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Tra terra e mare
La riserva della Sentina

PORTO D'ASCOLI - A ridosso del confine tra Marche e Abruzzo, a nord della foce del Tronto, c'è un sistema di aree terrestri, fluviali e lacuali, esteso per poco meno di 180 ettari. Uno spettacolo di storia e natura dove vivono ben 171 specie diverse di animali

Un gradito ospite della Sentina: un fenicottero rosa

di Gabriele Vecchioni

(foto dell’autore e di Franco Vitali)

La Riserva Naturale Regionale della Sentina è una delle 12 aree protette e uno dei tre parchi costieri marchigiani (insieme a quello di Monte San Bartolo e al Parco del Conero); è situata a Porto d’Ascoli, a ridosso del confine tra Marche e Abruzzo, a nord della foce del fiume Tronto, ed è costituita da un sistema di aree terrestri, fluviali e lacuali, esteso per poco meno di 180 ettari. La riserva, in gran parte di proprietà del Comune di Ascoli Piceno, è gestita da quello di San Benedetto del Tronto e costituisce l’unica testimonianza di ambiente palustre litoraneo della regione, naturale cassa di espansione del Tronto, che qui incontra l’Adriatico. La costituzione (nel 2004) dell’area protetta ha permesso la (ri)creazione di ecosistemi propri di ambienti umidi costieri e perifluviali e la ricostituzione di piccoli laghi salmastri retrodunali, già bonificati (in origine erano cinque – i Laghetti di Porto d’Ascoli – con una superficie di 10 ettari).

Il paesaggio della Sentina

L’ambiente. L’area della Sentina è un «complesso di depositi di origine alluvionale» antichi e recenti, con lènti sabbioso-limose intercalate; il periodo geologico di riferimento è il Quaternario, compreso tra il Pleistocene e l’Olocene (da 2,5 milioni di anni fa ad oggi). È un ambiente costiero di confine tra terra e mare, un sistema articolato, con un equilibrio dinamico soggetto a continue variazioni che derivano da fattori naturali e antropici; interessante per la presenza di una flora caratteristica e per la ricca fauna.
La storia. La prima fase storica (secoli VII-VI AC) vide i Liburni, provenienti dalla costa orientale dell’Adriatico, sbarcare alla foce del fiume Tronto e colonizzare il territorio circostante. Nacquero e si svilupparono, nell’area dell’attuale Martinsicuro, i centri di Truentum e Castrum Truentinum (nella Naturalis Historia, Plinio il Vecchio scrisse che «Truentum con l’omonimo fiume era l’unico relitto dei Liburni in Italia »). La zona passò poi sotto il controllo romano e diventò un importante punto commerciale e amministrativo, essendo situata in un punto strategico per l’approdo e i commerci, vicino alla consolare Salaria e alla “via litoranea”, la strada costiera che arrivava fino ad Ancona. Successivamente, l’area subì invasioni barbariche, devastazioni e pestilenze, e fu abbandonata.

La poderosa struttura della Torre sul Porto

Nel 1323, Papa Giovanni XXII, con una Bolla Pontificia, concesse «ai diletti figli ascolani» il diritto di costruire il porto che prese il nome di Porto d’Ascoli; la struttura, con torri e bastioni fortificati, fu costruita in appena tre anni. La Torre Guelfa è il residuo di quella fortezza, distrutta nel 1348 dall’esercito fermano, al comando di Gentile da Mogliano, dopo un assedio durato 40 giorni. I fermani erano forti di un privilegio di Ottone IV (1211) che dava loro il dominio del litorale dal Tronto al Potenza: nessuno, per la profondità di un chilometro, poteva costruire alcunché senza il benestare di Fermo.
Nei secoli successivi (secoli XVI-XVIII) la zona cominciò a popolarsi e i terreni coltivati e utilizzati come pascolo. I fratelli Laureati, proprietari del fondo, realizzarono lavori di sistemazione del territorio per smaltire le acque delle piene del fiume Tronto (il termine “Sentina”, già usato nel Cinquecento, deriva dalle strutture che raccoglievano le acque di esondazione, evitando gli allagamenti delle zone circostanti). Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, gli ascolani Marchesi Sgariglia, diventati proprietari del luogo, realizzarono la strada di collegamento con l’entroterra e fecero costruire diverse case coloniche per gli affittuari dell’area, già sfruttata come pascolo per la transumanza dei loro numerosi greggi di ovini. Nel 1863 fu inaugurata la ferrovia costiera adriatica.
La Torre sul Porto. Nel Cinquecento fu costruita, lungo la costa adriatica, una serie di torrette per il controllo della costa dalle incursioni piratesche, in comunicazione mediante segnali ottici: il fortino della Sentina è una di queste, collegato a vista con la già citata Torre Guelfa, uno dei «luoghi per le fumate» di avvertimento. Altri punti in relazione erano, a sud, il Torrione di Carlo V a Martinsicuro, già torre di guardia; a nord, a quella di Porto d’Ascoli, si “allineavano” la Torre dei Gualtieri al Paese Alto di San Benedetto del Tronto, il Torrione della Battaglia a Grottammare, la Torre di Sant’Andrea a Cupra Marittima.
Nel 1543, il comasco Mastro Battista di Raffaele fu incaricato dagli ascolani della realizzazione del torrione in prossimità del porto fluviale; i lavori terminarono quattro anni dopo. Verso la metà del Seicento esplose un’epidemia di peste e, nel 1673, per cautelare il suo territorio dall’arrivo di merci straniere, la città picena fece costruire un grosso edificio a base rettangolare che inglobò, in parte, il torrione ottagonale. La struttura ospitava una guardia armata permanente per il controllo delle strutture portuali.

