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“Il mare dentro”, parola d’ordine cinema
Tra gli ospiti, il regista Genovese:
«Vi presento il mio romanzo»

CUPRA MARITTIMA - Mercoledì 11 luglio l'autore di "Perfetti sconosciuti" sarà a Porto San Giorgio per l’anteprima del festival: «Mio nonno era del Fermano». Poi spazio agli appuntamenti al Cinema Margherita: attesi Rondoni, Somma e lo sceneggiatore di "Dogman" Giulio Troli. Il programma

Paolo Genovese, regista di “Perfetti sconosciuti” e di “The Place” sarà mercoledì 11 luglio, alle 18, nella splendida cornice di villa Bonaparte a Porto San Giorgio per l’anteprima del festival sostenuto dall’Assessorato alla Cultura “Il mare dentro”. Si tratta di un evento di grande rilievo per la città che ospita uno dei più grandi protagonisti del cinema italiano, reduce da successi internazionali e da un unanime consenso di critica e di pubblico.
Sabato 14 luglio entrerà il gioco anche Cupra Marittima: alle 10 workshop di sceneggiatura rivolta ai giovanissimi al Cinema Margherita con lo sceneggiatore Giulio Troli. In serata alle 21, proiezione del film “Mare di grano” alla presenza del regista Filippo Guarducci e dell’attore Sebastiano Somma.
Giovedì 19 luglio alle 18,30 nell’anfiteatro del lungomare Nord “Viaggio nella storia del Mediterraneo” con Alessandro Pertosa e Gino Troli. Alle 21 “L’infinito davanti al mare” con  il poeta Davide Rondoni.
Chiusura nel programma di Cupra il 23 luglio: alle 17,30 al museo del territorio poesie dalla Palestina con Annalisa Rosati e Roberta Carboni. A seguire lo scrittore Andrea Carraro racconta il suo mare con Simone Gambacorta. Alle 21 spettacolo teatrale tratto dal libro di Lucilio Santoni, con Cristiana Castelli e Veronica Barelli. Alle 23, “Nel mare dell’eros”, tuffo nei desideri dell’immaginario femminile con Nuela Celli e Caterina Falconi.
Genovese presenterà il suo nuovo libro “Il primo giorno della mia vita” pubblicato da Einaudi e già diventato uno dei più letti dell’estate. L’incontro sarà introdotto da Gino Troli, direttore artistico del festival, e Giulio Troli, collaboratore alla sceneggiatura di “Dogman”, il film pluripremiato di Matteo Garrone. Il pubblico potrà dialogare con il regista e acquistare le copie autografate del libro nel “firma copie” conclusivo.

Il casti di “Perfetti sconosciuti”

Romano, 51 anni, vincitore del David di Donatello 2016 per il miglior film “Perfetti sconosciuti”, vanta lusinghieri responsi ai botteghini con “La banda dei Babbi Natale” (2010, con Aldo, Giovanni e Giacomo, più di 20 milioni di euro di incasso), Immaturi (2011) e il suo seguito Immaturi – Il viaggio (2012), Una famiglia perfetta (2012) e Tutta colpa di Freud (2014). Ha lavorato come sceneggiatore e in tandem con Luca Miniero (Incantesimo napoletano, 2002; Nessun messaggio in segreteria, 2005; Questa notte è ancora nostra, 2008).
Il libro che presenta mercoledì parla di un uomo, due donne e un ragazzino convinti di aver toccato il fondo: improvvisamente incontrano un personaggio misterioso che regala ad ognuno sette giorni per scoprire come sarebbe il mondo senza di loro. E, se possibile, per innamorarsi ancora della vita.
Genovese, le riesce più facile scrivere un libro o dirigere un film?
«Sono due cose diverse. Nel film gestisci un centinaio di persone, i rapporti interpersonali sono importanti. Il prodotto è frutto di un grandissimo lavoro di squadra mentre nella scrittura si è soli, con un foglio ed una penna».
Nel libro che presenta ci sono storia e fantasia: nelle sue pellicole si ispira a fatti realmente accaduti?
«No, ma la materia prima viene presa dalla realtà. Parto dall’osservazione di quello che mi sta intorno, dalle persone, dalle situazioni: questi aspetti danno l’input alla creazione di storie».
Chi le ha trasmesso l’amore per il cinema?
«Credo dalla passione di raccontare storie. Ho scoperto uno dei tanti modi, usando le immagini e le parole».
Con lei s’inizierà a parlare del libro e si finirà al grande schermo. Come è cambiato il cinema italiano dagli anni 90’ ad oggi?
«E’ cambiata la società e, di conseguenza, il cinema che la rappresenta e la racconta. Negli ultimi trent’anni credo abbia avuto molte meno fratture rispetto al passato. Prima c’erano stravolgimenti profondi, dalla politica alla società (gli anni di piombo, l’aborto, il divorzio, le battaglie per i diritti). Ci siamo lasciati alle spalle periodi stimolanti sul fronte culturale. Viviamo un appiattimento, c’è più minimalismo».
Quali sono i suoi progetti?
«Per adesso niente».
A cosa sta lavorando?
«Alla promozione del romanzo».
Approfitterà della tappa sangiorgese anche per riposarsi e conoscere il territorio?
«Devo ripartire, purtroppo ho diversi impegni. Ma il Fermano e Porto San Giorgio li conosco bene. Mio nonno era di Piane di Falerone, ho ancora una casa lì. E al mare, quando ero da quelle parti, andavo a Porto San Giorgio».


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