Quantcast
facebook rss

74 anni fa la liberazione dai nazifascisti
Piunti: «Fu rinascita democratica»

SAN BENEDETTO - Nella notte tra il 18 e il 19 giugno 1944 le truppe polacche al comando del generale Anders entrarono in città. Pochi giorni prima furono trucidati a Ponterotto i partigiani Neutro e Salvatore Spinozzi ed il brigadiere dei Carabinieri Elio Fileni. «Prendere esempio dagli uomini e dalle donne di 70 anni fa»
...

La notte tra il 18 e il 19 giugno 1944 rappresenta una data storica per San Benedetto. L’arrivo delle truppe polacche al comando del generale Anders sancì la fine dell’occupazione nazifascista e conseguentemente la rinascita democratica della città. Furono sei giorni estremamente intensi. Infatti poco prima, per la precisione tra il 12 e il 13 giugno 1944, ci fu l’eccidio del Ponterotto dove i nazifascisti trucidarono i partigiani Neutro e Salvatore Spinozzi e il brigadiere dei Carabinieri Elio Fileni. E poi ecco la discesa dalle colline abruzzesi dei carri armati del generale polacco Anders, l’attraversamento del fiume Tronto e l’arrivo in contrada Ragnola. Proprio lì all’esercito polacco vennero consegnati quattro tedeschi e altri prigionieri catturati dalla formazione partigiana «Zara» che operava nel territorio.

La targa che ricorda Neutro, Spinozzi e Fileni

Fino ad arrivare alla notte tra il 18 e il 19 giugno. «Questa data -scrive in una nota stampa il sindaco Pasqualino Piunti- segna per la comunità sambenedettese lo spartiacque tra un lungo periodo costellato da angherie e dolori (basti ricordare il sacrificio del maresciallo Nardone e del carabiniere Ceci o il bombardamento del Paese Alto, dei ponti e del porto) e il ritorno alla partecipazione  civile alla vita cittadina, con la ricostituzione degli organismi democratici, la faticosa riorganizzazione dei servizi pubblici locali grazie ad un pugno di volonterosi dipendenti comunali, la rinascita dell’imprenditoria e poi, finalmente, le libere elezioni». «Sotto molti aspetti, anche oggi il tessuto sociale del Paese va ricostituito, e ciò può avvenire solo sulla base di un’autentica solidarietà che deriva dal sentirsi un unico popolo. -conclude il primo cittadino- L’augurio che rivolgo a tutti noi, in questa giornata carica di un così importante significato, è di prendere esempio da quanto fecero oltre 70 anni fa quegli uomini e quelle donne animati da un grande entusiasmo e dal desiderio di far uscire al più presto il Paese dalla prostrazione e dalle sofferenze».

B. Mar. 


© RIPRODUZIONE RISERVATA


Torna alla home page


Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati




X