziose consigliere) era l’indiscusso, e indiscutibile, punto di riferimento. Nel libro si rivive l’Italia da ricostruire dopo la guerra e costruire nelle coscienze, raccontata dai protagonisti che l’hanno vissuta dal vero, sulla loro pelle. Nel bene e nel male. Una pattuglia di pensionati che ne avrebbero da raccontare, e insegnare, ai più giovani, se solo questi si degnassero, almeno un minuto, di ascoltare. Invece di stare sempre incollati a quei maledetti telefonini, sempre di fretta, senza trovare mai il tempo per stare a parlare un po’. Ed è proprio a loro, a giovani e giovanissimi, che è rivolto il libro. Uno strumento pedagogico e didattico dunque nelle intenzioni del presidente provinciale Acli Claudio Bachetti, nel quadro dell’articolato progetto SOS Famiglia. Realizzato volutamente con taglio scolastico con l’unica finalità di preservare la memoria, mantenere vivi i legami con il passato. Non c’è prezzo di vendita, non c’è fine di lucro. C’è solo voce per i più vecchi, che oggi tutti vogliono zittire, che ci raccontano di quando c’era più fatica, ma anche più allegria. Quando la società era solidale di suo, e funzionava. Quando ognuno era autonomo e autosufficiente, ma, all’occorrenza, pronto ad aiutare il vicino di casa. Quando i migranti eravamo noi, e il razzismo lo subivamo. Molto applauditi gli intermezzi della fisarmonicista Manuela Crocetti. Scuola “Gervasiani”, e ci siamo detti tutto. E le letture di Micaela Gasparini. Nostalgia e rimpianti sulle note della fisarmonica. «Le moderne tecnologie hanno macellato il dialogo intergenerazionale – commenta il sessantatreenne autore, pensionato pure lui dopo una vita in Telecom – vivo in un condominio di sei piani ma non conosco bene nessuno. E nessuno ha più interesse per il conoscere. Il tempo corre più velocemente, ma non lascia traccia». Già. Lasciare una traccia. Una impronta, un segno significativo nella propria vita. Le donne e gli uomini di ieri di Giampiero Giorgi, quelli che hanno riannodato I fili della memoria ci sono riusciti.


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