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Sotto accusa gli impianti di depurazione
di Campolungo e Maltignano
M5S annuncia esposto alla Procura

ASCOLI - Giorgini, Tamburri e Mancini: «La Ciip deve immediatamente rescindere l'appalto con la Picena Depur che scadrà nel 2022. Il pubblico si riappropri del servizio. Troppi vantaggi ai privati»

Tamburri, Giorgini e Mancini

di Franco De Marco

Ora che il ministro dell’ambiente è un 5 Stelle, ovvero Sergio Costa, il generale dei Carabinieri in prima fila contro la criminalità nella Terra dei Fuochi in Campania, i pentastellati di Ascoli contano di avere la sponda giusta per fare chiarezza sulla gestione degli impianti di depurazione, una gestione, secondo loro,  troppo onerosa per gli enti pubblici e sbilanciata a favore del privato.
Questa mattina, nel corso di una conferenza stampa, il consigliere regionale Peppe Giorgini, il consigliere comunale Massimo Tamburri e l’attivista Maurizio Mancini (anche leader dell’associazione “Beni Comuni”)  hanno annunciato la presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica e all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) per presunte irregolarità nell’appalto del servizio.
Gli impianti di depurazione sotto la lente d’ingrandimento sono quelli, entrambi di proprietà di Piceno Consind, di Campolungo, affidato in gestione alla Picena Depur, e quello di Maltignano affidato alla Uniproject.
Che cosa chiedono in sintesi gli esponenti del Movimento 5 Stelle? «Il presidente della Ciip Spa, Pino Alati, faccia subito pressione affinché Piceno Consind rescinda il contratto, con scadenza 2022, per la gestione dell’impianto di Maltignano. -dicono- Che la Ciip, poi, partecipi alla conferenza dei servizi per la concessione dell’Aia (autorizzazione integrale ambientale, ndr)  alla Uniproject che si occupa anche di rifiuti speciali. Che Procura e Anac verifichino appalti e lavori». Sostanzialmente i pentastellati, in una materia certamente molto complessa, chiedono che il pubblico si riappropri in pieno del suo ruolo con una gestione diretta del servizio che garantirebbe più risparmio, più efficienza e più trasparenza.
Un altro aspetto giudicato inaccettabile è  la non omogeneità delle tariffe per lo smaltimento delle acque reflue tra le attività produttive che stanno all’interno del Piceno Consind e quelle fuori. Portano l’esempio di una carrozzeria: quella che sta a Folignano paga 5 volte di più di quella che sta all’interno del Consind. Ecco che, dunque, se tutta la gestione, lasciando i lavoratori al loro posto, diventasse pubblica e omogenea, come stabilisce la norma, anche questa disparità di trattamento verrebbe eliminata.
Giorgini, Tamburri e Mancini mettono sotto accusa un sistema che vede, secondo loro, controllato e controllore far capo ad una unica società privata. «Per motivi di pubblico interesse -insiste Giorgini- la Ciip, responsabile dei cicli integrati, può da subito spingere per la rescissione del contratto di appalto tra Piceno Consind e Picena Depur, la quale rivendica un credito di 20 milioni  (8 milioni secondo Piceno Consind)».


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