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Vertenza Whirlpool, sindacati e azienda
vanno in pressing sul Ministero

COMUNANZA - La multinazionale americana e i sindacalisti si aspettano una convocazione a breve da parte del Mise dopo il rinvio del tavolo del 6 luglio

di Maria Nerina Galiè

L’esito della vertenza Whirlpool, è solo una questione di ammortizzatori sociali? Nel caso, sono sufficienti i 6 mesi, 12 al massimo, di proroga “quasi” ottenuti in via straordinaria per Comunanza attingendo ai fondi per il sisma? La collocazione del sito produttivo piceno in una zona geograficamente svantaggiata e terremotata, può influire sulle scelte aziendali? Ogni dubbio sarebbe stato sciolto il 6 luglio se non fosse stato rinviato il tavolo di coordinamento nazionale al Mise, dove il fronte piceno si sarebbe presentato compatto a livello di Rsu e istituzioni. Chiedere all’azienda quale sarebbe stata la sua posizione è lecito. «I nostri piani sono a medio e lungo termine, sostenibili e basati su studi e previsioni di vendita ad ampio respiro», risponde Alessandro Magnoni, direttore comunicazione e rapporti governativi area Emea, che aggiunge: «L’azienda si augura che il Ministro convochi il tavolo nazionale prima possibile. Sarà quella la sede in cui il piano aziendale per il triennio 2019-2021 si discuterà con tutte le parti sociali coinvolte».

L’interno dello stabilimento

Un commento abbottonato nel quale però le parole triennale e nazionale hanno un loro peso.
Del resto la compagine comunanzese al Mise non sarà la sola ad avanzare richieste di fronte ad un piano aziendale non condiviso dalle organizzazioni sindacali nazionali. Fiom, Fim e Uilm così scrivono in una nota diffusa dopo una settimana dal coordinamento nazionale sullo scottante argomento: Al piano 2019-2021 mancano molte risposte per essere condiviso. Non è garantito il futuro di Siena. Il trasferimento delle lavatrici da Comunanza deve realizzare la piena specializzazione dello stabilimento attraverso la creazione di un polo dell’asciugatura per il gruppo con le relative produzioni». I rappresentanti delle tre sigle precisano inoltre che devono completarsi le reindustrializzazioni dei plant di Albacina e Teverola, oggetto quest’ultimo di “nuovi interessi industriali che offrono risposte occupazionali per circa 275 lavoratori”. E vogliono garanzie sul mantenimento “degli impegni presi sia sui centri direzionali dell’area Milano – Varese e Fabriano che sulla presenza strategica della ricerca e sviluppo in Italia cosi come il piano sociale condiviso nel 2015».
I sindacalisti prendono atto dei motivi che hanno impedito all’azienda di completare il piano precedente. Essi sono imputabili ai “ritardi nell’integrazione tra Indesit e Whirlpool e ad una perdita di volumi e quote nel mercato europeo”. Ma non possono evitare di lanciare l’allarme sulle pericolose conseguenze.

Lo stabilimento di Comunanza

«Ad oggi, negli stabilimenti italiani, permane un esubero di circa 800 addetti», scrivono sottolineando che “per discutere e modificare le scelte aziendali contenute nel piano industriale serve la continuità degli ammortizzatori sociali oltre la scadenza del prossimo 31 dicembre 2018». E concludono con un appello, in linea con il management del colosso americano: «Fim, Fiom e Uilm, il coordinamento sindacale, i lavoratori della Whirlpool chiedono al Ministero dello Sviluppo Economico di definire in tempi brevi una data utile per discutere con la multinazionale un piano industriale che salvaguardi occupazione e stabilimenti in Italia”. Temi impegnativi, dai cui dipende il futuro di tante persone e che richiedono interventi urgenti e sostanziali, per un incontro spostato in data da destinarsi e senza un’apparente perché. «Si trattava di una riunione tecnica – dicono dall’ufficio stampa – non ci sono particolari motivazioni alla base del rinvio».


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