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I tifosi: «Chi compra l’Ascoli
dovrà seguirlo con passione
e non usarlo per i propri affari»

SERIE B - Opinioni discordi su Bellini. C’è chi si augura che resti, chi dice che ormai non c’è più rapporto con la città. Nessuno conosce Candeloro. Il notaio Cappelli sorpreso dalla rottura con la "Bricofer" causata da una fidejussione

L’incredibile curva nord in occasione del decisivo playout con l’Entella (Foto Edo)

di Bruno Ferretti

L’Ascoli in vendita e le prospettive future sono al centro dell’attenzione dei tifosi bianconeri che seguono con particolare attenzione i possibili sviluppi. Naturalmente sono diverse le correnti di pensiero, ma su un concetto sono tutti d’accordo: «Chi dovesse acquistare l’Ascoli dovrà voler bene alla squadra e farla crescere, non pensare di farci i propri affari».

Nazzareno Cappelli

«Bellini ha commesso tanti errori ma è molto attento al denaro e su questo difficilmente sbaglia. Sono rimasto sorpreso per come è naufragata in extremis la trattativa con la Bricofer: sulla fidejussione si poteva e doveva decidere molto prima, non all’ultimo momento. Penso che Bellini cederà l’Ascoli solo a chi metterà i soldi sul tavolo. E’ un imprenditore che ha tanta disponibilità economica, sarà anche in grado di costruire una buona squadra – dice il notaio Nazareno Cappelli, ex sindaco di Ascoli e anche ex presidente dell’Ascoli Calcio per tre anni – mi dispiace che Bellini non si sia innamorato veramente della squadra, e spero che questo non si ripeta con un eventuale nuovo proprietario».

Piero Travaglini

«Speriamo che l’Ascoli non faccia un salto nel buio e finisca in buone mani. Credo che ormai la vendita sia inevitabile e vicina, del resto Bellini ha rovinato i rapporti con la città e la lettera scritta di recente dalla moglie Marisa conferma che non c’è rispetto per i tifosi dell’Ascoli. Il futuro presidente dovrà prendersi a cuore l’Ascoli – dice Piero Travaglini, presidente del club Veterani ‘74 – dobbiamo prendere atto che i tempi del grande Costantino Rozzi appartengono al passato e non torneranno: ad Ascoli non ci sono imprenditori disposti a rilevare la società e quindi dobbiamo abituarci all’idea di una proprietà non ascolana. Candeloro? Non lo conosciamo, ma pare sia molto interessato. Staremo a vedere».

Piero Silvestri

Le critiche all’azionista di maggioranza nonché amministratore unico Francesco Bellini non mancano, ma c’è anche chi o difende a spada tratta. «Dieci, cento, mille volte Bellini. Io spero che non venda e resti alla guida dell’Ascoli Picchio – sostiene Piero Silvestri, presidente del club I Fedelissimi – grazie a lui l’Ascoli non ha un euro di debito ed è considerata una società modello. Avere alla guida uno come Bellini, in questi tempi di crisi economica, è un miracolo. Se lascia e arriva qualcuno da fuori, l’Ascoli rischia di fare una brutta fine come è successo a tante squadre anche vicine a noi. Nel calcio girano tanti avventurieri che cercano solo pubblicità gratuita e farsi i propri interessi. E poi… ciao. I veri tifosi non ce l’hanno con Bellini, ma con i collaboratori che ha scelto per dirigere la società. La società di calcio nel dopoguerra ha sempre avuto una presidenza ascolana come Cino Del Duca, Costantino Rozzi, Roberto Benigni e, adesso, Francesco Bellini. Io spero che resti».

Francesco Pierantozzi

«Ritengo che Bellini faccia bene a lasciare l’Ascoli perché ha creato un rosso equivoco: la gente ha sperato che lui volesse rilanciare la squadra invecenon solo ha cercato di spendere poco, ma se possibile anche guadagnarci qualcosa. Insomma ha cercato di fare gli affari suoi e quando ha visto che non poteva farlo, ha detto: basta – dichiara Francesco Pierantozzi, medico, appassionato sostenitore bianconero di vecchia data – purtroppo ad Ascoli non ci sono imprenditori disposti o in grado di acquistare la società messa in vendita. Candeloro? Non lo conosciamo, ma se davvero prenderà l’Ascoli dovrà gestirla con serietà e passione. Senza altri fini».


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