Piante della Sentina: da sinistra, l’ingresso alla spiaggia bordato dalle tamerici, la salicornia e la liquirizia

Ambiente e territorio. Per un tratto di circa 1,7 chilometri, la zona immediatamente a nord della foce del fiume Tronto risulta costituita da un cordone sabbioso con morfologia di duna piatta, dietro alla quale si rinvengono lembi di ambienti umidi salmastri e praterie salate. Dai documenti si evince che, nel ‘600 e fino al 1860, alla Sentina era presente un bacino lacustre, gradualmente scomparso per l’urbanizzazione e le opere di bonifica.
La Sentina faceva parte di un territorio boschivo chiamato “Selva Giurata”; le Riformanze ascolane del 1538 proibivano la caccia «per nulla sorte di animale nella Selva e la pesca in la Sentina sotto la pena di dieci scuti per ciascuno et ciascuna volta». Dal 1951, per recuperare terreni coltivabili, il territorio è stato oggetto di profonde modifche che ne hanno determinato il quasi totale prosciugamento e interramento. Anche gli alberi (soprattutto pioppi e gelsi – necessari per la bachicoltura), come la zona umida, sono stati eliminati per opera dell’uomo. A ciò si aggiunge la riduzione della falda di acqua dolce, con conseguente risalita del cono salino, dovuta ai numerosi prelievi, a scopo industriale e agricolo, che caratterizzano il corso medio-inferiore del fiume Tronto.

Lago salmastro

Il biòtopo presenta speciale rilevanza floristica e biogeografica per le Marche e, più in generale, per il settore centro-meridionale adriatico italiano. Oltre che per la vegetazione, l’area è importante per l’avifauna migratoria: è riconosciuta come Zona di Protezione Speciale perché costituisce uno dei pochissimi punti di sosta per i migratori tra il Gargàno e le zone umide del delta del Po. Gli ambienti presenti sono le associazioni vegetali psammofile (adatte ai terreni sabbiosi), le dune, i laghetti salmastri e la prateria salata. Le dune costiere, parallele al litorale, sono costituite da sedimenti fini incoerenti portati dai fiumi e dal moto ondoso marino che trasporta e deposita i sedimenti grazie alle correnti.
La flora e la fauna della Sentina. La flora che si incontra nella Riserva non presenta specie rare: la maggior parte di esse è ampiamente distribuita nell’area mediterranea, alcune anche lungo le coste atlantiche. La particolarità è rappresentata dalla presenza di specie che hanno difficoltà a riprodursi in altri siti della costa adriatica, per la forte antropizzazione subìta dai delicati ambienti dunali e retrodunali.
Nel territorio della Sentina risultano presenti ben 143 specie di uccelli, delle quali 70 rientrano negli elenchi delle specie europee di interesse conservazionistico. Sono inoltre presenti 14 specie di mammiferi, 5 di rettili, 3 di anfibi (tra i quali il rospo smeraldino, molto raro nel territorio regionale) e 6 specie di pesci (considerando solo quelli d’acqua dolce), per un totale di 171 specie (compresi gli uccelli migratori e non nidificanti).

Struttura sopraelevata con le bat box ( le “casette” per i pipistrelli)

La Torre ottagonale (Torre sul porto) vista dalla spiaggia

Ciuffi di graminacee sull’arenile

Le zone della riserva

 

 

 


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