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San Benedetto, allarme Ugl:
«Al pronto soccorso mancano i dottori»

SANITA' - Cinque camici bianchi sono già andati via, altri 4 hanno preparato le valige, e un facente funzione copre il ruolo di primario. Il tutto a fronte di silenzi ai bandi di assunzione. Nessuno vuole venire a operare in prima linea
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Il Pronto Soccorso dell’ospedale di San Benedetto

di Epifanio Pierantozzi

Avviso ai residenti e ai turisti della zona sambenedettese: Siete pregati di avere malori o urgente bisogno del Pronto Soccorso solo da metà valle verso ovest, oppure a nord di Pedaso e a sud di Martinsicuro!

MEGLIO AMMALARSI ALTROVE – Un avviso “nascosto” tra le righe del comunicato Ugl che affronta il problema – ormai cronico a ogni inizio stagione estiva – del personale in servizio al Pronto Soccorso dell’ospedale Madonna del Soccorso di San Benedetto. Nello specifico si parla di dottori che mancano per coprire i turni e garantire loro le ferie estive. Una emergenza, dove di emergenze se ne intendono, alla quale solo la direzione generale può porre rimedio. Volendo!

LA FUGA DEI CAMICI BIANCHI – Detto che fino a fine mese c’è un primario f.f. (facente funzione), Liliana Talamonti, poiché l’ex Groff è ancora “in prova” al nosocomio di Perugia, e dopo il ringraziamento a dottori e infermieri che “mandano avanti la baracca” nonostante tutto, nel comunicato Ugl si legge come «Si rischia di non riuscire a coprire tutti i turni di lavoro in quanto, da qualche tempo a oggi, due medici sono passati al Mazzoni di Ascoli, tre hanno firmato le dimissioni, tre medici sono esentati dalle notti (due per invalidità e una per maternità); a tutto questo si aggiunga come un medico è in attesa di essere chiamato a Pescara per mobilità, tre medici sono vincitori di concorso per i reparti del dipartimento medico (due in attesa di essere chiamati, la terza a breve prenderà servizio all’ospedale di Fermo)». Se abbiamo fatto bene i conti già ne mancano 5, altri 4 sono pronti a lasciare e di quelli che restano tre non fanno i turni notturni.  Chiaro che il tutto non giustifica le lunghe attese per essere curati, ma spiega bene come le responsabilità siano da ricercare al vertice dell’Asur 5.

E’ UNO SPORCO LAVORO, CHE NESSUNO VUOL FARE – «Il tutto poiché non ci sono medici disposti a lavorare in pronto soccorso. Questa ‘porta di accesso’ all’ospedale – si legge nel comunicato Ugl Medici e Provinciale – ha visto aumentare in maniera vertiginosa (e non siamo ancora in piena estate, ndr) la richiesta di interventi e dove tutto deve essere deciso in pochi minuti. Dove il rischio clinico è estremamente elevato e con carichi di responsabilità enormi. Una cosa è certa, quasi nulla è stato fatto per favorire la permanenza dei medici al pronto soccorso. Dalle condizioni di lavoro, agli incentivi economici, al clima ambientale, in parte e per fortuna migliorato grazie alla dottoressa Talamonti».

IPERAFFOLLAMENTO SI’, MA DI TUTTO L’OSPEDALE – Detto che ora c’è una delibera «che dovrebbe fornire ai medici ed agli infermieri del pronto soccorso i mezzi per risolvere i numerosi casi di iperaffollamento”, il comunicato Ugl spiega come “si sia proposto alla direzione generale possibili soluzioni alternative al sovraffollamento. Proposte col solo obiettivo di garantire a dottori e infermieri del Pronto Soccorso un adeguato orario di lavoro e che permetta una più celere ed attenta gestione dei pazienti in attesa. Il sovraffollamento del pronto soccorso deve essere considerato sovraffollamento dell’ospedale, e tutti i reparti devono essere chiamati a contribuire alla soluzione dei problemi! Ad oggi nessuna risposta…», conclude la nota di Ugl Medici e Provinciale.

URGENZE E DOTTORI – Se le cose stanno come scrive l’Ugl, è possibile avere “i numeri” del Pronto Soccorso del Mazzoni di Ascoli? Non vorremmo, veramente, che si spostasse chi ha urgente bisogno di cure dove stanno i dottori, e non viceversa.


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